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Quando risponde il datore per gli infortuni sul lavoro?

14 Gennaio 2022
Quando risponde il datore per gli infortuni sul lavoro?

Quando un datore di lavoro è obbligato a risarcire il dipendente per l’infortunio e quando è esonerato dalla condotta colposa di quest’ultimo?

Se il dipendente si fa male sul lavoro viene risarcito dall’Inail. Quando però ciò dipende da un comportamento colpevole del datore di lavoro, anche quest’ultimo è responsabile e quindi tenuto al risarcimento. Ma non sempre. Ci sono dei casi – seppure eccezionali – in cui la condotta imprudente del lavoratore esclude la responsabilità dell’azienda. Ed allora sorge immancabilmente la domanda: quando risponde il datore di lavoro per gli infortuni sul lavoro? Cerchiamo di dare alcune indicazioni molto pratiche e semplici sull’argomento.

Chi paga gli infortuni sul lavoro?

I datori di lavoro sono obbligati ad assicurare contro gli infortuni sul lavoro e malattie professionali tutti i lavoratori dipendenti. Dal 2000, l’obbligo è stato esteso ai collaboratori coordinati e continuativi, ai dirigenti e agli sportivi professionisti.

L’assicurazione è affidata all’Inail (Istituto nazionale assicurazione infortuni sul lavoro). È quindi l’Inail che paga il risarcimento.

L’assicurazione ha lo scopo di garantire ai lavoratori dipendenti, in caso di infortunio sul lavoro e di malattia professionale, la necessaria tutela fisica, giuridica, sanitaria ed economica.

Quando risponde il datore di lavoro per gli infortuni sul lavoro del dipendente?

Insieme all’Inail, dell’infortunio del dipendente risponde il datore di lavoro nelle seguenti circostanze:

  • quando l’infortunio sia dipeso dalla mancata adozione, da parte del datore di lavoro, delle misure necessarie a tutelare l’integrità psico-fisica dei dipendenti (le cosiddette misure di sicurezza come gli strumenti di protezione), così come imposto dall’articolo 2087 del Codice civile;
  • quando il datore di lavoro sia stato condannato penalmente per il fatto dal quale l’infortunio è derivato. L’accertamento del reato può essere compiuto dal giudice civile, a seguito dell’azione dell’infortunato, anche nel caso in cui vi sia un provvedimento di archiviazione o un proscioglimento in sede istruttoria del datore di lavoro o di un suo dipendente incaricato;
  • quando la sentenza penale stabilisca che l’infortunio sia avvenuto per fatto imputabile a coloro che il datore di lavoro ha incaricato della direzione o sorveglianza del lavoro.

La designazione del responsabile del servizio di prevenzione e protezione non esclude in alcun modo la responsabilità del datore di lavoro in caso di infortunio. Tale designazione infatti non è una delega delle funzioni finalizzata all’esenzione dell’imprenditore da responsabilità per violazione delle norme in materia di sicurezza sul lavoro.

Il datore di lavoro non solo deve predisporre le misure necessarie per garantire l’incolumità del lavoratore, ma anche vigilare sulla loro osservanza da parte di quest’ultimo. Con la conseguenza che, se un dipendente non adotta le misure di prevenzione imposte dal regolamento aziendale o non indossa gli strumenti di protezione, il datore di lavoro resta ugualmente responsabile.

Tuttavia, laddove vi siano figure intermedie di tipo dirigenziale, con responsabilità di settore e poteri gestionali, possono essere coinvolte nel caso vi siano condotte colpose oppure omissioni di obblighi.

In tutti questi casi, al risarcimento dell’Inail si aggiunge quello del datore di lavoro. Tuttavia, dall’importo liquidato all’infortunato a titolo di risarcimento va detratto quanto pagato dall’Inail a titolo di indennizzo.

Quando non risponde il datore di lavoro per gli infortuni sul lavoro dei dipendenti?

Il datore di lavoro non risponde degli infortuni avvenuti ai dipendenti nel caso in cui il dipendente abbia tenuto una condotta del tutto avulsa dall’esercizio della sua prestazione lavorativa o abbia posto un comportamento abnorme ed imprevedibile, tale cioè che il datore di lavoro non poteva anticipare e neutralizzare. È ciò che viene chiamato «rischio elettivo» ossia voluto, scelto dal lavoratore.

Dunque, in caso di rischio elettivo, l’infortunio non viene più risarcito, né dal datore di lavoro, né dall’Inail.

Vediamo, più concretamente, quando si può parlare di rischio elettivo:

  • vi deve essere un atto volontario (in contrapposizione agli atti automatici del lavoro, spesso fonte di infortuni), ma altresì arbitrario, nel senso di illogico ed estraneo alle finalità produttive (si pensi a un dipendente che salga su una macchina fotocopiatrice per ballare quando il capo non c’è);
  • diretto a soddisfare impulsi meramente personali;
  • che affronti un rischio diverso da quello cui il dipendente sarebbe assoggettato nella normale attività lavorativa, sicché l’evento non abbia alcun rapporto di dipendenza con lo svolgimento dell’attività lavorativa.

Dunque, la semplice condotta imprudente ed incauta del lavoratore non fa venir meno il diritto al risarcimento se c’è la violazione di un obbligo di prevenzione da parte del datore di lavoro. Quindi, il lavoratore che sale su una impalcatura senza il casco di protezione viene ugualmente risarcito trattandosi di un rischio prevedibile e neutralizzabile con il personale di controllo.



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