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La cessazione della pensione

18 Maggio 2022 | Autore: Patrizia Del Pidio
La cessazione della pensione

Cosa significa e cosa comporta la cessazione della pensione? Cerchiamo di capire quali sono le casistiche e cosa accade.

Cessazione della pensione significa sospensione del pagamento dell’assegno mensile. Ma esiste davvero il rischio che una volta ottenuta la pensione la stessa possa cessare? In realtà, la cessazione avviene solo in due casi specifici, ovvero o per morte del pensionato o per decadenza del diritto.

Si può, quindi, stare tranquilli almeno su una cosa: una volta ottenuta una pensione diretta (pensione di vecchiaia o anticipata) la stessa può cessare solo con la morte del titolare.

Cessazione pensione per decesso del titolare

Come dicevamo, la cessazione della pensione si verifica al decesso del titolare del trattamento. C’è da dire, innanzitutto, che al momento del decesso agli eredi spetta il rateo della pensione, ovvero tutte quelle somme maturate dal pensionato fino al momento del decesso e non ancora riscosse. È il caso, per esempio, della quota di tredicesima maturata o dell’ultimo mese di pensione spettante.

Per vedersi pagare il rateo gli eredi devono presentare apposita domanda all’Inps in modalità telematica in autonomia o facendosi assistere da un patronato o da un professionista abilitato. Si ricorda che se il rateo non viene richiesto entro 5 anni dal decesso del pensionato, il diritto a vederselo erogare si prescrive.

Il rateo può essere richiesto dal coniuge superstite, in mancanza del coniuge dai figli viventi al momento del decesso e, solo in mancanza di coniuge e figli da altri eredi legittimi.

Cosa deve fare l’erede per avere il rateo?

Se a dover riscuotere il rateo è il coniuge superstite e l’Inps ha già i suoi dati, non è necessario fare nulla poiché il rateo sarà versato con le stesse modalità in cui verrà erogata la pensione di reversibilità di cui diventa titolare. Se, invece, l’Inps non è in possesso dei dati del coniuge è necessario presentare domanda.

Se il diritto al rateo, in mancanza del coniuge, spetta ai figli viventi, gli eredi legittimi o gli eredi testamentari gli stessi dovranno presentare domanda all’Inps indicando nella stessa le modalità di pagamento delle somme. A richiedere il rateo possono essere tutti i figli in vita o tutti gli eredi e il pagamento può essere richiesto pro quota per ognuno di essi o delegando altro erede. Le eventuali deleghe dovranno essere presentate insieme alla domanda, con firma autenticata.

Cessazione pensione per perdita diritto: quando avviene?

Alla morte del pensionato, anche se si verifica la cessazione della pensione, gli eredi hanno diritto alla cosiddetta pensione ai superstiti. Ricordiamo che la pensione di reversibilità è un trattamento previdenziale che viene riconosciuto agli eredi al decesso del pensionato e che spetta di diritto sempre al coniuge superstite. In alcuni casi, il trattamento viene riconosciuto anche ai figli minorenni o maggiorenni se sono studenti e a carico del de cuius al momento del decesso, se rispettano determinati requisiti. In casi specifici, la pensione di reversibilità spetta anche ad eventuali nipoti, fratelli e sorelle o genitori.

La cessazione della pensione di reversibilità avviene per decadenza del diritto. Come abbiamo detto, infatti, al coniuge superstite spetta sempre la pensione di reversibilità ma il diritto viene meno se contrae nuovo matrimonio. In caso di nuove nozze del coniuge superstite, quindi, vi è la decadenza del diritto alla pensione di reversibilità e la cessazione della stessa. Il coniuge superstite che si risposa deve presentare all’Inps la comunicazione dell’avvenuto matrimonio ed in questo caso avrà diritto al versamento di due annualità (26 mensilità) della pensione di reversibilità spettante in un’unica soluzione. Se, invece, il coniuge superstite decide di convivere con un nuovo partner, senza contrarre matrimonio, conserva il diritto a ricevere il trattamento di reversibilità.

La perdita del diritto alla pensione di reversibilità riguarda anche i figli. Il diritto per la prole, infatti, c’è in questi casi:

  • figlio minorenne;
  • figlio maggiorenne, fino al compimento dei 26 anni, che frequenta un corso di studi, anche universitari, alla morte del genitore;
  • figlio inabile totalmente e permanentemente a qualsiasi proficuo lavoro.

L’orfano minorenne perde il diritto al trattamento non appena compie la maggiore età se non frequenta alcun corso di studi. Per l’orfano maggiorenne che studia, invece, le cause di decadenza possono essere diverse e nello specifico:

  • al compimento dei 26 anni, anche se non ha completato il percorso di studi e risulta essere fuori corso;
  • qualora completi il percorso di studi, anche prima dei 26 anni;
  • se gli studi vengono interrotti tra i 18 ed i 26 anni anche senza aver completato il percorso;
  • quando i figli maggiorenni svolgono tirocini formativi o, in ogni caso, sono indipendenti economicamente.

La decadenza del diritto alla prestazione, inoltre, può riguardare anche i figli inabili al lavoro, anche se è molto rara, e sopraggiunge qualora lo stato di inabilità venga meno. In tutti i casi citati, vi è la cessazione della pensione.



Di Patrizia Del Pidio


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