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Chiusura conto corrente del morto senza successione

31 Maggio 2022 | Autore: Adele Margherita Falcetta
Chiusura conto corrente del morto senza successione

Come chiudere il conto bancario o postale di un defunto e cosa fare se non si è presentata la dichiarazione di successione all’Agenzia delle Entrate.

Quando muore un familiare o un parente, trascorso qualche giorno di lutto, occorre occuparsi al più presto di diversi adempimenti. Infatti, se si è eredi del defunto, è necessario individuare tutto ciò che costituisce il suo patrimonio e far sì che quest’ultimo venga trasferito a chi ne ha diritto. A tale scopo, oltre alle proprietà di beni mobili e immobili (come case, magazzini, terreni) bisogna prendere in considerazione eventuali conti correnti bancari o postali intestati alla persona deceduta. Ciò non solo per prelevare il denaro residuo, ma anche per chiudere i conti, allo scopo di evitare che la banca o la posta continuino ad addebitare spese che inevitabilmente ricadrebbero sugli eredi. È possibile, per non perdere tempo, farlo prima di aver presentato la dichiarazione di successione? Non sempre. Tra poco vedremo in quali casi può avvenire la chiusura del conto corrente del morto senza successione, cosa devono fare gli eredi per realizzare questo obiettivo e quali documenti devono essere presentati alla banca o alla posta perché tutto si svolga in tempi ragionevoli.

Prima di considerare la chiusura del conto corrente del morto senza successione, vediamo come si individuano coloro che hanno diritto a rivolgersi alla banca o alla posta per procedere a questa operazione. Non tutti i parenti del defunto, infatti, hanno titolo per farlo. Spiegheremo quindi in cosa consiste la dichiarazione di successione, chi deve presentarla e in quali casi non è necessaria. Infine, ci occuperemo di ciò che gli istituti di credito sono soliti richiedere per chiudere il conto.

Conto corrente di un defunto: chi può chiederne la chiusura?

Non basta essere parenti di una persona deceduta, nemmeno se conviventi, per chiedere la chiusura di un conto corrente a lei intestato. Occorre, invece, esserne eredi. Alla morte di ogni persona, infatti, si apre la sua successione [1] e alcuni soggetti, individuati in base alla legge o a un eventuale testamento, diventano titolari, per intero o per quote, del patrimonio del defunto (detto anche de cuius, ossia persona della cui eredità si tratta). Costoro sono gli eredi. Se l’erede è uno soltanto, gli spetterà l’intero patrimonio del de cuius; se, invece, vi sono più eredi, il patrimonio verrà diviso tra loro per quote uguali o diverse, secondo i criteri stabiliti dal Codice civile o dal testamento.

Per acquisire il titolo di erede occorre accettare l’eredità. In alcuni casi, infatti, una persona potrebbe non voler succedere al defunto, perché non aveva buoni rapporti con lui o, più spesso, perché egli aveva molti debiti, la maggior parte dei quali vengono trasmessi agli eredi.

L’accettazione si effettua mediante una dichiarazione fatta al notaio a al cancelliere del tribunale. In alternativa, si può accettare tacitamente, compiendo atti che fanno presupporre, in modo inequivocabile, una volontà in tal senso: ad esempio, la promessa di vendita di un bene del patrimonio del defunto.

Prima dell’accettazione, coloro che la legge o il testamento indicano come eredi vengono detti chiamati all’eredità.

Cosa fa la banca alla morte di un correntista?

Alla morte di una persona cui era intestato un conto corrente bancario o postale, nessuno può più effettuare legittimamente operazioni sul conto. Questa facoltà è esclusa anche per chi avesse eventualmente potere di firma in rappresentanza del titolare. Infatti, tutto ciò che è intestato al de cuius al momento esatto della sua morte spetta esclusivamente a coloro che risulteranno essere i suoi eredi. Di conseguenza la banca, non appena riceve dai familiari del correntista la notizia del suo decesso (documentato da un certificato di morte), ha l’obbligo di bloccare il conto e di non consentire nessuna operazione su di esso.

Soltanto quando gli eredi risulteranno individuati con esattezza, l’istituto di credito consentirà loro di decidere se succedere nell’intestazione del conto o se chiuderlo, prelevando l’eventuale denaro depositato su di esso. A tale scopo è necessario produrre un documento: la dichiarazione di successione.

Cos’è la dichiarazione di successione?

La dichiarazione di successione è un documento che deve essere presentato all’Agenzia delle Entrate dagli eredi di un defunto entro 12 mesi dalla morte di quest’ultimo. Nella dichiarazione occorre elencare i beni e i diritti del de cuius, specificandone il valore. Tra i diritti vanno compresi anche eventuali conti correnti bancari o postali, con il relativo saldo.

La dichiarazione di successione è un adempimento fiscale: lo scopo è quello di far conoscere all’Agenzia delle Entrate le attività comprese nel patrimonio del defunto, allo scopo di calcolare le imposte che saranno dovute dagli eredi.

Per indicare nella dichiarazione di successione i dati esatti relativi ai conti correnti del de cuius occorre, ovviamente, esserne in possesso. A tale scopo la legge [2] attribuisce ai chiamati, prima ancora dell’accettazione dell’eredità, il diritto di ottenere dalla banca tutte le informazioni necessarie, trasmettendo all’istituto di credito un’apposita richiesta, corredata dai seguenti documenti:

  • certificato di morte del de cuius;
  • autocertificazione nella quale vengono elencati i dati anagrafici dei chiamati all’eredità e se siano tali per applicazione delle norme del Codice civile o per disposizione testamentaria;
  • copia di un documento di identità del richiedente in corso di validità.

Conoscendo la consistenza dei conti correnti, gli eredi hanno così la possibilità di compilare correttamente la dichiarazione di successione. Essi inoltre possono decidere se mantenere in vita i conti, subentrando nella titolarità di essi al posto del defunto, o se chiederne piuttosto l’estinzione e prelevare eventuali somme residue.

Chiusura conto del morto senza successione: quando è possibile?

In alcuni casi, lo Stato non richiede la presentazione della dichiarazione di successione. Ciò avviene quando i chiamati all’eredità sono il coniuge del de cuius e/o i parenti di quest’ultimo in linea retta (figli, nipoti, genitori). In questo caso, occorre però che sussistano anche le seguenti condizioni:

  • l’attivo dell’eredità deve avere un valore che non superi i 100.000 euro. Esso è costituito dai beni e dai diritti del defunto (ad esempio i crediti), che si trasmettono agli eredi;
  • nell’attivo non devono rientrare la proprietà su beni immobili o altri diritti reali immobiliari. Questi ultimi sono diritti che il de cuius aveva su case, terreni, magazzini senza esserne proprietario e che vengono trasferiti agli eredi, come il diritto di superficie, la servitù e l’enfiteusi. Altri diritti reali vanno in successione soltanto se il de cuius li ha istituiti con testamento a favore di qualcuno: sono l’usufrutto, l’uso e l’abitazione.

Quando la legge esonera gli eredi dalla presentazione della dichiarazione di successione, la banca non può ovviamente pretenderla. In questi casi, è possibile chiedere la chiusura del conto del defunto senza successione.

Come chiudere un conto di un morto senza successione?

Vediamo quindi come avviene la chiusura del conto corrente del morto senza successione. Occorre, a tal fine, compilare un apposito modulo fornito dall’istituto di credito, al quale vanno allegati:

  • un’autocertificazione nella quale gli eredi dichiarano di essere tali e che sussistono le condizioni per essere esentati dalla presentazione della dichiarazione di successione;
  • il certificato di morte del de cuius;
  • copia di un documento di identità dei richiedenti, in corso di validità.

In ogni caso di chiusura del conto, se esso era intestato a un’altra persona oltre al defunto occorre che questa dia il proprio consenso all’operazione. In mancanza, gli eredi possono limitarsi a recedere dal conto e a prelevare soltanto la quota di denaro residuo spettante al loro congiunto.



Di Adele Margherita Falcetta

note

[1] Art. 456 e seguenti cod. civ.

[2] Art. 9 D. Lgs. n. 196 del 30.06.2003.


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