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Estetista a casa: quali rischi?

3 Giugno 2022 | Autore:
Estetista a casa: quali rischi?

Quando è legale aprire un centro estetico nel proprio domicilio? Quali sanzioni per chi svolge l’attività senza autorizzazioni né abilitazione?

Esercitare la professione di estetista a casa può essere un’attività perfettamente legale se si hanno tutte le carte in regola: permessi, licenze, partita Iva e tutto ciò che serve per fare questo mestiere alla luce del sole e in completa sicurezza. Il problema si pone quando permessi e licenze mancano e, soprattutto, quando chi fa unghie e trattamenti non è nemmeno abilitata a farlo perché carente del relativo attestato. In quest’ultimo caso, e per chi fa l’estetista a casa, quali rischi ci sono?

Il fenomeno dell’abusivismo non interessa soltanto chi fa l’estetista a casa sua ricevendo dei clienti con o senza licenza ma evadendo il Fisco: non di rado, infatti, capita che questo mestiere venga fatto nel domicilio del cliente, senza alcuna garanzia dal punto di vista igienico e, per di più, incassando in nero. In questo caso, quali rischi ci sono per chi offre e per chi riceve questo servizio? Vediamo cosa prevede la normativa.

Chi può fare l’estetista a casa?

Come si diceva all’inizio, fare l’estetista a casa non è sempre sinonimo di abusivismo. Aprire un centro estetico nel proprio domicilio è legale, purché vengano rispettate determinate condizioni.

In primis, se si è in un contesto condominiale, occorre verificare se il regolamento del condominio lo consente oppure vieta l’esercizio di attività commerciali e, in particolare, l’apertura di centri estetici all’interno dell’edificio. Non sarà possibile farlo, come ha stabilito la Cassazione [1], se il regolamento (purché approvato all’unanimità in assemblea o all’atto del rogito di ogni singolo condomino) consente soltanto di adibire un appartamento a studio professionale, categoria nella quale non rientra l’attività di estetista.

La Suprema Corte ha voluto precisare che il divieto di esercitare un’attività commerciale in condominio deve essere presa alla lettera. Pertanto, una dicitura di quel tipo non può dare adito ad altre interpretazioni.

Come si può fare l’estetista a casa?

Ammesso che il regolamento consenta di svolgere l’attività di estetista a casa, quali sono le regole da rispettare per poter fare questo lavoro senza violare la legge?

Innanzitutto, chi esercita il lavoro di estetista deve aprire una partita Iva presso l’Agenzia delle Entrate, anche se si tratta di un piccolo salone senza dipendenti. Ci sarà, dunque, l’obbligo di emettere ricevute fiscali o fatture e sarà possibile scaricare dalle tasse i costi degli strumenti e del materiale oltre all’Iva pagata ai fornitori.

Fatto questo, è necessario che nel centro estetico ci sia almeno una persona con la necessaria qualificazione professionale per l’esercizio dell’attività. Vuol dire che il titolare, un suo socio o anche un suo dipendente deve essere in possesso dell’attestato di estetista specializzato, che si ottiene dopo aver frequentato un corso di due anni più uno di specializzazione. Chi svolge l’attività di estetista senza questo titolo viene considerato abusivo, con i rischi che vedremo tra poco.

Altre autorizzazioni obbligatorie per fare l’estetista a casa sono:

  • l’iscrizione al Registro delle imprese della Camera di Commercio;
  • la presentazione di una Scia in Comune per ottenere il permesso di apertura.

Il via libera del Comune arriverà solo dopo un sopralluogo dell’Asl competente per territorio, che dovrà rilasciare il nulla osta sanitario in conformità con le norme igienico-sanitarie richieste per lo svolgimento dell’attività, e dei Vigili del Fuoco per controllare le condizioni di sicurezza dei locali.

Infine, chi vuol fare l’estetista a casa dovrà munirsi di tutte le attrezzature e dei prodotti necessari, purché siano certificati e sicuri.

Quali rischi per chi fa l’estetista a casa?

Chi vuole fare l’estetista a casa e rispetta tutte le regole sopra citate non ha nulla da temere: avrà le autorizzazioni necessarie per lo svolgimento della sua attività, sia dal punto di vista abilitativo sia da quello fiscale sia, infine, da quello operativo. Chi, invece, fa l’estetista a casa o a domicilio in nero, quali rischi corre?

L’estetista non titolata che vive o che arrotonda facendo le unghie, dei trattamenti facciali o altro ancora deve tenere conto soprattutto del Codice penale [2], che punisce «chiunque abusivamente esercita una professione per la quale è richiesta una speciale abilitazione dello Stato» con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da 10.000 a 50.000 euro. Insomma, fino a tre anni di carcere e una sanzione piuttosto salata.

Oltretutto, la condanna comporta anche la pubblicazione della sentenza e la confisca «delle cose che servirono o furono destinate a commettere il reato e, nel caso in cui il soggetto che ha commesso il reato eserciti regolarmente una professione o attività, la trasmissione della sentenza medesima al competente Ordine, albo o registro» ai fini dell’applicazione dell’interdizione da uno a tre anni dalla professione o attività regolarmente esercitata.

In sintesi, il rischio di fare l’estetista a casa in maniera abusiva si presenta su due fronti:

  • chi non è abilitato, rischia la reclusione da sei mesi a tre anni e la multa da 10.000 a 50.000 euro;
  • chi è titolato ed esercita regolarmente l’attività ma arrotonda in nero a casa sua o nel domicilio del cliente rischia anche l’interdizione dalla professione da uno a tre anni.

A ciò si deve aggiungere il rischio dal punto di vista fiscale: nel caso in cui l’estetista che opera a casa per conto suo senza autorizzazioni venga scoperto, l’Agenzia delle Entrate busserà prima o poi alla sua porta e farà una stima dei possibili guadagni ottenuti dall’attività in nero. Guadagni sui quali, ovviamente, bisognerà pagare le tasse più le relative sanzioni.

Estetista a casa: quali rischi per il cliente?

I rischi di fare l’estetista a casa senza abilitazione o senza le necessarie autorizzazioni interessano anche i clienti. C’è, sicuramente, una questione di sicurezza legata alla salute. Secondo un’analisi tutto sommato recente della Cgia di Mestre, che è il più prestigioso osservatorio italiano sulle attività degli artigiani e delle piccole e medie imprese, circa un terzo di chi opera nel settore è abusivo e si moltiplicano le segnalazioni di consumatori che hanno subìto un danno per pratiche mal eseguite o fatte in assenza delle prescrizioni di legge e con prodotti di scarsa qualità, apparecchiature utilizzate in modo scorretto o strumenti non sterilizzati.


note

[1] Cass. ord. n. 24926/2019 del 07.10.2019.

[2] Art. 348 cod. pen.

Autore immagine: canva.com/


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