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Denuncia anonima di evasione fiscale

13 Gennaio 2022
Denuncia anonima di evasione fiscale

Che valore ha una lettera anonima all’Agenzia delle Entrate o alla Guardia di Finanza per denunciare la mancata emissione di uno scontrino o di una fattura?

A partire dal XIV secolo, a Venezia vennero installate delle buche per le lettere, denominate “Bocche di leone” nelle quali i cittadini della Serenissima potevano introdurre denunce anonime nei confronti degli evasori delle imposte. Pratiche di questo tipo oggi non sono più previste: come in ambito penale, infatti, anche in materia tributaria le denunce devono essere firmate. E questo al fine di evitare che si trasformino in uno strumento di ritorsione contro i nemici o i concorrenti. Ma, come vedremo a breve, la denuncia anonima di evasione fiscale potrebbe, in determinati casi, generare qualche effetto. 

Vediamo dunque cosa prevede la legge: è possibile denunciare alla Finanza un negoziante che non emette uno scontrino, il medico o l’avvocato che non rilascia la fattura al cliente, il rivale commerciale che non dichiara ciò che incassa, falsando così la concorrenza? 

La denuncia anonima viene chiamata anche delazione. Con la delazione si intende, in diritto, una denuncia segreta con finalità di tornaconto personale, fatta anche in anonimato, con cui si porta a conoscenza del giudice o di altre autorità pubbliche la commissione di un illecito (penale, amministrativo, fiscale, ecc.).

In Italia, la denuncia anonima di evasione fiscale non ha alcun valore: in altri termini, non basta incollare le lettere ritagliate da qualche quotidiano per attivare la macchina del controllo fiscale. In linea di massima, dunque, sia l’Agenzia delle Entrate che la Guardia di Finanza non sono tenute a prendere in considerazione le lettere non firmate. 

La legge italiana riconosce validità alle denunce o alle segnalazioni a condizione che esse non siano anonime, anche perché, a volte, è solo conoscendo il nome del denunciante che il denunciato può compiutamente difendersi.

La Cassazione ha sempre sentenziato che la denuncia anonima non può essere posta a fondamento di un accertamento fiscale e di un conseguente recupero di imposta. Tali controlli infatti devono sempre trovare la ragione d’essere in ulteriori riscontri e in indizi gravi, precisi e concordanti, diversi dalle semplici parole di un terzo. 

Detto in altri termini, la semplice denuncia non può costituire una prova di evasione. Se così fosse, chiunque potrebbe essere soggetto a sanzioni (anche gravi) a causa della volontà di chi, nell’ombra, è mosso invece da ragioni di rancore e di vendetta personale, che nulla hanno a che vedere con la violazione della legge. 

Ciò non significa, tuttavia, che la segnalazione anonima debba essere per forza cestinata. Essa infatti, se circostanziata e magari supportata da elementi documentali e oggettivi meritevoli di essere approfonditi, può essere acquisita come “fonte d’innesco” dei controlli: potrebbe cioè generare l’iniziativa dell’ufficio di effettuare ulteriori verifiche di propria iniziativa.  

Anche la stessa legge tributaria riconosce, indirettamente, un ruolo alla delazione anonima. Infatti, nei casi più eclatanti di evasori totali – quelli cioè che non presentano la dichiarazione dei redditi – gli uffici delle imposte possono, per legge [1], basare il recupero delle imposte sulla base di dati e notizie comunque raccolti o venuti a sua conoscenza, con facoltà di avvalersi anche di indizi che non siano “gravi, precisi e concordanti”.

La lettera anonima all’Agenzia delle Entrate o alla Finanza può dunque far scaturire ulteriori attività conoscitive e di approfondimento anche in materia tributaria, come del resto già succede in materia di reati: ma sempre, e per fortuna, in via del tutto marginale.



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1 Commento

  1. Va benissimo non dare importanza alle delazioni, se sono generiche.
    E’ cosa diversa se ci sono dati inconfutabili nella denuncia.
    Spesso quelli che sono nelle procure della repubblica, in presenza di un esposto a mezzo P.E.C.- magari con allegato esposto firmato in PDF e documenti di prova allegati unitamente a fotocopia di un documento, hanno l’ardire di dire: presentalo alla Polizia Giudiziaria, che in genre poi fa sue considerazioni (ampiamente false) e la risposta della Procura non riporta il nome di scrive, quindi un anonimo.

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