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Trasfusioni di sangue infetto: il risarcimento entro 5 anni

4 Agosto 2014
Trasfusioni di sangue infetto: il risarcimento entro 5 anni

Prescrizione per virus da emotrasfusioni: risarcimento dei danni al Ministero entro il quinquennio.

Non sono, purtroppo, rari i casi di infezioni da virus HBV, HIV e HCV contratte da soggetti emotrasfusi. In tali ipotesi, il diritto al risarcimento del danno da parte di chi assume di aver contratto tali patologie per fatto doloso o colposo della struttura sanitaria è soggetto al termine di prescrizione quinquennale: il che significa che la causa per ottenere il risarcimento va proposta entro cinque anni; diversamente, non si potrà più ottenere alcun ristoro.

Lo ha detto la Cassazione in una recente sentenza [1].

Il Ministero della Salute ha l’obbligo di controllo e di vigilanza in materia di raccolta e distribuzione di sangue umano per uso terapeutico. Si tratta di una attività della massima delicatezza: per cui, in caso di omissione di tale attività, con conseguente insorgenza di una patologia da virus HIV, HBV o HCV in soggetto emotrasfuso, si può ritenere – in assenza di altri fattori alternativi – che tale omissione abbia causato la malattia e che se invece il Ministero avesse svolto il doveroso controllo l’evento non si sarebbe verificato [2].

Di conseguenza, la responsabilità dell’evento lesivo può agevolmente ricavarsi dall’omissione, da parte del Ministero, dei controlli sull’idoneità del sangue oggetto di trasfusione [3].

La responsabilità del Ministero della salute per i danni conseguenti ad infezioni da virus HBV, HIV e HCV non può essere qualificata come “contrattuale”, poiché tra il Ministero e il paziente non si è formalizzato alcun contratto (neanche un “contratto sociale”). Pertanto si parla di responsabilità extracontrattuale e, come in tutti i casi di responsabilità extracontrattuale, la richiesta di risarcimento del danno da parte degli infetti può essere avanzata entro massimo cinque anni.

Tale termine decorre poi [4] dal giorno in cui il paziente è venuto a conoscenza della malattia o avrebbe potuto conoscerla usando l’ordinaria diligenza e tenendo conto della diffusione delle conoscenze scientifiche.



note

[1] Cass. sent. n. 17403/14 del 30.07.2014.

[2] Cass., S.U., sent. n. 576/08.

[3] Cass., sent. n. 17685/11.

[4] A norma degli artt. 2935 e 2947, comma 1, cod. civ.


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