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Anzianità di servizio nel pubblico impiego per contratti a termine: Cassazione

13 Gennaio 2022
Anzianità di servizio nel pubblico impiego per contratti a termine: Cassazione

I contratti a termine valgono ai fini del calcolo dell’anzianità di servizio nel Pubblico impiego. Accesso ai pubblici impieghi e anzianità per servizio pre-ruolo.

In materia di impiego pubblico contrattualizzato, al lavoratore collocato in ruolo a seguito della procedura di stabilizzazione prevista ex L. n. 296 del 2006, deve essere riconosciuta l’anzianità di servizio, a fini giuridici ed economici, maturata precedentemente all’acquisizione dello status di lavoratore a tempo indeterminato. (Fattispecie relativa a dipendente del C.N.R. stabilizzato)

Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, Ordinanza 17 novembre 2021, n. 35059 

In materia di impiego pubblico contrattualizzato, al lavoratore collocato in ruolo a seguito della procedura di stabilizzazione prevista ex l. n. 296 del 2006 , deve essere riconosciuta l’anzianità di servizio maturata precedentemente all’acquisizione dello “status” di lavoratore a tempo indeterminato, allorché le funzioni svolte siano identiche a quelle precedentemente esercitate nell’ambito del contratto a termine, non potendo ritenersi, in applicazione del principio di non discriminazione, che lo stesso si trovasse in una situazione differente a causa del mancato superamento del concorso pubblico per l’accesso ai ruoli della P.A., mirando le condizioni di stabilizzazione fissate dal legislatore proprio a consentire l’assunzione dei soli lavoratori a tempo determinato la cui situazione poteva essere assimilata a quella dei dipendenti di ruolo.

Tribunale, Roma , sez. lav. , 10/02/2020, n. 1334

Qualora nel passaggio dal precariato alla stabilizzazione il lavoratore continui a svolgere le medesime mansioni, sicché’ l’unico elemento di differenziazione sia costituito dalla natura a termine, e non a tempo indeterminato del rapporto, questo deve essere riconosciuto ai fini dell’anzianità di servizio. 

Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, Ordinanza 1 marzo 2019, n. 6146 

In materia di impiego pubblico contrattualizzato, al lavoratore collocato in ruolo a seguito della procedura di stabilizzazione prevista ex l. n. 296 del 2006, deve essere riconosciuta l’anzianità di servizio maturata precedentemente all’acquisizione dello status di lavoratore a tempo indeterminato, allorché le funzioni svolte siano identiche a quelle precedentemente esercitate nell’ambito del contratto a termine, in applicazione del principio di non discriminazione. Tuttavia, al fine di evitare discriminazioni alla rovescia, secondo quanto affermato dalla Corte di Giustizia UE (sentenza 20 settembre 2018, in C-466/17), è consentito, nel rispetto del principio del pro rata temporis, tener conto dei periodi di servizio prestati in misura non integrale quando ciò trovi fondamento nelle differenti esperienze acquisite da lavoratori assunti in esito a concorso ovvero in base ai titoli, a motivo della diversità delle materie, degli orari e delle condizioni in cui questi ultimi operano, in particolare nell’ambito di incarichi di sostituzione di altri docenti.

Cassazione civile, sez. lav. , 06/02/2019, n. 3473

Il lavoratore il quale abbia lavorato per una stessa amministrazione per un determinato arco temporale in esecuzione di uno o di una pluralità di contratti a termine non può essere trattato, sotto il profilo retributivo in maniera deteriore rispetto ad altro lavoratore che abbia lavorato per un tempo equivalente ma che sia assunto con contratto a tempo indeterminato. Se il contratto collettivo applicabile fa discendere dall’anzianità di servizio taluni effetti, gli stessi devono trovare applicazione sia che il contratto sia stato stipulato a termine sia a tempo indeterminato.

Tribunale, Roma, sez. lav. , 05/11/2019, n. 9610

Per quanto riguarda le condizioni di impiego, i lavoratori a tempo determinato non possono essere trattati in modo meno favorevole dei lavoratori a tempo indeterminato comparabili per il solo fatto di avere un contratto o rapporto di lavoro a tempo determinato, a meno che non sussistano ragioni oggettive. I criteri del periodo di anzianità di servizio relativi a particolari condizioni di lavoro dovranno essere gli stessi sia per i lavoratori a tempo determinato sia per quelli a tempo indeterminato, eccetto quando criteri diversi in materia di periodo di anzianità siano giustificati da motivazioni oggettive. Tale clausola, parzialmente trasposta nell’art. 6, D.Lgs. n. 368 del 2001 (ora art. 25, D.Lgs. n. 83 del 2015), è  sicuramente applicabile anche ai datori di lavoro del settore pubblico.

Tribunale Terni sez. lav., 17/02/2018, n.350

In materia di impiego pubblico contrattualizzato, al lavoratore collocato in ruolo a seguito della procedura di stabilizzazione prevista ex l. n. 296 del 2006, deve essere riconosciuta l’anzianità di servizio maturata precedentemente all’acquisizione dello “status” di lavoratore a tempo indeterminato, allorché le funzioni svolte siano identiche a quelle precedentemente esercitate nell’ambito del contratto a termine, non potendo ritenersi, in applicazione del principio di non discriminazione, che lo stesso si trovasse in una situazione differente a causa del mancato superamento del concorso pubblico per l’accesso ai ruoli della P.A., mirando le condizioni di stabilizzazione fissate dal legislatore proprio a consentire l’assunzione dei soli lavoratori a tempo determinato la cui situazione poteva essere assimilata a quella dei dipendenti di ruolo.

(Nella specie, la S.C. ha confermato l’ordinanza impugnata, che aveva riconosciuto un quinquennio di anzianità pre-ruolo ad una lavoratrice assunta dal CNR a seguito di procedura di stabilizzazione, avendo accertato che le mansioni svolte, sia prima che dopo il collocamento in ruolo, erano state sempre quelle di ricercatore, ancorché le prime svolte in una fase formativa).

Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, Ordinanza 23 novembre 2017, n. 27950 



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