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Colloquio di lavoro: è legale chiedere se si è fidanzati?

30 Maggio 2022 | Autore: Clio Minotti
Colloquio di lavoro: è legale chiedere se si è fidanzati?

Quante volte ti è capitato che ti venissero poste domande invadenti o imbarazzanti? È legale indagare sullo stato sentimentale del candidato nel corso di un colloquio?

Se anche tu, candidandoti ad un’offerta di lavoro, sei stato chiamato a partecipare ad un colloquio di selezione, probabilmente ti sarà capitato di rispondere anche ad alcune domande più intime. Magari, ti sarai chiesto se il datore di lavoro effettivamente avrebbe potuto farti quelle domande o se rappresentavano aspetti troppo privati della tua vita e poco inerenti all’attività professionale. Chiaramente, non tutte le domande personali sono precluse ai selezionatori: quelle relative alla motivazione, agli interessi o alle esperienze professionali sono domande tipiche dei recruiter nelle fasi di selezione. Tuttavia, ce ne sono alcune che la legge vieta. Se ti stai chiedendo se durante un colloquio di lavoro è legale chiedere se si è fidanzati, e in generale cosa è lecito domandare, la risposta è fornita direttamente dalla legge.

Colloquio di lavoro: è legale chiedere se si è fidanzati?

Durante un colloquio di lavoro, non è legale chiedere se si è fidanzati. La legge, infatti, pone un limite esplicito alle domande che possono essere poste dal datore di lavoro nel corso di un colloquio, vietando per esempio, quelle dirette ad indagare se il candidato è fidanzato, sposato, se ha figli o se ha intenzione di averne. Oltre ad essere inopportune e strettamente personali, queste domande sono di carattere discriminatorio e vietate dal Codice delle pari opportunità [1]. In particolare, la previsione mira a prevenire le discriminazioni fondate sul sesso per l’accesso al lavoro ed è stata pensata come misura a sostegno e tutela della donna che, per prassi, può trovarsi nella condizione di dover – nel corso di un colloquio – rispondere anche a domande non strettamente inerenti alla formazione, all’esperienza professionale, alla motivazione rispetto alla posizione lavorativa ma anche a quelle di natura personale.

In sostanza, quindi, il divieto di operare discriminazioni in base al genere per l’accesso al lavoro viene accompagnato dal divieto di porre domande che riguardano la vita privata. Se nel corso di un colloquio ti viene chiesto se hai intenzione di avere dei figli, se convivi o come pensi di bilanciare la vita familiare con quella professionale puoi rifiutarti di rispondere in quanto il datore di lavoro sta ponendo in essere un comportamento vietato dalla legge.

Colloquio di lavoro: quali sono le domande che la legge considera vietate?

Quelle sullo stato matrimoniale, sulla famiglia e sulla presenza di figli, non sono le uniche domande vietate durante un colloquio di lavoro. Vediamo quali sono gli altri quesiti che non è possibile porre.

Domande politiche, religiose o etniche rivolte al candidato

Tra le domande vietate nel corso di un colloquio di lavoro, risultano precluse per il datore di lavoro anche quelle politiche, religiose o relative all’etnia. La legge infatti pone il divieto di discriminare sulla base di motivi politici, religiosi o di nazionalità [2], vietando, di fatto, tutti quei quesiti volti ad indagare e a valutare l’ideologia politica, la fede religiosa o l’etnia. Tali questioni, infatti, non possono essere poste come elementi di valutazione del candidato.

Sono da considerarsi illecite le domande legate all’individuazione di questi principi a fini assunzionistici. Potrai quindi rifiutarti di rispondere a tutte quelle domande che in maniera più o meno diretta siano tese a interferire e ad indagare la tua sfera politica, religiosa o etnica. Sia che siano poste in maniera generica che specifica, sono vietate le domande del tipo «sei iscritto ad un sindacato?», «professi qualche tipo di religione?», «qual è la nazionalità dei tuoi genitori?», «quali festività ha la tua religione?», etc. Oltre ad essere domande inopportune, alle quali puoi rifiutarti di rispondere, rappresentano delle domande discriminatorie e quindi vietate dalla legge.

Domande sull’orientamento sessuale, sulle convinzioni personali e sulle disabilità del candidato

Tra le domande precluse ai datori di lavoro – in quanto vietate dalla legge -, sono da ricomprendere anche quelle inerenti all’orientamento sessuale, alle convinzioni personali e alle disabilità del candidato (fatta eccezione per i soggetti appartenenti alle categorie protette) [3]. Anche in questo caso, potrai rifiutarti di rispondere alle domande che implicitamente o esplicitamente siano volte ad indagare il tuo orientamento sessuale, una tua disabilità o una tua personale convinzione.

Domande sullo stato di salute fisica o psicologica del candidato

Anche le domande relative allo stato di salute fisica e psicologica del candidato sono vietate dalla legge [4]. In ragione di ciò, nessun datore di lavoro, in sede di colloquio, dovrebbe chiederti se soffri o hai sofferto di disturbi psicologici, se stai seguendo delle cure o se hai problemi di salute. Rappresentano infatti domande che invadono la sfera privata del candidato e che non possono essere poste come criterio per una eventuale assunzione.



Di Clio Minotti

note

[1] D. Lgs. 198/2006.
[2] D. Lgs. 215/2003.
[3] D. Lgs. 216/2003.
[4] D. Lgs. 276/2003.


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