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Maltrattamenti in famiglia anche dopo la convivenza

2 Agosto 2014
Maltrattamenti in famiglia anche dopo la convivenza

Se marito e moglie si separano e vanno a vivere in posti diversi si può comunque configurare il reato di maltrattamenti in famiglia: rimane infatti in piedi il dovere di rispetto e assistenza del matrimonio.

Per far scattare il reato di maltrattamenti in famiglia [1] non c’è bisogno che marito e moglie convivano. Il delitto in questione, infatti, si configura anche nel caso in cui i due si siano separati e vivano in luoghi diversi. Tra di loro, infatti, rimangono fermi i doveri di rispetto reciproco, di assistenza morale e materiale e di solidarietà, doveri che sono conseguenze dirette del matrimonio.

Quindi, il delitto in commento può avvenire anche nei confronti di una persona non più convivente con il colpevole, sempre che i due siano ancora uniti da vincolo di matrimonio (o anche nel caso tra genitori e figli).

Lo ha detto la Cassazione qualche giorno fa [2].

Se le condotte violente si susseguono per un apprezzabile lasso temporale, anche nel caso in cui la convivenza dei coniugi sia terminata, il delitto di maltrattamento in famiglia ai danni del coniuge (delitto che assorbe in sé i reati di ingiuria, molestie e atti persecutori) scatta anche in caso di separazione e di conseguente cessazione della convivenza [3].

La cessazione del rapporto di convivenza non influisce sulla configurabilità del reato in esame, la cui consumazione può avvenire anche nei confronti di una persona non convivente con l’imputato quando essa sia unita all’agente da vincoli nascenti dal coniugio o dalla filiazione [4].



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