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Danno morale da incidente stradale: come si prova?

14 Gennaio 2022 | Autore:
Danno morale da incidente stradale: come si prova?

Come dimostrare la sofferenza psicologica e il patema d’animo provocato da un sinistro e quanto si può ottenere per il ristoro economico.

Gli incidenti stradali possono provocare conseguenze molto gravi, che riguardano non solo la vita, la salute e l’integrità fisica delle persone coinvolte e i danni riportati dai veicoli, ma anche altri fenomeni “silenziosi”, che vengono vissuti a livello interiore dal danneggiato e talvolta anche dai suoi congiunti. Il trauma subìto durante il sinistro e le lesioni riportate a seguito di esso possono provocare ansia, depressione, malesseri, turbamenti interiori e patemi d’animo. Queste manifestazioni rientrano nell’ampia categoria del danno morale, che è risarcibile.

Ma come si prova il danno morale da incidente stradale? È difficile calcolare qual è il prezzo della sofferenza interiore, ma è ancora più arduo riuscire a capire quando questo stato soggettivo si manifesta e quali sono i segnali che lo esprimono. Eppure, è sempre necessario fornire la dimostrazione dell’entità del danno morale riportato, altrimenti il risarcimento viene inevitabilmente negato. Questa è una conseguenza ineludibile del principio dell’«onere della prova», sancito dall’art. 2697 del Codice civile, secondo cui chi agisce per far valere un diritto in giudizio deve sempre «provare i fatti che ne costituiscono il fondamento». Solo quando questo obiettivo viene raggiunto l’assicurazione non potrà sollevare obiezioni e il giudice riconoscerà il risarcimento.

Dunque, se le cose stanno così, in che modo si riesce a provare il danno morale derivato da un un incidente stradale? La giurisprudenza tiene conto di queste difficoltà, ed allevia l’onere probatorio, perché ammette che il danno morale possa essere dimostrato anche attraverso massime di esperienza (tutti sanno e immaginano bene come le fratture, la paralisi o la perdita degli arti, provochino un grande sconvolgimento, non solo a livello fisico) e presunzioni, come le testimonianze rese dai parenti della vittima, che forniscono una rappresentazione del dolore subìto dal danneggiato e lo “raccontano” al giudice. Nonostante ciò, fornire la prova non diventa facile: una recente sentenza del tribunale di Milano [1], pur ammettendo la prova presuntiva, ha ricordato che il danneggiato «ha il preciso onere di allegare puntualmente le sofferenze interiori di cui pretende il risarcimento». Perciò, la dimostrazione deve essere chiara, specifica e rigorosa, altrimenti il risarcimento del danno morale da incidente stradale non viene riconosciuto.

Danno morale: cos’è?

Il danno morale riguarda tutte le forme di sofferenza interiore ed appartiene alla categoria dei danni non patrimoniali che, a differenza di quelli patrimoniali (come le spese mediche, riabilitative e farmaceutiche o i costi di riparazione del veicolo) non sono suscettibili di immediata quantificazione economica.

Tra i danni non patrimoniali rientra anche il danno biologico, che consiste nella compromissione della salute o nella perdita della vita, e viene risarcito in base ad apposite “tabelle” che tengono conto dei punti di invalidità permanente, dei giorni di invalidità temporanea, dell’età del danneggiato e dell’eventuale morte. Il danno morale, invece, non può essere accertato attraverso le perizie medico-legali, le quali, tuttavia, possono fornire un elemento di appoggio per arrivare al suo riconoscimento, desumendolo, indirettamente, dall’entità delle lesioni fisiche riscontrate. Ma occorre compiere un’operazione ulteriore, che ora ti indichiamo.

Risarcimento del danno morale da incidente stradale

Anche negli incidenti stradali il danno morale è risarcibile, come conseguenza di un fatto illecito, ma la sua valutazione ad opera del giudice – come prevede l’art. 1226 Cod. civ. – è necessariamente «equitativa», in quanto esso, riguardando la sfera psicologica interiore del soggetto danneggiato, «non può essere provato nel suo preciso ammontare».

Il giudice, quindi, per arrivare a risarcire il danno morale da incidente stradale, deve considerare, sulla base degli elementi di prova forniti dalle parti in causa, tutte le conseguenze negative subite dal danneggiato nella sua sfera morale e nella sua vita di relazione.

Il risarcimento del danno morale spetta non solo alla vittima dell’incidente ma anche ai congiunti che sono stati a loro volta direttamente danneggiati dalla perdita definitiva o dalla grave invalidità permanente del loro stretto congiunto coinvolto nel sinistro: innanzitutto, il coniuge, i figli ed i genitori, ma anche altri familiari, come i nonni, i nipoti e gli zii, quando avevano un intenso legame affettivo con la vittima (leggi “Danno da perdita parentale: come si risarcisce?“). 

La prova del danno morale derivato da un incidente stradale

Le varie forme di sofferenza, turbamento e patema d’animo che il danneggiato ha subìto a causa e in conseguenza dell’incidente stradale possono essere validamente dimostrate nel giudizio risarcitorio anche attraverso presunzioni (o prove indirette), dalle quali sia possibile desumere, con un ragionamento di probabilità logica, la sussistenza di queste manifestazioni interiori e la loro entità. 

La giurisprudenza ammette il ricorso alle presunzioni per la prova del danno morale derivato da un incidente stradale, che può essere fornita – afferma la Corte di Cassazione [2] – «anche affidandosi a criteri presuntivi ed in riferimento a quanto ragionevolmente riferibile alla realtà dei rapporti di convivenza ed alla gravità delle ricadute della condotta». Nella vicenda decisa dal tribunale milanese con la sentenza che abbiamo menzionato all’inizio, questa dimostrazione delle sofferenze interiori connesse al sinistro stradale era mancata: i giudici meneghini hanno sottolineato che «il danneggiato è onerato da una puntuale allegazione di quei fatti in cui si esplica e manifesta il danno morale lamentato (tristezza, patema d’animo, vergogna, disistima, etc.)».

Danno morale da incidente stradale: a quanto ammonta?

Una volta fornita la prova della sua esistenza, il danno morale viene liquidato separatamente dal danno biologico, e in aggiunta ad esso, attraverso una «personalizzazione» compiuta dal giudice, che come abbiamo detto può ricorrere a criteri equitativi. Di solito, per la determinazione dell’ammontare viene applicato un aumento percentuale, del 30% o anche oltre, sul valore del danno biologico, quando risulta che la menomazione psicologica ha inciso «in maniera rilevante su specifici aspetti dinamico-relazionali personali documentati e obiettivamente accertati» [3].

Anche a tal proposito la recente sentenza del tribunale di Milano che abbiamo commentato è intervenuta, precisando che «manca altresì l’allegazione dell’incidenza delle lesioni su specifici aspetti dinamico-relazionali e, dunque, l’allegazione di circostanze specifiche ed eccezionali che rendano il danno concreto patito dall’attore più grave rispetto alle conseguenze ordinariamente derivanti dai pregiudizi dello stesso grado sofferti da persone della stessa età». È un orientamento espresso più volte anche dalla Corte di Cassazione [4].

Approfondimenti

Per approfondire l’argomento leggi:


note

[1] Trib. Milano, sent. n. 10233 del 10.12.2021.

[2] Cass. ord. n. 21970/2020.

[3] Art. 138 D.Lgs. n. 209/2005 (Codice delle assicurazioni private).

[4] Cass. ord. n. 28988/2019 e n. 7513/2018.


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