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Pensione: posso smettere di versare i contributi?

18 Maggio 2022 | Autore:
Pensione: posso smettere di versare i contributi?

Se il lavoratore raggiunge la contribuzione minima per un trattamento pensionistico, può terminare di effettuare i versamenti mantenendo il diritto all’assegno?

Un nostro lettore che ha raggiunto 20 anni di versamenti ci domanda, in merito alla pensione: posso smettere di versare i contributi?

Con 20 anni di versamenti si soddisfa il requisito contributivo per la pensione di vecchiaia ordinaria [1]: tuttavia, bisogna tenere presente che questo requisito non è l’unico previsto per il diritto al trattamento di vecchiaia. Il lavoratore, infatti, deve aver raggiunto un minimo di 67 anni di età per potersi pensionare: è solo la pensione anticipata che si può raggiungere con un minimo di annualità di contribuzione, senza bisogno di soddisfare alcun requisito anagrafico.

Nel caso del pensionamento anticipato ordinario, però, il minimo di annualità di contribuzione richiesto non è certamente pari a 20, ma risulta pari a 42 anni e 10 mesi di versamenti per gli uomini, 41 anni e 10 mesi per le donne.

In merito alla pensione di vecchiaia, poi, bisogna tenere presente che, per quei lavoratori privi di contributi antecedenti al 1996 o che hanno diritto al calcolo interamente contributivo della prestazione, è indispensabile raggiungere una soglia minima di assegno.

Nel dettaglio, per la pensione di vecchiaia ordinaria, è richiesto un importo minimo pari a 1,5 volte l’assegno sociale, pena la mancata liquidazione del trattamento (trattamento che peraltro, in quanto assoggettato al calcolo totalmente contributivo, non è integrabile al minimo).

Quando è possibile smettere di versare i contributi?

Abbiamo osservato che, per quanto riguarda la pensione di vecchiaia ordinaria, con 20 anni di versamenti si soddisfa il requisito contributivo minimo. Pertanto, il lavoratore ha, almeno teoricamente, la possibilità di smettere di versare i contributi e di attendere la maturazione del requisito anagrafico. Naturalmente, nell’attesa non ha alcun diritto al trattamento pensionistico.

D’altra parte, salvo circoscritte e particolarissime eccezioni, lo svolgimento di qualsiasi attività lavorativa, sia come dipendente che come lavoratore autonomo, obbliga al versamento della contribuzione.

Se si è lavoratori dipendenti o collaboratori, non è possibile domandare al datore di lavoro o al committente di non versare più contributi e di non effettuare la trattenuta a proprio carico: sono previste severissime sanzioni in caso di violazione di questi obblighi di legge. Lo stesso discorso vale, comunque, laddove il lavoratore sia obbligato a versare in proprio la contribuzione in quanto libero professionista o imprenditore. Non versare i contributi in costanza di attività lavorativa espone sempre a pesanti sanzioni.

Non versare i contributi con l’iscrizione alla gestione Separata

Potrebbe sembrare un’eccezione alla regola la situazione del libero professionista iscritto presso la gestione Separata: poiché nella gestione non è previsto il versamento obbligatorio di contribuzione in rapporto ad un reddito minimale, qualora l’interessato non fatturi, non deve versare alcun contributo.

In altre parole, la gestione Separata risulta assoggettata a una disciplina differente rispetto alla gestione commercianti: gli iscritti a quest’ultima cassa previdenziale, difatti, sono obbligati a versare i contributi in una misura minima anche se non guadagnano nulla nell’anno, mentre l’iscritto alla gestione separata paga soltanto se guadagna qualcosa. Tuttavia, non si tratta di un’eccezione alla regola in senso proprio: si presume che colui che non ha percepito alcun incasso non abbia lavorato.

In conclusione, ci si può fermare al versamento di 20 anni di contribuzione, ma soltanto se si smette veramente di lavorare.

Cristallizzazione dei requisiti

Raggiunti i 20 anni di contribuzione, ci si può con assoluta certezza aspettare il diritto alla pensione di vecchiaia al compimento del requisito anagrafico previsto dalla legge?

Il principio di cristallizzazione dei requisiti, generalmente valido in ambito previdenziale, è applicabile al solo requisito contributivo? Purtroppo, la risposta è negativa: soltanto laddove il lavoratore raggiunga tutti i requisiti utili per la pensione e non soltanto alcuni è possibile mantenere il diritto alla pensione, anche se successivamente le condizioni per la stessa dovessero cambiare. Ad esempio, se l’interessato raggiunge nel 2022 i 67 anni di età ed i 20 anni di contribuzione, può andare in pensione di vecchiaia quando desidera, anche nel 2025, con gli stessi requisiti, anche se questi dovessero essere modificati.

Se, invece, nel 2022 l’interessato raggiunge soltanto 20 anni di contribuzione, nulla gli è garantito. Sicuramente, non il requisito anagrafico pari a 67 anni, che potrebbe aumentare nel tempo in base agli adeguamenti alla speranza di vita media. Ipotizzando poi che una futura legge aumenti il requisito minimo contributivo per la pensione di vecchiaia ordinaria da 20 a 25 anni, il requisito pari a 20 anni di versamenti non verrebbe cristallizzato e l’interessato, al compimento dell’età pensionabile, non avrebbe alcun diritto a vedersi riconoscere il trattamento con 20 anni di contributi.


note

[1] Art. 24 Co. 6 DL 201/2011.

Autore immagine: pixabay.com


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