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Cos’è e come funziona la cartella esattoriale

13 Gennaio 2022
Cos’è e come funziona la cartella esattoriale

Riscossione esattoriale, pignoramento e termini di pagamento: a cosa serve la cartella di pagamento. 

Non a tutti è noto cos’è una cartella esattoriale. Qui di seguito proveremo a spiegarlo in termini molto pratici e semplici.

In generale, prima di iniziare un pignoramento, il creditore deve essere in possesso di ciò che si definisce “titolo esecutivo”, un documento cioè che attesti ufficialmente, con valore di piena prova, il proprio credito. Questo documento, in presenza di crediti vantati da privati, può essere una sentenza, un decreto ingiuntivo non opposto, un assegno o una cambiale protestati, anche un contratto di mutuo stipulato dinanzi al notaio e non rispettato. Invece, quando il creditore è un ente pubblico, questo documento è costituito, il più delle volte, dalla cartella esattoriale. La cartella esattoriale – anche detta cartella di pagamento – viene però emessa da un soggetto diverso dall’ente creditore (ad esempio l’Inps, l’Agenzia delle Entrate, la Camera di Commercio): questo soggetto è il cosiddetto Agente per la Riscossione esattoriale. 

L’Agente per la Riscossione – più comunemente chiamato Esattore – viene infatti delegato, dall’ente creditore, di attivare le azioni esecutive (ossia il pignoramento) nei confronti del contribuente che sia moroso nel pagamento.  

Questa delega viene attuata mediante un documento, detto ruolo. Nel «ruolo», l’ente creditore indica all’Esattore il nome del debitore, l’entità del proprio credito, la causale (ossia il tipo di tributo o sanzione che ne è alla base), la data in cui è stato notificato l’avviso di pagamento. 

L’Agente per la Riscossione è, per i crediti dello Stato e delle amministrazioni centrali, Agenzia Entrate Riscossione (che a breve si fonderà con l’Agenzia delle Entrate); per i crediti degli enti locali (Comuni, Province, Regioni) è invece costituito da società private che con l’ente stesso hanno firmato una speciale convenzione.

Una volta chiarito chi emette la cartella esattoriale, cerchiamo di comprendere a cosa serve, qual è la sua funzione e cosa comporta. 

A cosa serve la cartella esattoriale?

Come si sarà ben capito, la cartella esattoriale è l’atto che anticipa l’avvio dell’esecuzione forzata nei confronti del contribuente, che lo avvisa in tempo in modo da dargli la possibilità di pagare subito o tramite una rateazione, evitando così tutte le conseguenze che un pignoramento potrebbe comportare. 

Il termine entro cui pagare la cartella esattoriale è di 60 giorni.

Nella pratica dei fatti, però, il pignoramento non avviene quasi mai al 61° giorno. Anzi, il più delle volte, il contribuente dispone di molto tempo ancora per adempiere. L’Esattore infatti non è quasi mai solerte nelle azioni esecutive. Nulla esclude anzi che – come spesso succede – la cartella vada in prescrizione. 

Senza cartella esattoriale, l’Esattore non può procedere a pignoramento salvo in un solo caso: quando l’Agenzia delle Entrate abbia notificato il cosiddetto avviso di accertamento immediatamente esecutivo. Anch’esso infatti è un titolo esecutivo e legittima il pignoramento diretto. In tal caso, l’Esattore notificherà comunque un «avviso di presa in carico» a cui seguirà il pignoramento.

Si tenga infine conto che il pignoramento non può mai intervenire se, dalla notifica della cartella, è trascorso più di 1 anno. Se così dovesse essere, l’Agente della Riscossione è tenuto a notificare prima un ulteriore avviso: la cosiddetta ingiunzione di pagamento, dando al contribuente 5 giorni di tempo per pagare.

Che succede se si paga dopo il 60° giorno?

Peraltro se il contribuente paga dopo il 60° giorno, non subisce alcun aggravio se non gli interessi che, nel breve periodo, sono di importo assai modesto. Se anche non vengono corrisposti gli interessi, qualora l’importo sia inferiore a 30 euro, l’Esattore non potrebbe comunque richiederli visto che è vietato emettere cartelle per importi inferiori a tale cifra. 

Cos’è il ruolo?

Abbiamo già anticipato cos’è il ruolo. Il ruolo costituisce l’elenco (oggi telematico) dei debiti tributari da riscuotere in capo al contribuente stesso. L’iscrizione a ruolo dei debiti tributari è un atto “interno” degli enti impositivi, a cui segue la trasmissione di tale iscrizione all’Agente della riscossione, Tale catena di operazioni assume finalmente rilevanza verso l’esterno, quando l’Agente della riscossione notifica al debitore un atto di riscossione, la cartella esattoriale appunto, con cui si intima il pagamento dei debiti che lo riguardano. Tali debiti possono comprendere tributi erariali, comunali, multe stradali: tutto quanto venga iscritto a ruolo.

In particolare, è da notare che l’iscrizione a ruolo può essere a titolo definitivo, se l’atto impositivo a monte non è stato impugnato; o a titolo provvisorio, se l’atto è stato impugnato davanti al giudice tributario (in questo caso, la riscossione dei tributi contestati non è interrotta, ma solo rallentata, nel senso che sono tendenzialmente richiesti pagamenti solo di quote del tributo, crescenti con il procedere dei gradi di giudizio; e sempreché l’andamento dello stesso a favore del contribuente non ne determini la restituzione, o che il giudice non sospenda la riscossione).

Come viene notificata la cartella esattoriale?

La cartella viene notificata al contribuente tramite raccomandata a.r., tramite consegna a mani da parte del messo comunale o, per gli esercenti una professione o un’impresa, tramite pec (posta elettronica certificata). In quest’ultimo caso, l’email da cui proviene la cartella deve essere quella ufficiale dell’Agente della Riscossione, quella cioè risultante dagli elenchi pubblici. 

Elementi della cartella esattoriale

La cartella esattoriale deve essere emanata nel rispetto di termini di decadenza, che sono diversi a seconda del tipo di controllo fiscale che vi dà origine. Essa deve essere poi motivata, deve cioè indicare gli atti del controllo che l’hanno preceduta (per esempio, gli “avvisi bonari”).

Impugnazione della cartella esattoriale

Non è possibile impugnare la cartella contestando eventuali vizi dell’atto che l’ha originata (ad esempio, l’avviso di accertamento dell’Agenzia delle Entrate, la multa stradale, la richiesta di pagamento dell’Inps). Questo perché i termini sono ormai scaduti. Ma si può impugnare la cartella per “vizi propri” (ad esempio, per errore nei calcoli, prescrizione successiva all’invio dell’avviso di accertamento, decadenza). 

Attenzione a contestare vizi di notifica: l’impugnazione è dimostrazione che il contribuente ha ricevuto la cartella e dunque il vizio si sana automaticamente poiché questi è stato comunque messo nella condizione di difendersi. Se il postino dovesse consegnare la cartella a un indirizzo diverso da quello di residenza, è consigliabile riservare l’opposizione al successivo atto dell’Esattore (ad esempio, il pignoramento) e, in quella sede, assumere di non aver mai ricevuto la precedente – e necessaria – cartella esattoriale. 



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