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Invio tardivo fattura elettronica: cosa può succedere?

21 Maggio 2022 | Autore: Patrizia Del Pidio
Invio tardivo fattura elettronica: cosa può succedere?

Quali sono i termini per inviare una fattura elettronica e che accade in caso di ritardo? 

La fattura elettronica può essere inviata anche in ritardo e la trasmissione tardiva permette di ridurre le sanzioni applicabili grazie al ravvedimento operoso. Prima di affrontare, però, l’invio tardivo della fattura elettronica, cerchiamo prima di capire come funziona, quali sono i termini entro i quali deve essere inviata e in quali casi è possibile l’invio in ritardo.

Premettiamo fin da subito che la fattura elettronica può essere immediata o differita. Prima di proseguire nella nostra esposizione, parleremo di questa differenza.

Fattura elettronica immediata e differita

La fattura elettronica immediata deve essere emessa entro 24 ore dal momento che si effettua l’operazione ai fini Iva e nella compilazione della fattura in “Data del documento” andrà inserita la data effettiva dell’operazione. Una volta compilata la fattura deve, poi, essere trasmessa al Sistema di Interscambio entro 12 giorni dalla data in cui l’operazione è stata effettuata.

Attenzione, i tempi di invio della fattura elettronica prevedono una linea molto rigida: la scadenza dei 12 giorni è valida anche se il dodicesimo giorno cade in un giorno festivo. La norma per la quale se la scadenza degli adempimenti cade in un giorno festivo la scadenza stessa viene rinviata al primo giorno lavorativo disponibile è applicabile solo a quegli adempimenti che il contribuente assolve nei confronti del Fisco ma non anche all’invio e alla trasmissione della fattura elettronica. Quest’ultima, infatti, deve tutelare anche la controparte che attende il documento e che con lo stesso deve esercitare i propri diritti fiscali.

A quando corrisponde la data di emissione di una fattura immediata? Come abbiamo anticipato deve corrispondere alla data in cui l’operazione ai fini Iva è effettuata e nello specifico:

  • se si sta stipulando un atto di compravendita di beni immobili la data di riferimento è quella della stipula dell’atto stesso;
  • se si stanno effettuando prestazioni di servizio, invece, la data di riferimento è quella del giorno in cui è avvenuto il pagamento del corrispettivo dovuto (in tutto o in parte);
  • se, infine, si stanno vendendo beni mobili, la data di riferimento è quella relativa al giorno della spedizione o della consegna all’acquirente.

La fattura elettronica differita, invece, può essere emessa quando si verificano cessioni di prestazioni o servizi nello stesso mese, allo stesso acquirente. Il termine ultimo per l’invio della fattura differita al Sdi è entro il giorno 15 del mese successivo a quello in cui l’operazione è stata effettuata.

Ma quale data bisogna indicare in fattura? La data di riferimento è quella in cui è stata effettuata l’operazione o, in alternativa quella in cui il corrispettivo spettante è stato emesso in parte o in totale. In presenza di più operazioni, come chiarisce l’Agenzia delle Entrate con la circolare 14/E del 2019, corrisponde alla data dell’ultima operazione effettuata mentre per la trasmissione al Sdi si può procedere in uno qualsiasi dei giorni che vanno dal 1° al 15° giorno del mese successivo.

Facciamo un esempio pratico.

Marco compra da Fabio un personal computer per la sua azienda il 3 maggio, ne compra un altro il 15 maggio e un ultimo il 23 maggio. La fattura dovrà avere la data del 23 maggio (ultima operazione) e dovrà essere tramessa al Sistema di interscambio entro il 15 giugno dello stesso anno.

Invio tardivo della fattura elettronica: cosa si rischia?

La vigente normativa prevede che si debbano pagare pesanti sanzioni quando si emettono fatture elettroniche con errori, in caso vengano omesse o anche inviate in ritardo al Sdi o, ancora, nel caso in cui vengano scartate dal Sdi.

Gli importi delle sanzioni variano, ovviamente, in base alla violazione commessa e partono da un minimo di 250 euro fino ad arrivare al 180% dell’imposta. Nessuna sanzione, invece, è prevista qualora si commettano violazioni solo a livello formale, così come previsto dall’articolo 6, comma 5-bis del D. Lgs numero 472 del 1997.

Quello che ci interessa chiarire in questa sede è cosa si rischia inviando una fattura elettronica in ritardo e se l’invio tardivo della stessa possa, in qualche modo, tutelarci dalle sanzioni previste dalla normativa.

Per una fattura elettronica omessa, errata o con invio in ritardo, come prevede l’articolo 6 del D. Lgs. 471/1997 al comma 1, la sanzione va dal 90% al 180% dell’imposta (con importo minimo mai inferiore a 500 euro). Si tratta di una sanzione che può essere, quindi, anche molto pesante se la fattura tardiva riguarda importi alti.

L’invio tardivo di una fattura elettronica, quindi, può costare molto caro anche se può venire in aiuto l’istituto del ravvedimento operoso che permette di ridurre significativamente le ammende da pagare: prima si agisce nel sanare la violazione e maggiore è lo “sconto” che il ravvedimento operoso offre.

Fattura tardiva: sanzioni e ravvedimento operoso

Il ravvedimento operoso permette di ridurre in modo corposo la sanzione dovuta per l’invio tardivo della fattura elettronica e per utilizzarlo è necessario indicare nel modello F24 il codice tributo 8911 e indicare come anno di riferimento quello in cui la violazione è stata commessa.

A prevedere, con il ravvedimento operoso, sanzioni ridotte è sempre il decreto legislativo 472 del 1997 che sancisce le seguenti riduzioni delle sanzioni previste:

  • 1/9 della sanzione in caso si provveda alla trasmissione entro 90 giorni dalla violazione;
  • 1/8 della sanzione se si provvede a sanare la violazione entro il termine di presentazione della dichiarazione Iva relativa allo stesso anno in cui la violazione è stata commessa;
  • 1/7 della sanzione se si sana la violazione entro il termine di presentazione della dichiarazione Iva dell’anno successivo a quello in cui la violazione è stata commessa;
  • 1/6 della sanzione se si sana la violazione oltre il termine della presentazione della dichiarazione Iva dell’anno successivo a quello in cui la violazione è stata commessa.

Fattura elettronica tardiva: F24 e codice tributo

Quando ci si accorge di aver dimenticato di trasmettere una fattura elettronica al Sistema di interscambio è bene provvedere quanto prima al ravvedimento operoso pagando le sanzioni ridotte sopra esposte. Il tempismo, infatti, in caso di ravvedimento operoso è determinante nel calcolo della sanzione.

Il pagamento della sanzione ridotta deve essere effettuato tramite modello F24 che va compilato nella sezione Erario. Il codice tributo da utilizzare è 8911 e l’anno da indicare è quello relativo a quando la violazione è stata commessa.

Fattura elettronica tardiva ma liquidazione Iva corretta

Da tenere conto, quando si invia una fattura elettronica tardiva, che se anche il contribuente ha provveduto, nonostante il ritardo della trasmissione del documento, a liquidare correttamente l’Iva dovuta comprendendo anche la fattura tardiva, le sanzioni per l’invio in ritardo vengo elevate ugualmente. A stabilirlo è la risposta dell’Agenzia delle Entrate all’interpello 528 del 16 dicembre 2019, nel quale viene chiarito che la violazione in questione rientra, in ogni caso, in quelle “formali” che coincidono con l’inosservanza delle formalità degli adempimenti che, di fatto, ostacolano potenzialmente l’attività di controllo.

Non basta, quindi, aver liquidato correttamente l’Iva dovuta per evitare le sanzioni spettanti per l’invio tardivo della fattura elettronica.



Di Patrizia Del Pidio


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