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Stupefacenti. Poche piante in terrazzo di cannabis: nessun reato

4 Agosto 2014
Stupefacenti. Poche piante in terrazzo di cannabis: nessun reato

Piccola serra artigianale di marijuana: se il principio attivo risulta modesto non vi è un reale pericolo per la collettività e pertanto non scatta il reato.

Due piantine di cannabis per ciascuno non fanno male a nessuno. Potremmo sintetizzare così il principio uscito fuori, qualche giorno fa, dalle aule della Cassazione [1] e, di rimando, rimbalzato anche nelle aule del Gup di Pisa [2]. La sentenza ha scagionato un giovane cui era stata trovata una mini serra di marijuana sul terrazzo di casa.

“Manca l’offensività della condotta” ha detto la Suprema Corte se il principio attivo risulta modesto, nonostante se ne possano ricavare quasi 200 dosi singole: in pratica, non vi è alcun pericolo per la collettività.

Non rileva se la polizia si presenta in casa dell’imputato e trova tutta l’attrezzatura per la coltivazione, dall’impianto di riscaldamento all’irrigazione: se le piante sono poche e il principio attivo è modesto, si può desumere la concreta insussistenza della pericolosità della condotta, con conseguente impossibilità di assoggettare quest’ultima a una sanzione penale.

In questi casi, la quantità di sostanza stupefacente utile per l’eventuale commercio ed il numero ridotto di piante non costituiscono un reale pericolo per la collettività.

Il giudice del merito cita la giurisprudenza della Consulta: diversa dal principio della offensività, come limite di rango costituzionale alla discrezionalità del legislatore penale ordinario è la offensività della singola condotta in concreto adottata: ove questa sia assolutamente inidonea a porre a repentaglio il bene giuridico tutelato, viene meno la riconducibilità della fattispecie concreta a quella astratta e la mancanza dell’offensività in concreto implica soltanto un giudizio di merito devoluto al giudice ordinario. Nella specie: piante distrutte e attrezzatura restituita.


note

[1] Cass. sent. n. 33835 del 30.07.2014.

[2] Gup Pisa (giudice Guido Bufardeci), sent. n. 168/14.

 

Autore immagine: 123rf com


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