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Cosa sono i titoli di Stato?

21 Maggio 2022 | Autore:
Cosa sono i titoli di Stato?

Come funziona l’investimento in Bot, Btp, Cct e negli altri strumenti emessi dal Governo? Quali sono i rischi? E quali le regole di trasparenza?

Una delle forme d’investimento alternative alle azioni è quella rappresentata dai titoli di Stato. Cosa sono? Si tratta di uno strumento a basso rischio grazie al quale il sottoscrittore vanta un credito nei confronti dell’emittente, cioè dello stesso Stato. L’investitore incasserà periodicamente le cedole maturate e, alla scadenza del titolo, il capitale che aveva investito più gli interessi.

I titoli di Stato vengono emessi dal ministero dell’Economia e delle Finanze per coprire delle necessità di bilancio del Paese, cioè per far fronte al proprio debito o al deficit pubblico. In sostanza, l’investitore sta prestando allo Stato dei soldi che poi riavrà indietro con gli interessi. Vediamo nel dettaglio cosa sono i titoli di Stato e quali sono i vantaggi di investire in questo strumento.

Titoli di Stato: cosa sono?

I titoli di Stato sono a tutti gli effetti delle obbligazioni emesse dal Mef, cioè dal ministero dell’Economia e delle Finanze, attraverso il Dipartimento del Tesoro e per conto del Governo al fine di finanziare le attività a beneficio del Paese. Soldi che servono, come si diceva, per far fronte al debito o al deficit pubblico. Parliamo, nello specifico, di Bot, Ctz Cct, CctEu, Btp e Btp€i.

Come tutte le cosiddette «obbligazioni sovrane» (ci sono anche quelle emesse dalle banche o da organismi sovranazionali), grazie all’acquisto dei titoli di Stato l’investitore ottiene il diritto di ricevere, alla scadenza fissata dal titolo stesso, il rimborso della somma versata e la cedola, vale a dire l’interesse maturato dal capitale. Questa cedola, a seconda delle condizioni stabilite, può essere incassata periodicamente oppure al termine dell’investimento insieme al capitale.

I titoli di Stato possono essere acquistati all’asta, vale a dire al momento dell’emissione (il mercato primario) oppure sul mercato secondario dove ogni giorno vengono scambiati. Per procedere all’acquisto, è necessario rivolgersi ad una banca o a un intermediario finanziario abilitato. Il calendario delle aste è pubblicato sul sito del Mef. Occorre prenotare l’acquisto almeno un giorno prima della vendita.

Titoli di Stato in base al rendimento

Ci sono diversi tipi di titoli di Stato sulla base del rendimento che offrono agli investitori.

Troviamo, in primo luogo, i titoli a rendimento fisso: le cedole a scadenza e il prezzo del rimborso sono stabiliti in partenza. In questo caso, il rendimento viene prodotto:

  • dallo scarto di emissione: si tratta della differenza tra il prezzo sottoscritto, che viene emesso ad un valore più basso rispetto a quello nominale, e quello di rimborso a scadenza;
  • dall’incasso dell’interesse fisso nel tasso e nella periodicità, cioè dalla cedola.

Ci sono, poi, i titoli di Stato a rendimento variabile. In questo caso, la cedola e/o il rimborso vengono calcolati in un determinato momento e sulla base di un parametro esterno. Tale paramento, insieme al meccanismo di calcolo, compongono l’indicizzazione del titolo, cioè lo fanno fruttare di più o di meno, per intenderci. Le variabili possono essere:

  • il tasso bancario Euribor (indicizzazione finanziaria);
  • un determinato tasso di cambio in un preciso istante (indicizzazione valutaria);
  • il tasso di inflazione in una certa area (indicizzazione reale).

Titoli di Stato: le regole di trasparenza

Come in qualsiasi altro investimento, anche per l’acquisto di titoli di Stato la trasparenza è un elemento fondamentale per chi decide di prestare i suoi soldi al Governo di un Paese.

Per offrire maggiori garanzie agli investitori da questo punto di vista, il ministero dell’Economia e delle Finanze ha emanato un decreto con dieci regole che gli intermediari e le banche devono rispettare rigorosamente. Ecco il decalogo del Mef:

  1. spese di gestione: i costi per l’amministrazione del deposito bancario in cui l’investitore detiene i titoli di Stato non possono superare i 10 euro a semestre. Si tratta, quindi, di una cifra variabile che può essere più bassa, a seconda dell’intermediario, ma non più alta. La soglia resta la stessa indipendentemente dalla quantità, dalla data di scadenza e dalla tipologia dei titoli di Stato posseduti. L’indicazione sulle spese di gestione deve essere inoltre pubblicizzata adeguatamente nei locali della banca o dell’intermediario finanziario e deve comparire nelle comunicazioni periodiche che la clientela riceve via posta;
  2. titoli in scadenza: l’intermediario deve informare il cliente con largo anticipo dell’imminente scadenza del titolo e del termine entro il quale è possibile prenotare per reinvestire in titoli di Stato;
  3. informazioni sulle aste: è obbligatorio esporre in banca in modo ben visibile le date in cui si svolgono le aste delle varie tipologie di titoli di Stato e, soprattutto, le date entro le quali è possibile prenotarsi per sottoscriverli;
  4. giorni di valuta: per i titoli di Stato con cedola, gli accrediti devono essere effettuati con la stessa valuta riportata dal decreto di emissione per i relativi pagamenti. Lo stesso vale per il rimborso del capitale di un titolo scaduto;
  5. prezzo dei Bot: il costo è quello «medio ponderato» che risulta dall’asta. Il prezzo deve essere pubblicizzato dagli intermediari nei locali aperti al pubblico, tenendo conto dei relativi aggiornamenti e con l’indicazione del tasso di rendimento lordo a scadenza;
  6. commissioni sui Bot: non esistono commissioni fisse per la sottoscrizione. Ci sono dei tetti massimi fissati dal ministero, cioè: per ogni 100 euro di capitale sottoscritto. Fino a 5, 10, 20 e 30 centesimi a seconda della scadenza;
  7. comunicazioni sui Bot: l’informativa di avvenuto acquisto di Bot deve indicare, oltre al capitale nominale dei titoli sottoscritti, anche il prezzo medio ponderato dell’asta, la ritenuta fiscale pagata sugli interessi, la commissione eventualmente applicata, il prezzo totale di vendita ed il tasso di rendimento annuo;
  8. commissioni su Ctz Cct, CctEu, Btp e Btp€i: non deve essere pagata alcuna commissione sui titoli di Stato diversi dai Bot;
  9. comunicazioni Ctz Cct, CctEu, Btp e Btp€i: sono previste le stesse modalità elencate per i Bot;
  10. tassazione dei titoli di Stato: il rendimento dei titoli di Stato è soggetto all’aliquota fiscale del 12,5%. La ritenuta è applicata al momento dell’acquisto per i Bot e al rimborso per gli altri titoli. La tassa o l’imposta applicata deve riportare il relativo articolo di legge.

Titoli di Stato: quali rischi presentano?

Il piccolo risparmiatore che vuole investire in titoli di Stato non corre eccessivi rischi. Si tratta di strumenti che possono essere rivenduti facilmente prima della scadenza. Si può dire che il pericolo maggiore è legato ad una situazione di insolvenza dello Stato emittente, cioè che lo Stato stesso sia talmente indebitato da non riuscire a pagare cedole o a rimborsare il capitale investito.

L’altro rischio da tenere in considerazione è quello che riguarda il rendimento: potrebbe essere condizionato dall’inflazione, nel caso in cui venga scelto un titolo a lunga scadenza, o dal cambio, se si opta per un titolo in valuta estera.



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