Diritto e Fisco | Editoriale

Avvocati: a quanto ammonta la dichiarazione di redditi

4 Agosto 2014
Avvocati: a quanto ammonta la dichiarazione di redditi

Una crisi strutturale di una professione che preferisce rimanere tradizionalista e fedele a se stessa piuttosto che accordare maggiore libertà ai nuovi iscritti.

Sono dati allarmanti quelli che ritraggono la situazione reddituale degli avvocati italiani, una categoria in forte stallo, complice – più che la crisi economica – una crisi strutturale del settore giustizia e l’impennata delle spese processuali.

Il calo del contenzioso, secondo alcune stime pubblicate da giornali economici nazionali, risulterebbe di circa un terzo: un conteggio, però, che non dice che i restanti due terzi sarebbero concentrati, in gran parte, nelle mani degli studi più forti e organizzati.

Dunque, finisce definitivamente l’era dell’avvocato “bottegaio”. È il tramonto, anche, delle economie artigianali, in favore di quelle a carattere imprenditoriale.

In questi giorni, l’avv. Alessandro Di Battista, delegato di Cassa Forense, ha pubblicato sul giornale della Cassa Forense, CF News, i redditi degli avvocati italiani. Secondo i dati “ufficiali”,

– gli avvocati iscritti alla Cassa al 31.12.2012 erano 177.088 con un reddito medio di € 46.921: però, solo il 10,1% (17.903) ha dichiarato un reddito superiore ad € 91.550, che costituiva il tetto reddituale per quell’anno, mentre la media del restante 89,9% (159.181) si riduce ad € 23.901;

– gli avvocati iscritti agli Albi al 31.12.2012 erano 230.435 (di cui 177.088 come detto iscritti anche alla Cassa) con reddito medio di € 38.629; mentre quella del restante 92,2% “precipita” ad € 18.438;

– gli avvocati iscritti agli Albi ma non alla Cassa al 31.12.2012 erano 53.347 con reddito medio di € 3.182;

– gli avvocati iscritti alla Cassa che dichiarano oltre € 91.550 hanno una media reddituale di circa 10 volte superiore a quella dei colleghi iscritti alla Cassa con redditi dichiarati inferiori ad € 91.550.

Al di là dell’indubbio peso che la “questione fiscale” ha su tale situazione, non si potrà neanche negare che la categoria nulla ha fatto, sino ad oggi, per venire incontro alle esigenze del mercato. Anzi si è finito per irrigidire norme (deontologiche e non) ormai obsolete e spesso contrarie alle esigenze della clientela. Così, dimenticando che la domanda di servizi legali è moderatamente elastica, piuttosto che attribuire alla professione un piglio di modernità e maggiore flessibilità, si è finito per imbrigliarla nelle proprie stesse regole.


note

Autore immagine: 123rf com


3 Commenti

  1. In questo articolo sembra che la crisi del settore sia causata dalle resistenze al libero mercato, quando il libero mercato ne è, al contrario, la causa.
    Nel 2000 il fisico ungherese A.L. Barabashi, studiando le reti irregolari (quelle presenti in natura) ha verificato che queste si sviluppano secondo la topografia a “invarianza di scala” (scale free) nel senso che non sia più possibile attuare una media dei “link” in quanto alcuni “hub” diventano iperconnessi, altri perdono connessioni, secondo una proporzione che già W. Pareto aveva osservato in natura ed in economia, dove l’ottanta per cento della ricchezza è detenuto dal 20 per cento della popolazione. le liberalizzazioni hanno agito, nella professione forense, in due modi; nel primo attuando il sistema “scale free” nel cluster degli avvocati, ovvero permettendo ai più forti di rafforzarsi a spese dei più deboli; nel secondo, la liberalizzazione (eliminando le tariffe) ha aperto le porte della povertà, consentendo di assottigliare, ancora di più, la base generale di guadagno, a favore di categorie esterne (banche, imprese, privati) che ha portato ad un impoverimento generale della categoria. A questo punto, osservando i redditi dei più, al di sotto della soglia di sopravvivenza, è da chiedersi se le liberalizzazioni non violino l’art. 41 della Costituzione, nella parte in cui esclude che l’iniziativa economica possa violare la dignità umana.

  2. concordo pienamente. la liberalizzazione va intesa NON dEl mercato ma dAgli avvocati: i più grandi hanno eliminato i più piccoli, aumentando nelle more il loro reddito e, poi, fagocitando ANCHE la nicchia prima occupata dagli “spariti”

  3. Ma dove sono tutte queste presunte liberalizzazioni? Non è stato liberizzatto proprio un bel nulla. …il legale e’ costosissimo, per pochi..

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