Niente Cassa integrazione in deroga per i “licenziati” da studi professionali

3 Agosto 2014
Niente Cassa integrazione in deroga per i “licenziati” da studi professionali

Professionisti fuori dagli ammortizzatori sociali per mancanza di fondi.

È ufficiale l’esclusione per gli studi professionali dalla Cassa integrazione in deroga.

La notizia non arriva del tutto inaspettata anche se si sperava in un ripensamento da parte del Ministero.

L’esclusione è contenuta nel decreto ministeriale di Lavoro ed Economia [1] in via di pubblicazione, che sancisce: “possono chiedere il trattamento (…) solo le imprese di cui all’articolo 2082 del Codice civile [l’articolo che definisce l’imprenditore commerciale, N.d.r.]”.

L’accesso alla Cig in deroga da parte degli studi professionali è possibile dal 2008, ma il ricorso a questo strumento è avvenuto nel 2012 e soprattutto nel 2013, per un monte ore complessivo pari a 20milioni, che rappresenta solo l’1% della Cig erogata nell’anno passato.

L’esclusione degli studi professionali dipende ufficialmente dalla mancanza di fondi. Anche se, dati alla mano, le risorse utilizzate dai professionisti sono state solo l’1%.

Non vi sono apparenti ragioni per creare disparità di trattamento tra chi svolge la professione sotto forma di impresa, che potrà continuare a beneficiare della Cig, e chi invece la svolge come libero professionista, che ne è invece escluso. Ciò nonostante, gli oltre 800mila professionisti che fanno lavoro negli studi non potranno usufruire degli ammortizzatori sociali.

Il totale di dipendenti di studi professionali che tra gennaio e ottobre 2013 ha fruito della Cig è stato di 7.944, il 77% in più rispetto all’anno precedente. Tra le categorie professionali che maggiormente hanno beneficiato di questo ammortizzatore segnaliamo, al primo posto, gli studi di consulenza amministrativo gestionale (1.361 unità, il 159% in più rispetto al 2012 ) seguiti dai notai con 1.277 unità (+197%); un numero giustificato dal fatto che questa categoria, che registra la media più alta di dipendenti, negli ultimi anni ha avuto un calo tra il 40 e il 50 per cento.


note

[1] Art. 2, comma 3, decreto ministeriale Lavoro ed Economia.


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