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Non rispettare un ordine del sindaco è reato?

13 Gennaio 2022
Non rispettare un ordine del sindaco è reato?

È reato di inosservanza di provvedimenti dell’autorità violare l’ordine del sindaco per ordine pubblico e igiene.

Non rispettare un ordine del sindaco è reato? Tutto dipende dal tipo di ordinanza che il primo cittadino ha emesso. A fare questo distinguo è una recente sentenza della Cassazione [1] in base alla quale solo se si tratta di una ordinanza “urgente e contingibile” si può parlare di reato. Negli altri casi, scatta una semplice sanzione amministrativa. 

Per comprendere meglio la questione dobbiamo partire proprio dall’analisi dei provvedimenti che un sindaco può emettere. 

Al sindaco è consentito emettere ordinanze di carattere urgente e contingibile per contrastare una situazione di pericolo contro l’ordine pubblico o l’igiene. Ad esempio, l’inquinamento acustico è situazione di pericolo contro cui il sindaco può agire in veste di ufficiale del Governo.

I presupposti legittimanti l’adozione di un provvedimento del genere sono: 

  • la presenza di un fatto imprevedibile, eccezionale o straordinario che mette in pericolo la sicurezza e l’incolumità pubblica, rispetto al quale i mezzi giuridici ordinari appaiono inidonei ad eliminarli (cosiddetta contingibilità );
  • l’urgenza, intesa come sussistenza di un pericolo incombente da fronteggiare nell’immediatezza;
  • la temporaneità degli effetti del provvedimento che devono essere strettamente correlati al perdurare dello stato di necessità e quindi a tempo determinato;
  • il rispetto del principio di proporzionalità, l’obbligo di congrua ed adeguata motivazione;
  • il rispetto dei principi generali dell’ordinamento e del diritto dell’Unione europea.

Tali caratteristiche fanno rientrare l’ordinanza del sindaco tra i provvedimenti autoritativi che, se violati, fanno scattare il reato previsto dall’articolo 650 del Codice penale, quello cioè di inosservanza dei provvedimenti della pubblica autorità. 

In passato, il Tar Campania [2] ha precisato che il potere di emanazione delle ordinanze contingibili ed urgenti, riconosciuto in capo al sindaco, costituisce «espressione di un’elevata discrezionalità diretta a soddisfare esigenze di pubblico interesse per porre rimedi a danni alla salute già verificatisi, ma anche e soprattutto – tenuto conto dei valori espressi dall’articolo 32 della Costituzione -– per evitare che tale danno si verifichi».

Il potere di emanare ordinanze contingibili ed urgenti, dunque, viene riconosciuto in capo al sindaco solo in casi straordinari, in presenza di circostanze che possono comportare un grave pericolo per l’incolumità e la sicurezza pubblica, le quali richiedono un intervento immediato ed efficace che si traduce, come ha riportato il Consiglio di Stato [3], «nell’imposizione di obblighi di fare o di non fare a carico del privato».

Torniamo dunque al quesito da cui siamo partiti: non rispettare un ordine del sindaco è reato? Solo la violazione di un’ordinanza contingibile e urgente integra un illecito penale. Negli altri casi, si parla solo di illecito amministrativo punito con una sanzione pecuniaria.

Nell’applicare tale principio la Cassazione ha respinto il ricorso del gestore di un locale cui si imputava di violare le disposizioni in materia di emissioni acustiche. Il ricorrente veniva colpito dall’ordine del sindaco senza però adeguarsi alle prescrizioni ricevute. Da qui scattava l’imputazione per la fattispecie penale contestata con il ricorso.

Il gestore sosteneva che, in caso di superamento dei limiti di legge in materia di emissioni acustiche, potevano derivare solo sanzioni amministrative stabilite ad hoc. E di conseguenza l’ordine del sindaco non esprimeva altro che una diffida ad attenersi alle prescrizioni di legge. Per tale motivo contestava l’imputazione per il reato previsto dall’articolo 650 cod. pen. derivata dal mancato rispetto dell’ordine sindacale di non superare un certo tetto di decibel nella diffusione musicale in orario notturno. 

Secondo il ricorrente vi sarebbe stata un’indebita sovrapposizione dei rimedi sanzionatori nei suoi confronti e una conseguente illegittima contestazione di reato. Il sindaco, sempre secondo il ricorrente, non avrebbe agito in qualità di ufficiale del Governo, ma di rappresentante della comunità locale. Da ciò la pretesa dell’applicabilità di una sanzione amministrativa per la violazione dell’ordine.

La Cassazione nel respingere il ricorso spiega, invece, che quando il sindaco agisce per eliminare o prevenire un pericolo (come quello dell’inquinamento acustico) adotta un ordine la cui violazione (in sé) è sanzionata penalmente. Si tratta di ordini atti a prevenire rischi per la tenuta dell’ordine pubblico e per il rispetto dell’igiene. Quindi, un atto che va al di là della mera diffida a rispettare le norme di legge o regolamentari.

L’aspetto più problematico deriva dal fatto che non sempre quelle dei sindaci sono ordinanze d’urgenza vere e proprie, emanate nei casi reali e concreti di necessità e urgenza, ma di ordinanze che vengono emesse anche quando non c’è alcuna urgenza. In materia di sicurezza urbana e di incolumità pubblica, il sindaco ha attualmente un costante potere di ordinanza, che espropria la potestà regolamentare del Consiglio comunale, stabilita dalla Costituzione. Numerose sono le opinabili ordinanze di sindaci che sono intervenuti sulle materie più varie, con finalità positive, ma con modalità tecnico giuridiche criticabili, e che sono state spesso annullate dai giudici amministrativi. 


note

[1] Cass. sent. n. 5353/2022.

[2] Tar Napoli, sent. n. 555/2008

[3] Cons. Stato sent. n. 868/2010


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