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Oggetti nella pancia del paziente: chi risarcisce?

12 Gennaio 2022 | Autore:
Oggetti nella pancia del paziente: chi risarcisce?

Chi si prende la responsabilità di un ferro o di uno strumento chirurgico dimenticato nel corpo durante un intervento? La risposta della Cassazione.

A tutti capita di perdere qualcosa, di appoggiare un oggetto da qualche parte (gli occhiali, il cellulare, le chiavi dell’auto) e di non ricordarsi più dov’è stato lasciato. Ci si arrabbia con sé stessi soprattutto quando un episodio accade in uno spazio ridotto: possibile che non si riesca a trovare l’oggetto in questione? «La casa nasconde ma non ruba», dicevano i nostri vecchi. Se è per quello, la casa non lo fa e nemmeno una sala operatoria. Quindi, se prima di iniziare un intervento chirurgico il numero degli strumenti a disposizione era «tot» e alla fine risultano «tot meno uno», significa che quello mancante deve essere stato appoggiato da qualche parte. Perché altrimenti la conclusione a cui si arriva fa venire i brividi: che sia stato lasciato nel corpo del povero paziente. E per gli oggetti dentro la pancia del paziente, chi risarcisce?

Il punto è quando ci si accorge che alla fine dell’operazione c’è una garza in meno. Se la mancanza viene avvertita subito, si fa in tempo a «scucire», a recuperarla e a ricucire senza creare grossi danni. Ma se ci si rende conto dopo qualche giorno che l’oggetto è stato dimenticato nel corpo del paziente, il danno provocato a quest’ultimo può essere anche grave. Per questo motivo, la Cassazione ha recentemente stabilito chi è che deve rispondere del reato di lesioni personali colpose quando si lascia una garza dentro la pancia del paziente o qualche altro strumento chirurgico. Vediamo chi risarcisce quando si verificano degli episodi simili, secondo quanto deciso dai giudici di legittimità.

Gli oggetti lasciati nella pancia del paziente

Il campionario di oggetti che sono stati qualche volta dimenticati nella pancia del paziente è piuttosto ampio. Si tenga conto che, a seconda dell’intervento, un chirurgo può arrivare a utilizzare varie decine di strumenti. La cronaca ci dice che alcuni di questi sono stati involontariamente lasciati all’interno del corpo del paziente. Nella maggior parte dei casi si tratta di garze o di fili di garze ma capita anche di dimenticare spugne, bisturi, pinze e pinzette, forbici, graffette metalliche o guanti chirurgici.

Oggetti nella pancia del paziente: chi deve controllare?

Nell’équipe di una sala operatoria ha un ruolo molto importante la figura del cosiddetto «ferrista» o strumentista. Si tratta, solitamente, di un infermiere professionale specializzato, anche se tale funzione può essere svolta anche da altri professionisti abilitati, come ad esempio un’ostetrica durante un intervento di ostetricia o ginecologia.

Quali sono i compiti dello strumentista? Si possono sintetizzare in questo modo:

  • prepara i tavoli su cui verrà disposto il materiale necessario all’intervento: bisturi, pinze, pinzette ed altri ferri chirurgici, garze, pezze laparatomiche, materiale di sutura, tubi di drenaggio, bacinelle e quant’altro. Ogni strumento deve avere il suo posto in modo tale che strumentista e chirurgo possano prenderlo velocemente;
  • prepara il campo sterile e posiziona la teleria previa disinfezione della cute;
  • partecipa all’intervento anticipando o eseguendo le richieste del chirurgo;
  • controlla il ricambio del materiale utilizzato, in particolare degli aghi e fili di sutura, delle garze laparatomiche e delle pezze. È buona norma quella di contare il numero di garze in entrata ed in uscita dal servitore. La stessa attenzione va rivolta anche agli aghi, ai fili, soprattutto agli scollini, cioè quei piccoli batuffoli usati per la emostasi di piccole superfici o per scollare e spostare delicate strutture.

È il «ferrista», dunque, la figura incaricata di controllare che tanto materiale è entrato in sala operatoria, tanto ne deve risultare ad intervento concluso.

Oggetti nella pancia del paziente: è reato?

Dimenticare oggetti nella pancia del paziente può essere reato nel caso in cui il fatto provochi una lesione al paziente stesso. Secondo il Codice penale, infatti, «chiunque cagiona ad altri per colpa una lesione personale è punito con la reclusione fino a tre mesi o con la multa fino a 309 euro. Se la lesione è grave la pena è della reclusione da uno a sei mesi o della multa da 123 a 619 euro. Se è gravissima, della reclusione da tre mesi a due anni o della multa da 309 a 1.239 euro».

È il cosiddetto reato di lesioni personali colpose [1], punibile a querela della persona offesa.

Garza nella pancia del paziente: chi ne risponde?

Se malauguratamente rimangono degli oggetti nella pancia del paziente, al risarcimento ci deve pensare, dunque, il «ferrista»?

No, secondo la Cassazione. Una recente sentenza [2] conferma la responsabilità del capo dell’équipe chirurgica, il quale – spiega la Suprema Corte – è tenuto ad assicurarsi che non ci sia alcuna ritenzione interna di materiale o di strumenti utilizzati durante l’intervento prima della chiusura. Che non venga dimenticato nulla nel corpo del paziente, insomma.

A nulla serve – sostengono gli ermellini – il fatto che la raccomandazione fatta a suo tempo dal ministero della Salute [3] abbia affidato agli infermieri il compito di controllare il materiale necessario ad eseguire l’operazione: secondo la sentenza, tutti gli operatori coinvolti nell’intervento devono assicurare l’adempimento degli oneri di controllo che servono ad evitare un episodio spiacevole. Pertanto, il capo dell’équipe viene condannato per culpa in vigilando nel caso in cui non controlli che tutti abbiano fatto il loro dovere, come prevede la «posizione di garanzia» verso il paziente.

Spetterà, dunque, al medico farsi carico del risarcimento eventualmente deciso in seguito alle lesioni personali riportate per la garza, il bisturi o la pinzetta dimenticate nella pancia del paziente.


note

[1] Art. 590 cod. pen.

[2] Cass. sent. n. 392/2022 dell’11.01.2022.

[3] Min. Salute raccomandazione n. 2/2008.


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