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Cosa succede se entro in una proprietà privata?

28 Maggio 2022 | Autore:
Cosa succede se entro in una proprietà privata?

Quando scatta il reato di violazione di domicilio? In quali casi è possibile entrare nell’immobile altrui senza chiedere il permesso?

Si è abituati a dire che la proprietà privata è sacra. In un certo senso è così, visto che la legge italiana punisce chiunque non rispetta tale diritto, prevedendo perfino la pena del carcere. Ad esempio, chi entra in casa di altri senza il permesso del legittimo titolare rischia di incorrere nel reato di violazione di domicilio; tale reato ricorre perfino se una persona, introdottasi in casa con il consenso del proprietario, decida poi di non andare via oppure di visitare altri posti dell’abitazione, come ad esempio il piano superiore, senza permesso alcuno. Ecco perché è bene approfondire questo argomento rispondendo alla seguente domanda: cosa succede se entro in una proprietà privata?

Come detto, le conseguenze di una condotta del genere possono essere gravi. Ci sono tuttavia delle ipotesi in cui è possibile introdursi nella proprietà altrui senza temere di incorrere in sanzioni. Quali sono questi casi? Cosa succede se si entra in una proprietà privata? Scopriamolo insieme.

Cosa succede se entro in casa di altri?

La violazione di domicilio è il reato che commette chi entra nella proprietà privata altrui senza alcun permesso.

Ma non solo: questo delitto si integra anche quando una persona, pur essendo già all’interno della proprietà privata di qualcun altro, decide di:

  • non andare via, nonostante l’invito in tal senso del padrone di casa;
  • entrare senza permesso in altri ambienti dell’immobile, come ad esempio la cantina o il piano superiore.

Insomma: c’è violazione di domicilio ogni volta che non si rispetta la volontà del padrone di casa, in quale non solo ha il pieno diritto di non far entrare nessuno, ma ha anche il potere di mandare via in qualsiasi momento la persona non più gradita.

Possiamo quindi affermare, senza ombra di dubbio alcuno, che chi entra in una proprietà privata senza il consenso del titolare commette il reato di violazione di domicilio, punito con la reclusione da uno a quattro anni [1].

Cosa si intende per domicilio?

La violazione di domicilio si commette non solo se si entra in casa di altri, ma anche quando si accede, senza consenso, in qualsiasi luogo privato ove si svolge la vita, lavorativa e non, di una persona.

Alla luce di questa considerazione, anche gli studi professionali, le camere d’albergo, le osterie, i caffè, le botteghe e gli altri locali simili devono considerarsi luoghi di privata dimora [4].

C’è violazione di domicilio anche se si entra senza consenso nelle appartenenze dei luoghi sopra elencati, cioè in quei posti messi al servizio dell’immobile principale, come ad esempio un cortile, una cantina, un magazzino esterno, una stalla, un orto o un giardino.

Non è invece equiparabile a un domicilio l’abitacolo di una vettura, in quanto sfornito dei requisiti minimi indispensabili per poter risiedere in modo stabile per un apprezzabile lasso di tempo [5].

Cosa succede se entro in una casa abbandonata?

Non c’è violazione di domicilio se si entra in una casa abbandonata o in altro immobile lasciato a sé stesso.

Secondo la giurisprudenza, ai fini della configurazione del delitto di violazione di domicilio, per abitazione si intende il luogo adibito ad uso domestico di una o più persone; non è tale, quindi, l’appartamento non ancora abitato dal proprietario [2].

La violazione di domicilio, quindi, presuppone la sua esistenza attuale e reale: l’attualità dell’uso non implica necessariamente la sua continuità e, pertanto, non viene meno in ragione dell’assenza, più o meno prolungata nel tempo, dell’avente diritto [3]. Ciò significa che il domicilio è tutelato anche se la sua occupazione è saltuaria: si pensi ad una casa al mare oppure ad una abitata solamente in determinate stagioni dell’anno.

Di contro, quando una casa è totalmente disabitata, non si potrà parlare di violazione di domicilio; si immagini a chi fa ingresso in un edificio abbandonato o in un vecchio rudere.

Cosa succede se entro nel terreno di proprietà privata?

Entrare nel terreno altrui, magari scavalcando la recinzione, costituisce il reato di ingresso abusivo, punito con una multa (art. 637 cod. pen.).

Il delitto scatta solamente se il fondo è visibilmente delimitato, ad esempio da un muro o da una staccionata, e se l’ingresso avviene senza necessità, cioè senza alcun motivo valido.

Non costituisce dunque reato entrare nel terreno altrui se non è recintato; ugualmente, non è reato superare il confine visibile se ciò è fatto per recuperare un animale o un proprio bene, come meglio diremo nel prossimo paragrafo.

Posso entrare nella proprietà altrui per recuperare una cosa o un animale?

La legge consente di entrare nella proprietà privata altrui per recuperare un bene oppure un animale.

Secondo il Codice civile (art. 843 cod. civ.), il proprietario del fondo deve permettere l’accesso a chi vuole riprendere la cosa sua che vi si trovi accidentalmente o l’animale che vi si sia riparato sfuggendo alla custodia.

In pratica, il titolare di un terreno, di un fondo, di un giardino o di un cortile è tenuto a far entrare nella sua proprietà la persona che intende recuperare l’oggetto che ha perso o l’animale che gli è sfuggito. Classica ipotesi è quella del pallone che, superando la staccionata, è entrato nel giardino del vicino. Il proprietario può evitare questa “invasione” solamente se si offre di consegnare la cosa o l’animale di sua spontanea volontà.

Il diritto di entrare nel fondo altrui per recuperare i propri animali o i propri oggetti non fa venir meno l’obbligo di risarcire i danni eventualmente prodotti da questi ultimi.

Se, ad esempio, il cane è entrato nel cortile del vicino e ha rovinato le aiuole, il padrone dell’animale dovrà risarcire i danni provocati al proprietario del fondo.


note

[1] Art. 614 cod. pen.

[2] Cass., sent. del 26.10.1983.

[3] Cass., sent. n. 43426 del 05.11.2004.

[4] Cass., sent. n. 9607 del 02.03.2004.

[5] Cass., sent. n. 21062 del 05.03.2004.

Autore immagine: canva.com/


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