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Pensioni 2022: tutte le possibili uscite anticipate dal lavoro

1 Giugno 2022 | Autore: Patrizia Del Pidio
Pensioni 2022: tutte le possibili uscite anticipate dal lavoro

Quali sono le possibilità di uscita dal mondo del lavoro nel 2022? Cosa prevede la normativa?

Il 2022, almeno in ambito previdenziale, deve essere considerato come un anno di transizione. Come andare in pensione nei prossimi 12 mesi? Quali sono tutte le possibili uscite anticipate dal lavoro nel 2022?

Con la scadenza della quota 100 il 31 dicembre 2021 abbiamo dovuto dire addio alla pensione a 62 anni. La misura, infatti, per il triennio di validità ha permesso a moltissimi lavoratori di pensionarsi con requisiti ridotti rispetto a quelli richiesti dalla legge Fornero: almeno 62 anni di età ed almeno 38 anni di contributi.

Pensioni anticipate 2022: cosa cambia?

La quota 100 non è stata rinnovata perché considerata troppo onerosa per le casse dello Stato. Ma molti hanno polemizzato contro questa misura fin dalla sua introduzione nel 2019 affermando che favoriva alcuni lavoratori rispetto ad altri (gli statali, ad esempio, con carriere certamente più lunghe e continue rispetto a molti lavoratori del settore privato). Al posto della quota 100, ma solo per il 2022, è stata introdotta la pensione quota 102, un’altra misura temporanea che permette l’accesso alla pensione anticipata a tutti coloro che compiono i 64 anni di età e maturano i 38 anni di contributi entro il 31 dicembre 2022.

Una misura ponte, quindi, per un anno di transizione a livello previdenziale, che ha lo scopo di rendere meno brusco il ritorno alla legge Fornero dopo la scadenza della quota 100. Ma questo è l’unico vero cambiamento che c’è nel 2022, per il resto tutte le altre misure in vigore rimarranno e permetteranno, come hanno fatto in passato, il pensionamento anticipato. Andiamo ad esaminare quali sono e che requisiti richiedono.

Pensionamento anticipato 2022: le misure prorogate

Il 2022 in ambito previdenziale ha portato ad una nuova proroga dell’opzione donna e dell’Ape sociale, misure che, quindi, saranno prolungate per un altro anno.

Per quanto riguarda l’opzione donna, la misura permette l’accesso alla pensione anche alle lavoratrici che hanno raggiunto i requisiti richiesti entro il 31 dicembre 2021. Questo significa, richiedendo il regime sperimentale 58 anni di età per le lavoratrici dipendenti e 59 anni per le lavoratrici autonome unitamente a 35 anni di contributi per entrambe, che la platea delle beneficiarie è ampliata alle nate entro il 31 dicembre 1962 se lavoratrici autonome e del 1963 se lavoratrici dipendenti. Resta invariato il sistema di finestre che richiede 12 mesi di attesa, dal raggiungimento dei requisiti, per le lavoratrici dipendenti e 18 mesi per le autonome. Invariata anche la modalità di calcolo dell’assegno, interamente contributivo.

La proroga dell’Ape sociale lascia, invece, invariati i requisiti di accesso alla pensione: 63 anni di età con almeno 30 anni di contributi per invalidi, caregiver e disoccupati, 36 anni per i lavoratori gravosi. I requisiti vanno raggiunti entro il 31 dicembre 2022. Unica grande novità portata dalla Legge di Bilancio per l’Ape sociale riguarda l’ampliamento della platea dei beneficiari grazie all’aumento delle mansioni gravose ammesse alla misura.

Le altre misure di pensionamento

Come abbiamo anticipato, la legge di Bilancio 2022  non ha portato grandi cambiamenti nei metodi di pensionamento. E, con l’esclusione della quota 100, scaduta, restano in vigore tutte le altre misure previdenziali che anche lo scorso anno erano accessibili.

Di fatto, quindi, sarà possibile pensionarsi anche nel 2022 con:

  • pensione anticipata ordinaria, quella prevista dalla Legge Fornero che richiede, indipendentemente dall’età, 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini ed un anno in meno per le donne e una finestra di attesa di 3 mesi dal raggiungimento del requisito contributivo;
  • pensione anticipata per lavoratori precoci (la cosiddetta quota 41) che richiede almeno 12 mesi di contributi versati prima del compimento dei 19 anni di età, almeno 41 anni di contributi totali versati e l’appartenenza ad uno dei profili di tutela (invalidi, caregiver, disoccupati, gravosi e usuranti);
  • pensione con la quota 97,6 che permette il pensionamento ai soli addetti ai lavori usuranti e notturni al raggiungimento della quota suddetta e con almeno 61 anni e 7 mesi di età e 35 anni di contributi;
  • pensione anticipata contributiva che, come il nome stesso suggerisce, è dedicata esclusivamente a chi ricade nel calcolo interamente contributivo (con contributi, quindi, maturati dal 1996 in poi o esercitando il computo nella Gestione Separata Inps). I requisiti richiesti da questa misura sono 3 e nello specifico: aver compiuto i 64 anni, aver maturato almeno 20 anni di contributi e aver maturato un assegno previdenziale di importo pari o superiore a 2,8 volte l’assegno sociale Inps.

La misura per gli invalidi

Tra le altre misure, resta ancora in vigore anche la pensione di vecchiaia anticipata per lavoratori invalidi che permette il pensionamento di vecchiaia con requisiti ridotti ai lavoratori dipendenti del solo settore privato (esclusi autonomi e dipendenti pubblici) con invalidità di almeno l’80%. In questo caso, sono necessari i 20 anni di contributi minimi, richiesti per accedere alla pensione di vecchiaia ordinaria, unitamente ad almeno 61 anni di età per gli uomini e 56 anni di età per le donne. La misura prevede una finestra di attesa di 12 mesi dal raggiungimento del requisito anagrafico e contributivo.



Di Patrizia Del Pidio


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1 Commento

  1. Complimenti x inVostri articoli, sempre utilissimi. Ma non vedo il caso di un invalido al 100% con e senza inabilità al lavoro. Cosa succede in questi casi!?!? Questa xsona ha 34 anni di contributi versati!
    Grazie M.

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