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Rc auto: se l’automobilista non dice la verità all’assicurazione

1 Agosto 2014
Rc auto: se l’automobilista non dice la verità all’assicurazione

Omettere circostanze che possono aggravare il rischio della polizza può comportare il rischio di risoluzione del contratto.

 

Il cliente che, per risparmiare con la polizza rc auto, non dice la verità alla propria compagnia di assicurazione e nasconde, invece, circostanze che potrebbero far variare il prezzo della polizza, rischia la risoluzione del contratto. Vediamo in che misura.

È noto che le polizze sulla responsabilità civile obbligatoria sulla circolazione stradale vengono “personalizzate”: in base ad alcune variabili (come, per esempio, la presenza della scatola nera sul mezzo, il chilometraggio annuo, la professione del titolare del mezzo e – benché vietato dalle norme europee – il relativo sesso) il prezzo da pagare semestralmente o annualmente può essere più o meno alto.

Mentire, però, alla propria compagnia, su tali aspetti contrattuali, solo per usufruire delle tariffe più agevolate, può comportare il rischio di rimanere senza copertura assicurativa e, per di più, di perdere i soldi già versati in anticipo. Senza contare il fatto che, in caso di incidente stradale, si corre il rischio di non essere risarciti.

Lo stabilisce il codice civile [1] che tutela le compagnie: non potendo, infatti, queste ultime, verificare ogni singola dichiarazione del proprio cliente, si basano “sulla fiducia” e recepiscono quanto da quest’ultimo dichiarato in contratto, salvo poi, qualora emerga una diversa verità, recedere dal contratto.

La legge impone al cliente di avvisare l’assicurazione, sia al momento della firma del contratto che in corso di esecuzione dello stesso, del verificarsi di qualsiasi mutamento delle circostanze di fatto che possa aggravare il rischio (si pensi, per esempio, a un sopravvenuto problema alla vista). In pratica, l’assicurato deve rivelare tutte quelle circostanze che, se conosciute dalla compagnia al momento della stipula del contratto, avrebbero indotto quest’ultima a non siglare il contratto o a siglarlo a condizioni diverse (fissando un premio più elevato).

Se non viene rispettato quest’obbligo e l’avviso non viene fornito tempestivamente, si possono verificare queste ipotesi:

1. se l’aggravamento è talmente grave che l’assicuratore non avrebbe mai consentito l’assicurazione, la compagnia può recedere dal contratto con effetto immediato, dandone comunicazione per iscritto, entro un mese da quando è venuta a conoscenza dell’aggravamento del rischio; in tal modo il cliente verrà lasciato scoperto da copertura (per esempio se si scopre che il conducente in realtà non ha la patente).

2. diversamente, se la conoscenza della diversa circostanza avrebbe solo comportato un premio più alto da pagare, il recesso non ha effetto immediato ma solo dopo 15 giorni. In tal caso, il cliente ha tutto il tempo per cercare un’altra copertura.

In entrambi i casi, però, la compagnia può trattenere per sé i premi già pagati dal cliente, senza restituirgli i soldi anticipati relativi al periodo di assicurazione in corso al momento in cui è comunicata la sua dichiarazione di recesso.

Ovviamente, in tali situazioni, la compagnia risarcisce solo i sinistri verificatisi prima che il recesso abbia avuto effetto.  Inoltre essa può decidere di non risarcire il danno se il rischio reale era tale da non consentire l’assicurazione (l’ipotesi n. 1); se invece la consentiva (l’ipotesi n. 2), il risarcimento viene erogato, ma è ridotto in proporzione al rapporto tra il premio originario e quello più alto che sarebbe stato fissato se il maggiore rischio fosse stato noto prima.


note

[1] Art. 1898 cod. civ.

Autore immagine: 123rf com


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