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Anche se hai il gratuito patrocinio paghi se perdi la causa

31 Luglio 2014
Anche se hai il gratuito patrocinio paghi se perdi la causa

La condanna alle spese ha funzione sanzionatoria e, pertanto, non può essere posta  a carico dello Stato per chi ha ottenuto il patrocinio legale a spese dell’Erario.

L’aver ottenuto l’ammissione al gratuito patrocinio nell’ambito di un processo civile non significa che, in caso di sconfitta, si verrà anche esonerati dal pagare le spese processuali o che queste saranno a carico dello Stato. Al contrario! Chi abbia usufruito del beneficio in commento (ossia chi ha un reddito inferiore a 11.369 euro) è comunque tenuto a rifondere le spese sostenute dalla controparte per il giudizio (sempre che lo disponga il giudice con la sentenza di condanna), anche se la sua disponibilità economica è ridotta.

Questo perché il gratuito patrocinio, qualora la domanda del beneficiario risulti infondata, copre solo le spese di avvio del giudizio e il pagamento dell’avvocato per il patrocinio (avvocato che, peraltro – lo ricordiamo – non può chiedere ulteriori somme a sostegno di qualsiasi spesa o attività “extra”: diversamente commetterebbe un grave illecito deontologico).

Lo ha ricordato il Tribunale di Cosenza in una recente ordinanza [1].

Nel provvedimento in commento, il giudice ricorda che il patrocinio legale a spese dello Stato nel processo civile [2] non vale ad addossare allo Stato anche le spese che la parte ammessa sia condannata a pagare all’altra parte, risultata vittoriosa: gli “onorari e le spese” sono solo quelli dovuti al difensore della parte assistita dal beneficio, che lo Stato si impegna ad anticipare [3].

Per il nostro ordinamento, infatti, la condanna alle spese della parte soccombente nel giudizio ha natura e funzione di sanzione. Pertanto non può essere posta a carico dello Stato.

note

[1] Trib. Cosenza, dott. F. De Sanzo, ord. del 14.07.2014.

[2] Ex art. 74, comma secondo, D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115.

[3] Cass. ord. n. 10053 del 19.06.2012.


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