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Cosa succede in caso di denuncia per diffamazione?

27 Maggio 2022 | Autore:
Cosa succede in caso di denuncia per diffamazione?

Tutto ciò che c’è da sapere sulla diffamazione, dalla commissione del crimine fino alla condanna, passando per la querela e le indagini preliminari.

Parlar male di una persona, soprattutto se assente, è una cattiva abitudine di molti. Non tutti sanno, però, che una condotta del genere può avere conseguenze penali piuttosto serie: infangare la reputazione altrui costituisce infatti il delitto di diffamazione, punito anche con la reclusione. Con questo articolo vedremo cosa succede in caso di denuncia per diffamazione.

Mettiamo il caso che una persona sia venuta a conoscenza di alcune malelingue particolarmente lesive della propria reputazione; ad esempio, una mamma ha scoperto che sulla chat di gruppo della scuola è stata più volte accusata di essere un pessimo genitore e di maltrattare i figli. In un’ipotesi del genere, com’è possibile tutelarsi? Cosa succede in caso di denuncia per diffamazione? Scopriamolo insieme.

Diffamazione: quando è reato?

La diffamazione è reato quando si offende la reputazione di una persona assente. In pratica, la diffamazione è l’ingiuria fatta quando la vittima non è presente e non può replicare (art. 595 Cod. pen.).

Affinché scatti il reato occorre che la diffamazione sia fatta in presenza di almeno altre due persone. Ciò significa che, se si sparla di qualcuno solamente con una persona (un amico, un parente, ecc.), non si commette alcun illecito.

Per “reputazione” deve intendersi la considerazione, sociale e professionale, che si ha di una persona. Ciò significa che si ha diffamazione ogni volta che si cerca di screditare la vittima in un determinato contesto.

Mettere in giro la voce che Paolo, avvocato, è un pessimo professionista, costituisce diffamazione, in quanto si lede la reputazione che Paolo ha nel suo ambiente lavorativo.

Affermare in presenza di altri che Tommaso, padre di famiglia, è un pessimo genitore significa commettere una diffamazione, in quanto viene messa in discussione la sua reputazione nel contesto familiare.

In genere, la diffamazione avviene con le parole, ma nulla toglie che possa essere diffamatorio anche un gesto, un disegno o una foto.

Diffamazione: come sporgere querela?

La persona diffamata può sporgere querela entro tre mesi da quando ha avuto conoscenza delle espressioni irriguardose pronunciate nei suoi confronti.

In altre parole, i tre mesi decorrono da quando la vittima ha scoperto il fatto, non da quando il fatto è stato effettivamente commesso.

La querela può essere sporta presso qualsiasi presidio delle forze dell’ordine (carabinieri, polizia, ecc.), recandosi personalmente oppure delegando il proprio avvocato.

La querela può essere scritta oppure orale; in quest’ultimo caso, l’ufficiale di polizia giudiziaria che la riceve procede a metterla per iscritto e a farla firmare alla persona offesa.

Diffamazione: cosa succede dopo la querela?

Dopo aver ricevuto la querela iniziano formalmente le indagini preliminari, durante le quali le forze dell’ordine si mettono all’opera per raccogliere informazioni in merito al fatto denunciato.

La polizia sentirà la persona offesa ed, eventualmente, può decidere anche di convocare il soggetto denunciato per sentire la sua versione dei fatti. Potranno essere ascoltate anche tutte le persone che hanno assistito al crimine e che, quindi, potranno testimoniare in giudizio.

Per ritenere fondata la diffamazione le forze dell’ordine possono basarsi anche sulla sola dichiarazione della vittima, se questa è particolarmente convincente e non c’è motivo di dubitare della sua attendibilità.

Se, all’esito delle investigazioni, la diffamazione risulterà fondata, allora si celebrerà il processo davanti al giudice. Vediamo come.

Diffamazione: come funziona il giudizio?

Il processo penale per diffamazione può celebrarsi davanti al giudice di pace oppure in tribunale, a seconda della gravità del fatto.

In particolare, la legge prevede che:

  • per la diffamazione semplice è competente il giudice di pace;
  • per la diffamazione aggravata è competente il giudice del tribunale.

La diffamazione è aggravata quando è stata fatta per mezzo della stampa (giornali e riviste, anche telematiche) o attraverso altro strumento di pubblicità (come i social network, ad esempio). In questi casi, l’offesa è considerata particolarmente seria perché può essere vista da una platea indeterminata di soggetti.

In ogni caso, l’imputato verrà avvertito della data dell’udienza mediante apposito decreto inviatogli dal pubblico ministero. Egli dovrà necessariamente farsi assistere da un avvocato; se non ne nomina uno di fiducia, allora gliene verrà assegnato uno d’ufficio, il quale avrà comunque diritto al compenso, salvo il ricorrere delle condizioni per accedere al gratuito patrocinio.

La vittima di diffamazione, invece, potrà costituirsi parte civile per chiedere il risarcimento dei danni. Anche in questo caso è necessaria l’assistenza di un avvocato. Se, invece, la persona offesa decide di non costituirsi, allora potrà anche non nominare alcun difensore.

Condanna per diffamazione: cosa si rischia?

La diffamazione è punita diversamente a seconda delle sue modalità:

  • la diffamazione pura e semplice è punita con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a 1.032 euro;
  • la diffamazione consistente nell’attribuzione di un fatto determinato (ad esempio: Paolo spaccia droga), è punita con la reclusione fino a due anni, ovvero con la multa fino a 2.065 euro;
  • la diffamazione aggravata fatta con la stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità è punita con la reclusione da sei mesi a tre anni o con la multa non inferiore a 516 euro.

In concreto, però, non si rischia praticamente mai di finire in carcere per diffamazione, in quanto:

  • il giudice di pace non può condannare alla reclusione, ma solo al pagamento di una multa o, al massimo, alla permanenza domiciliare (o, su richiesta dell’imputato, alla pena del lavoro di pubblica utilità);
  • il tribunale può condannare al carcere, ma spesso si preferisce la pena pecuniaria della multa. Anche quando c’è la condanna alla reclusione, poi, si può sempre beneficiare della sospensione condizionale della pena, evitando così di scontare la pena.


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