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Chi paga i tanti Pos in arrivo? Il Governo tenta l’accordo

2 Agosto 2014
Chi paga i tanti Pos in arrivo? Il Governo tenta l’accordo

Lotta al contante: studi professionali, commercianti, artigiani e tanti altri alle prese con una innovazione che cambia i pagamenti.

Ha senso, per gli interessi generali della collettività, dotare professionisti e commercianti di un Pos gratuito? Far pagare il minimo le transazioni? E chi deve pagare un passaggio che non è solo tecnologico ma è di cultura, di trasparenza fra cittadini e di lotta all’illegalità?

I Pos (point of sale) sono le apparecchiature che nei supermarket, nei centri commerciali e negozi, in molte amministrazioni pubbliche, nei ristoranti permettono il pagamento con carta di credito o di debito.

Come è noto per professionisti, commercianti e a tanti altri soggetti è stato previsto l’obbligo di dotarsi da inizio luglio delle apparecchiature per stimolare i pagamenti in contanti e ridurre i pagamenti cash che in Italia sono ancora l’80 per cento. Un obbligo, però, “sui generis”, posto che,  in caso di violazione, non è stata prevista alcuna sanzione.

 

La collettività avrebbe parecchi vantaggi nel maggior utilizzo di pagamenti digitali, così anche le banche che ridurrebbero i costi della circolazione di banconote fisiche. Il cliente potrebbe chiedere di pagare con carta ogni spesa sopra i 30 euro.

Il problema, tema di incontri polemiche e iniziative, è il costo. Stimato ufficialmente in 180 euro medi e che i commercianti segnalano come troppo alto soprattutto in una fase di difficoltà dei consumi. Da qualche parte è stato raggiunto un accordo fra banche e categorie per incentivare l’utilizzo dei Pos.

L’Unione Artigiani della provincia di Milano ha firmato una convenzione con Payleven e i suoi associati potranno utilizzare il nuovo dispositivo: zero costi fissi e senza commissioni sul transato per i primi due mesi (leggi: “Nasce il Pos senza costi”). Payleven è un servizio di mobile Pos che consente di accettare pagamenti con carta (di credito e di debito) attraverso il proprio smartphone o tablet. “Il costo delle transazione bancarie derivate dal Pos dovrebbe essere azzerato da parte delle banche, o quanto meno fatto sopportare in modo equo a chi incassa e a chi paga” ha proposto il segretario generale dell’Unione artigiani di Milano, Marco Accornero.

La Banca Popolare di Vicenza ha offerto agli iscritti a Confprofessioni la possibilità di pagare con smartphone e tablet, senza pagamento di canone , spese di installazione del terminale e commissioni, l’accordo vale due anni e non prevede di aprire un conto.

Ubi Banca e 3 Italia, con il supporto di CartaSi, hanno lanciato il servizio di Mobile Pos che consente di accettare pagamenti elettronici in mobilità con commissioni bancarie ridotte. E così via. Ma sono accordi locali, manca ancora un patto fra le tante parti coinvolte.

All’introduzione di nuove regole sui Pos, compreso un minimo di sanzioni, si sta lavorando molto al ministero dello Sviluppo. Il Governo sembra intenzionato a intervenire per ridurre la montagna di cash in circolazione e anche nelle nuove iniziative di contrasto al sommerso alcuni capitoli toccano il tema dei pagamenti digitali.



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