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Si può commettere un reato nel metaverso?

21 Maggio 2022 | Autore:
Si può commettere un reato nel metaverso?

È possibile violare la legge nella realtà virtuale? Si può compiere un crimine utilizzando il proprio avatar?

Un tempo, solo i romanzi e i film di fantascienza potevano permettersi di parlare di realtà virtuale, cioè di un mondo parallelo in cui è possibile assumere un’identità alternativa e vivere con il proprio alter ego. Oggi, tutto ciò è possibile grazie al metaverso, cioè all’universo parallelo offerto da Internet, che consente di vivere esperienze molto realistiche interagendo con altre persone. Nel metaverso è anche possibile spendere del denaro: si pensi alle criptovalute. Con questo articolo ci occuperemo di uno specifico aspetto: si può commettere un reato nel metaverso?

Mettiamo il caso che, prendendo parte a un videogioco che consente di entrare in un mondo virtuale, qualcuno venga insultato, diffamato o persino picchiato. Una condotta del genere costituirebbe reato?

Sin da subito dobbiamo dire che non esiste un “codice penale del metaverso”; in altre parole, non ci sono norme applicabili solamente alla realtà virtuale. Per sapere, dunque, se si può commettere un reato nel metaverso dobbiamo attingere alle comuni regole vigenti nel mondo “reale”.

Metaverso: cos’è?

Come anticipato in apertura, il metaverso è la realtà virtuale a cui si può accedere grazie a Internet. In questo mondo parallelo, si è rappresentati in tre dimensioni attraverso il proprio avatar, cioè un alter ego che può avere o meno le fattezze della persona che rappresenta.

In altre parole, l’avatar è la persona reale “tradotta” in termini virtuali, che agisce e interagisce nel metaverso con gli altri utenti.

Tipico esempio di metaverso è quello dei videogiochi i quali, in base al grado di tecnologia, consentono di vivere un’esperienza più o meno realistica all’interno di una dimensione virtuale (scenari di guerra, competizioni sportive, ecc.).

Metaverso: quali reati non si possono commettere?

È possibile commettere reati all’interno della realtà virtuale? Ad esempio, alcuni articoli di cronaca raccontano di molestie subite da alcune donne, o meglio dall’avatar di alcune donne.

In buona sostanza, chiedersi se è possibile macchiarsi di reati nel multiverso significa domandarsi se si può compiere un atto criminale utilizzando il proprio avatar.

Ora, è chiaro che non può essere mandato in carcere un alter ego virtuale; è possibile però prendersela con chi, nel mondo reale, manovra la sua proiezione nel metaverso? Dipende.

Per le tecnologie disponibili finora, l’esperienza del metaverso non prevede una partecipazione tattile alla realtà virtuale. In altre parole, per quanto profonda e “immersiva” possa essere la partecipazione al metaverso, non è possibile toccare materialmente un’altra persona.

Ciò ci consente di escludere tutti i reati che presuppongono il contatto tra vittima e colpevole, come ad esempio quelli di percosse, lesioni personali, violenza sessuale, maltrattamenti, ecc.

Molestare con palpeggiamenti l’avatar di altri, dunque, per quanto possa rappresentare una condotta censurabile e moralmente riprovevole, non costituisce reato.

Metaverso: quali reati si possono commettere?

A quanto appena detto nel precedente paragrafo circa la necessità di “toccare” la vittima per poter commettere un reato fa eccezione un particolare reato del Codice penale: quello di pornografia virtuale.

La legge [1] punisce a titolo di pedopornografia anche il materiale pornografico virtuale realizzato utilizzando immagini di minorenni.

Ad esempio, secondo la giurisprudenza [2], integra il reato di pornografia virtuale la produzione, mediante la tecnica del fotomontaggio, con l’utilizzo del programma “Photoshop”, di un’immagine nella quale i volti reali di minori sono sovrapposti a corpi di adulti intenti a pratiche sessuali.

Da tanto deriva che, se nel metaverso vengono rappresentate situazioni esplicitamente sessuali che coinvolgono minori, anche se concretamente non vi è coinvolta nessuna persona, nel senso che nessun minorenne è stato mai sottoposto a quelle pratiche, si commetterebbe ugualmente il reato di pedopornografia, nella sua forma “virtuale”.

Nel metaverso possono inoltre essere commessi tutti quei reati che non presuppongono il contatto fisico tra vittima e reo e che, di norma, costituiscono un illecito anche nella “vita normale”. Si pensi alla diffamazione: gli insulti in rete costituiscono reato, quando sono capaci di ledere la reputazione dell’utente e sono percepibili da più persone.

Anche una minaccia potrebbe essere commessa nel metaverso. Così come la diffamazione, però, l’espressione offensiva deve essere rivolta non all’avatar in quanto tale, bensì al soggetto reale che si nasconde dietro di esso.

Ad esempio, se in un videogioco di guerra si minaccia di morte l’avversario, non si incorrerà in alcun tipo di illecito; se, al contrario, la minaccia è rivolta all’utente dietro l’avatar, allora si avrà un reato in piena regola.

Ci sono poi reati che sono commessi tipicamente nel mondo virtuale. È il caso del furto dell’identità digitale, che consiste nell’attribuirsi le generalità di un’altra persona adoperando Internet.

Spacciarsi per altri, anche solo in forma di avatar, potrebbe dunque integrare una sostituzione di persona in piena regola, se l’intento è quello di ingannare gli altri.


note

[1] Art. 600-quater.1, cod. pen.

[2] Cass., sent. n. 15757 del 24 novembre 2017.

[3] Art. 640-ter cod. pen.

Autore immagine: canva.com/


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