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Accertamento fiscale al genitore se il figlio lavora

13 Gennaio 2022 | Autore:
Accertamento fiscale al genitore se il figlio lavora

Quando scatta il redditometro se in famiglia i giovani contribuiscono alle spese familiari? Come difendersi dalle contestazioni del Fisco?

In molte famiglie italiane ci sono figli maggiorenni e ormai adulti che lavorano e guadagnano un proprio reddito. Spesso questi giovani, anziché andare via di casa e formare un nucleo familiare autonomo, continuano a vivere con i genitori, e – com’è giusto che sia – contribuiscono alle spese familiari. Ma in queste situazioni può verificarsi un accertamento fiscale al genitore se il figlio lavora, perché l’Agenzia delle Entrate individua una sproporzione tra il tenore di vita e i redditi.

Ciò accade soprattutto quando il contribuente colpito dall’accertamento fiscale è un genitore che ha acquistato determinati beni, come un appartamento o un’autovettura nuova: il Fisco utilizza lo strumento del redditometro, che pone in evidenza gli scostamenti tra i redditi dichiarati e le spese fatte. È una metodologia di accertamento sintetico, che si basa su alcuni indici di capacità contributiva, ritenuti in grado di dimostrare la presenza di redditi maggiori rispetto a quelli dichiarati.

Sotto la lente del Fisco finiscono soprattutto gli acquisti immobiliari, di autovetture e di imbarcazioni, ma anche alcune spese ritenute eccessive in base ai redditi, talvolta modesti, di stipendio o di pensione del soggetto accertato e dei risparmi accumulati. Allora, il contribuente deve giustificarsi, fornendo la dimostrazione che quei proventi derivano da redditi esenti da tassazione o da redditi per i quali è già stata operata la ritenuta d’imposta definitiva al momento dell’erogazione (ad esempio, le vincite al gioco).

Ma questa dimostrazione non è facile da fornire quando nella vicenda sono coinvolte altre persone, come i membri del nucleo familiare. Così l’accertamento fiscale al genitore se il figlio lavora può diventare un problema. Eppure può ben accadere che un genitore povero abbia dei figli benestanti e che lo aiutano economicamente. La soluzione, però, è dietro l’angolo: una nuova ordinanza della Corte di Cassazione [1] ha stabilito che l’accertamento con il metodo del redditometro è nullo quando emerge che i figli lavorano e contribuiscono con i propri soldi alle esigenze familiari. Così se risulta che il giovane ha fornito un apporto economico per l’acquisto di case o autovetture dei genitori, la pretesa fiscale nei loro confronti cade perché la provenienza delle somme risulta giustificata. Ma tocca sempre al contribuente documentare in modo preciso queste circostanze.

Redditometro: cos’è e come funziona?

Il redditometro è uno strumento di accertamento dei redditi che si basa su presunzioni, ossia conseguenze che la legge trae da un fatto noto per risalire ad un fatto ignoto: nel nostro caso, il fatto noto sono le spese sostenute, che risultano nelle banche dati del Fisco, e il fatto ignoto sono i redditi occultati alla tassazione. Per misurare questi redditi esiste, in base alla normativa tributaria [1], l’accertamento sintetico mediante redditometro: l’acquisto di determinati beni, come le auto di lusso, è considerato sintomo di ricchezza e, se non trova spiegazioni nei redditi già dichiarati, fa partire l’accertamento fiscale.

Il redditometro scatta quando lo scostamento tra i redditi dichiarati e le spese sostenute dal contribuente è maggiore del 20% per due anni consecutivi. A questo punto, il Fisco presume legittimamente che quelle spese siano state pagate con proventi realizzati in nero e perciò li considera evasi e li recupera a tassazione. Il calcolo dell’ammontare delle somme sottratte viene compiuto in base ad appositi indicatori di capacità contributiva, contenuti in appositi decreti ministeriali (al momento, l’ultimo emanato risale al 2015 e si attende l’aggiornamento da parte del ministero dell’Economia e Finanze).

Redditometro: come ci si può difendere?

C’è una fase preliminare all’accertamento vero e proprio, durante la quale l’Agenzia delle Entrate invita il contribuente a fornire chiarimenti, attraverso un questionario o presentandosi presso gli Uffici. Questo perché la presunzione di legge è valida fino a prova contraria, che compete al contribuente, altrimenti i calcoli dell’Agenzia possono fondare l’accertamento dei maggiori redditi. In sostanza, il contribuente, per evitare l’accertamento sintetico mediante redditometro, deve chiarire puntualmente da dove derivano le disponibilità economiche e finanziarie che gli hanno reso possibile sostenere quegli acquisti e quelle spese.

Il contribuente può dimostrarlo in molti modi, purché abbiano carattere di certezza: ad esempio, un regalo dei genitori, purché risultante da un bonifico che provi la dazione, l’importo e la data. La prova può essere fornita anche evidenziando che le somme provengono da qualsiasi tipologia di redditi esenti (come un risarcimento danni e una pensione di invalidità) o già tassati alla fonte (come le vincite a giochi e scommesse, o un’eredità che ha scontato l’imposta di successione o è sotto la soglia). Si può anche documentare che la provvista finanziaria deriva dalla vendita di beni patrimoniali, come immobili o titoli azionari, che hanno creato la liquidità necessaria per acquistare i beni contestati dal Fisco.

Se la dimostrazione manca o è ritenuta insufficiente, l’Agenzia delle Entrate emana l’avviso di accertamento, contro il quale il contribuente può proporre ricorso in Commissione tributaria, entro 60 giorni dalla notifica.

Accertamento redditi quando in famiglia ci sono figli che lavorano

I principi che ti abbiamo esposto sono applicabili anche quando nella famiglia del contribuente accertato ci sono figli che lavorano e producono un reddito che può essere utilizzato, in tutto o in parte, per contribuire alle spese familiari. Nel caso deciso dalla Cassazione [1] era emerso che il contribuente accertato aveva due figli: uno lavorava come dipendente, e quindi percepiva uno stipendio stabile, l’altro era disabile e percepiva l’indennità di accompagnamento.

Il Fisco non aveva considerato queste circostanze che invece, ad avviso della Suprema Corte, erano determinanti per smontare la pretesa dell’Agenzia delle Entrate: tenendo conto dei redditi percepiti dai figli, si andava ben al di sotto della soglia di scostamento del 20% richiesta dalla legge ed era provata la disponibilità dei redditi che giustificavano gli acquisti (una seconda casa per le vacanze e due automobili) e di veicoli fatti dai genitori. Inoltre, la disabilità di un figlio aveva consentito di ottenere le agevolazioni fiscali per l’acquisto di autovetture nuove.

I giudici di piazza Cavour ricordano che la dimostrazione del fatto che il maggior reddito accertato è costituito «in tutto o in parte da redditi esenti o da redditi soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta» deve avvenire mediante la produzione di «idonea documentazione» che attesti l’entità degli apporti in relazione alla «complessiva posizione reddituale dell’intero nucleo familiare, costituito dai coniugi conviventi e dai figli, soprattutto minori, atteso che la presunzione del loro concorso alla produzione del reddito trova fondamento, ai fini dell’accertamento suddetto, nel vincolo che li lega». Per questi motivi è stato ritenuto nullo l’accertamento con redditometro, essendo emerso in modo chiaro che i figli contribuivano alle spese della famiglia. Leggi anche “Redditometro: ultime sentenze“.


note

[1] Cass. ord. n. 692 del 12.01.2022.

[2] Art. 38, co. 4 e 5, D.P.R. n. 600/1973.


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