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Articolo 44 Costituzione italiana: spiegazione e commento

13 Gennaio 2022 | Autore:
Articolo 44 Costituzione italiana: spiegazione e commento

Cosa dice e cosa significa l’art. 44 sull’eliminazione del latifondo, sulla bonifica e sullo sfruttamento del suolo. 

Al fine di conseguire il razionale sfruttamento del suolo e di stabilire equi rapporti sociali, la legge impone obblighi e vincoli alla proprietà terriera privata, fissa limiti alla sua estensione secondo le regioni e le zone agrarie, promuove ed impone la bonifica delle terre, la trasformazione del latifondo e la ricostituzione delle unità produttive; aiuta la piccola e la media proprietà.

La legge dispone provvedimenti a favore delle zone montane.

L’esproprio dei latifondi

Uno dei più rilevanti problemi di uguaglianza economica e sociale che l’Italia si portava dietro dai tempi della sua unità (avvenuta nel 1861) era la questione agraria e la lotta al cosiddetto latifondo. La proprietà delle terre, specie nel meridione, era in mano a poche persone – appunto i latifondisti – a fronte però di grandi masse di contadini nullatenenti, costretti a lavorare nei campi senza alcuna tutela, in condizioni di degrado ed estrema povertà. E molto spesso succedeva che, pur a fronte di una vita spesa con la zappa in mano, ad arricchire la proprietà altrui, in punto di morte coloni e mezzadri non ricevevano nulla in cambio se non qualche frutto della terra, lasciando i propri figli nelle medesime condizioni di povertà dei padri. Una situazione del genere era in grado di perpetuare una distinzione tra classi che i nostri padri costituenti, intrisi di ideali di uguaglianza e solidarietà, non potevano tollerare. Ma risolvere un problema così delicato e complesso nel giro di pochi mesi era impossibile. Così l’articolo 44 della Costituzione pensò bene di scaricare la patata bollente sul Parlamento, delegando alla legge il compito di attuare una riforma del settore, ponendo obblighi e vincoli alla proprietà terriera privata, limitando la sua estensione, proseguendo quelle opere di bonifica che il regime fascista aveva avviato con successo. Il fatto di aver scelto la via della delega dimostra che l’inserimento della questione agraria nell’articolo 44 era più una questione politica che non un’esigenza di completezza della Costituzione. 

Difatti, la riforma non tardò ad arrivare. La prima legge agraria fu quella n. 841 del 21 ottobre 1950, chiamata anche Legge stralcio o legge Segni. Scopo della riforma era procedere all’esproprio dei terreni privati e all’assegnazione di piccoli appezzamenti a contadini e braccianti agricoli. Il tutto nell’ottica di una più equa redistribuzione della proprietà immobiliare. I vecchi contadini si trasformarono in piccoli imprenditori, non più sottomessi ai latifondisti.

A ciò si aggiunsero le modifiche del Codice civile che hanno abolito i contratti ingiusti per il contadino (ad esempio la mezzadria) e attraverso la normativa sul lavoro dipendente, è stato possibile riconoscere anche ai lavoratori delle terre, la stessa dignità e le medesime tutele accordate dalla stessa Costituzione ai lavoratori degli altri settori. 

L’articolo 44 della Costituzione fa emergere quindi due concetti già affermati dalla Costituzione: l’esproprio della proprietà privata per finalità pubbliche e la prevalenza dell’interesse collettivo su quello individuale. 

Con riferimento all’esproprio, quindi, se l’articolo 42 si riferiva alla semplice proprietà e l’articolo 43 alle imprese, l’articolo 44 estende il discorso alle terre coltivabili, produttive quindi di reddito. 

La norma è oltre la conferma del principio antimonopolistico che pervade tutta la nostra Costituzione e in particolare gli articoli 41 e 43.

L’aiuto alla piccola e media proprietà

L’articolo 44 continua poi affermando l’impegno della legge ad aiutare la piccola e media proprietà terriera con preferenza rispetto a quelle grandi. Tale preferenza sarebbe animata dallo spirito di favorire i possessori di medie e piccole fortune, la classe media, i piccoli borghesi e l’imborghesimento dei lavoratori. Nello stesso tempo, ciò tenderebbe alla razionalizzazione dell’impresa agraria. 

Le agevolazioni pubbliche dovrebbero essere subordinate a due condizioni: essere concesse solo a coloro che dedicano alla coltivazione della terra «almeno un’opera di direzione che assorba la maggior parte della loro attività lavorativa» e in modo che la relativa tutela non sia sottratta alla «logica della funzionalizzazione in senso sociale» della proprietà privata terriera.

Tra tali agevolazioni, particolare rilievo rivestono gli aiuti comunitari per il conseguimento delle finalità della politica agricola comune, consistenti nell’incrementare la produttività dell’agricoltura, sviluppando il progresso tecnico e assicurando lo sviluppo razionale della produzione agricola e un migliore impiego dei fattori di produzione, in particolare della manodopera, assicurare un tenore di vita equo alla popolazione agricola, stabilizzare i mercati, garantire gli approvvigionamenti, assicurare prezzi ragionevoli ai consumatori. 

Nel corso del tempo, l’intervento della Comunità europea nel settore dell’agricoltura ha finito per assumere dimensioni così ampie ed estese «da produrre una comunitarizzazione dell’intero diritto agrario nazionale».



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