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Diritto di abitazione tra fratelli: come funziona?

28 Maggio 2022 | Autore:
Diritto di abitazione tra fratelli: come funziona?

Cos’è e in cosa consiste il diritto di vivere nella casa di altri? Quale familiare ha, per legge, il diritto di continuare ad abitare nella casa coniugale?

Chi vive in una casa è in genere il proprietario dell’immobile oppure l’inquilino che sta in affitto. Ci sono però altre situazioni che legittimano la permanenza di una persona all’interno di una casa non propria: è il caso del comodato, dell’usufrutto e del diritto di abitazione. In cosa consiste quest’ultima situazione? Come funziona il diritto di abitazione tra fratelli?

Nel prosieguo vedremo in generale cos’è il diritto di abitazione contemplato dal Codice civile per poi approfondire una specifica questione, e cioè cosa prevede la legge a proposito del diritto di abitazione tra fratelli. Se l’argomento ti interessa, ti invito a proseguire nella lettura.

Diritto di abitazione: cos’è?

L’abitazione è un diritto che permette a chi ne beneficia di vivere nella casa di altri.

Risulta sin da subito evidente che il diritto di abitazione può avere ad oggetto solo beni immobili destinati a uso abitativo e che lo stesso può essere costituito solo a favore di persone fisiche (sono quindi escluse società, ditte, imprese, associazioni, ecc.).

Diritto di abitazione: come funziona?

Secondo la legge (art. 1022 cod. civ.), chi ha il diritto di abitazione di una casa può abitarla limitatamente ai bisogni suoi e della sua famiglia (composta da coniuge o convivente e figli).

Chi beneficia del diritto di abitazione è tenuto ad effettuare le riparazioni ordinarie sull’immobile, mentre la manutenzione straordinaria resta a carico del proprietario, a meno che non si renda necessaria per via della negligenza o dell’imprudenza di chi vi abita.

Ad esempio, se l’impianto elettrico va in corto circuito a causa di un guasto provocato dalla persona che vi abita, sarà poi costei a dover provvedere alla riparazione.

Il beneficiario del diritto di abitazione deve anche pagare le tasse sulla casa, come ad esempio l’Imu.

Il diritto di abitazione non può essere ceduto né concesso in locazione (art. 1024 cod. civ.). Si tratta quindi di un diritto di cui può godere solo colui a cui è attribuito direttamente dal proprietario dell’immobile.

Diritto di abitazione: come si acquista?

Il diritto di vivere nella casa altrui si acquisisce:

  • per contratto, mediante il quale il proprietario dell’immobile decide di attribuire l’abitazione a un’altra persona, familiare o meno, per un determinato periodo di tempo o per la vita del beneficiario;
  • per testamento, a favore di uno degli eredi o di un terzo;
  • per usucapione. In questo caso, il possesso ventennale dell’immobile può far sorgere il diritto di abitazione in capo a chi ci vive;
  • per legge, ma solo a favore del coniuge superstite, anche quando questi concorre nella successione con altri eredi, se l’immobile era di proprietà del defunto oppure di proprietà comune con il coniuge.

Diritto di abitazione tra fratelli: cosa dice la legge?

La legge non attribuisce alcun diritto di abitazione ai fratelli del proprietario dell’immobile. Come appena visto sul finire del precedente paragrafo, solamente il coniuge di persona defunta ha diritto, in modo inderogabile, a continuare a vivere nella casa familiare, anche in presenza di altri eredi.

Pertanto, se una persona muore lasciando un immobile, il fratello non avrà automaticamente diritto a viverci dentro, a meno che il defunto, mediante testamento, non abbia stabilito che il diritto di abitazione spetti proprio al fratello.

Matteo muore lasciando come eredi i figli e un fratello. Mediante testamento dispone che al fratello sia concesso il diritto di abitazione sulla propria casa.

Marco muore lasciando come eredi soltanto due fratelli. A questi spetterà tutta l’eredità, ma nessuno dei due potrà dire di avere un diritto di abitazione sulla casa di Marco, la cui proprietà, in assenza di testamento, spetterà al 50% ad entrambi.

Tommaso muore lasciando come eredi la moglie e il fratello. Per legge, alla moglie spetta il diritto di abitazione sulla casa, a prescindere da ciò che toccherà al fratello.

Insomma: per legge, non c’è alcun diritto di abitazione tra fratelli. Nulla vieta, però, che esso possa essere costituito, mediante testamento oppure per contratto.

Ad esempio, un soggetto potrebbe costituire in favore del fratello un diritto di abitazione, da esercitare sul proprio immobile. Così facendo, il beneficiario potrà vivere nella casa del fratello insieme alla propria famiglia (moglie e figli, ad esempio), per il tempo stabilito all’interno del contratto.

Paolo decide di costituire un diritto di abitazione decennale a favore del proprio fratello, Francesco. Questi potrà vivere nella casa di Paolo per dieci anni, insieme alla propria famiglia, curando l’ordinaria manutenzione dell’immobile e pagando le relative tasse. Alla scadenza, dovrà restituire l’immobile a Paolo.



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