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Gratuito patrocinio: familiare a carico o familiare convivente?

31 Luglio 2014
Gratuito patrocinio: familiare a carico o familiare convivente?

L’avvocato del familiare convivente lo paga lo Stato.

Coloro che sono titolari di un reddito non superiore a 11.369 euro annui possono chiedere che il proprio avvocato venga pagato dallo Stato. È il gratuito patrocinio, istituto che ormai tutti conoscono (e più volte spiegato nelle pagine di questo portale).

Di recente, però, la Cassazione [1] ha fornito un interessante chiarimento. Secondo la Corte, la verifica del superamento della suddetta soglia massima di reddito va effettuata sommando tutti i redditi dei familiari conviventi e non di quelli considerati “a carico”. E ciò perché la disciplina del patrocinio a spese dello Stato valuta il reddito compatibile con il beneficio in commento in base allo stato di convivenza, per via del fatto che ciascun familiare ha, in tali casi, la possibilità di fare affidamento non solo sul proprio reddito, ma anche su quello degli altri familiari conviventi. Perciò, la nozione rilevante ai fini dell’ammissione e della conservazione del beneficio non è quella di familiare a carico, bensì quella di familiare convivente.

Dunque, se si è “a carico” dei genitori, e questi ultimi hanno un reddito complessivo superiore a quello compatibile con il patrocinio gratuito, non si perde, solo per ciò, la possibilità di ottenere il gratuito patrocinio. Mettiamo il caso di un soggetto residente in luogo diverso da quello in cui risiede la famiglia: egli, se ha un reddito inferiore a 11.369 euro, potrebbe chiedere un avvocato pagato dallo Stato.

La Corte di Cassazione ricorda che, in base alla nostra legge [2], il reddito computabile ai fini dell’ammissione al beneficio del patrocinio gratuito è costituito dalla somma dei redditi conseguiti, nell’anno di riferimento, da ogni componente della famiglia, compreso il richiedente, sul presupposto che l’interessato conviva con il coniuge o altri familiari.
A differenza della normativa tributaria (che dà rilievo al familiare, anche non convivente, fiscalmente a carico del contribuente dichiarante), il patrocinio a spese dello Stato individua il reddito compatibile con il beneficio in rapporto allo stato di convivenza.
Perciò, la nozione rilevante ai fini dell’ammissione e della conservazione del beneficio non è quella di familiare a carico, bensì quella di familiare convivente.


note

[1] Cass. sent. n. 33428/14 del 29.07.2014.

[2] Art. 76, comma 2, d.P.R. n. 115/2002.

Autore immagine: 123rf com


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1 Commento

  1. Recentemente un cittadino di Pescara che aveva un reddito superiore agli 11.369 euro ma inferiore ai 12401,91 comprensivi dei 1032,91 euro in più previsti per ogni familiare, si è visto negare il gratuito patrocinio penale dal Giudice di pace, perché, appunto, i figli avuti dalla ex convivente “more uxorio” e senza reddito, pur essendo a suo carico totale non convivono più con il papà che, pertanto, deve pagarsi l’avvocato, contrariamente alla stessa situazione reddituale di un genitore che continua a convivere con i figli. Un raro caso di “legge” che non “è uguale per tutti”,

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