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La pensione ai superstiti: guida pratica

4 Agosto 2014
La pensione ai superstiti: guida pratica

La pensione del parente defunto: tutte le regole per beneficiarne.

In termine tecnico viene definita dall’Inps “pensione ai superstiti”: in pratica, la legge stabilisce che, in caso di morte del titolare, il diritto previdenziale passa ai familiari.

Ecco come funziona.

Per cominciare, la pensione ai superstiti può essere di due tipi:

1. di reversibilità: se chi è deceduto già prendeva la pensione di vecchiaia o di anzianità, quella di invalidità o di inabilità;

2. indiretta: nel caso in cui il lavoratore deceduto, anche se non ancora in pensione, aveva comunque raggiunto i requisiti minimi per prendere la pensione. Ciò significa, in concreto, che aveva maturato almeno 15 anni di contribuzione versati in tutta la sua vita previdenziale oppure, in alternativa, 5 anni di contribuzione di cui almeno 3 versati nel quinquennio precedente la data della sua morte.

Moglie e marito

Dopo la morte del coniuge, il diritto alla pensione scatta in automatico per la moglie o il marito superstite, in misura differente a seconda della presenza e del numero di figli secondo il seguente schema:

Se il coniuge è ancora in vita

 

Coniuge: 60% della pensione

Coniuge con un figlio: 80% della pensione

Coniuge con 2 o più figli: 100% della pensione

Se non c’è il coniuge

Figlio: 70% della pensione

2 figli: 80% della pensione

3 figli o più: 100% della pensione

1 genitore: 15% della pensione

2 genitori: 30% della pensione

Questo vale anche se la coppia è separata. Attenzione, però: nel caso il giudice abbia stabilito che la rottura della coppia era “addebitabile” al coniuge superstite (cosiddetto addebito), la pensione passerà a quest’ultimo solo se risulta titolare dell’assegno di mantenimento stabilito dal Tribunale.

Il diritto previdenziale può essere trasferito anche al coniuge divorziato. In questo caso, si possono presentare due diverse situazioni:

1. il coniuge defunto non si era risposato. Il superstite divorziato ha diritto alla pensione solamente se è titolare dell’assegno di mantenimento e non si è risposato (l’inizio dei versamenti previdenziali deve essere antecedente alla data della sentenza del divorzio);

2. il coniuge defunto si era risposato. Qui la situazione è più complicata, perché la pensione spetta automaticamente alla moglie/marito superstite.

L’ex coniuge, se percepisce l’assegno di divorzio, può rivolgersi al Tribunale per chiedere che continuino a essergli versati gli alimenti attraverso il trasferimento di una quota della pensione (in proporzione alla durata del matrimonio).

Coniuge e figli

In caso di morte del padre/madre, la pensione ai superstiti, oltre che al coniuge, spetta  anche ai figli (legittimi, legittimati, adottivi,

affiliati, naturali, legalmente riconosciuti o giudizialmente dichiarati, nati da precedente matrimonio dell’altro coniuge), purché alla data del decesso del genitore siano:

1. minori di 18 anni;

 

2. studenti di scuola media superiore di età compresa tra i 18 e i 21 anni, a carico del genitore e non impegnati in alcuna attività lavorativa;

 

3. studenti universitari per tutta la durata del corso legale di laurea e comunque non oltre i 26 anni, a carico del genitore e non impegnati in alcuna attività lavorativa;

 

4. inabili di qualunque età, a carico del genitore.

 

Gli altri parenti

Quando non ci sono né coniuge né figli, la pensione ai superstiti può essere riconosciuta ai genitori del lavoratore deceduto, purché abbiano almeno 65 anni di età, non siano titolari di pensione diretta o indiretta e, alla data del decesso, risultino a carico del figlio.

Quando mancano o non hanno diritto alla prestazione il coniuge, i figli e i genitori, la pensione può spettare ai fratelli celibi e alle sorelle nubili che alla data del decesso del lavoratore risultino inabili al lavoro, non titolari di pensione diretta o indiretta e a carico del lavoratore deceduto.

La cessazione dello stato di inabilità e il sopravvenuto matrimonio fanno decadere il diritto alla pensione.

Quanto si prende

Le quote di pensione del defunto dovute ai familiari (vedi tabella in alto alla pagina) vengono calcolate in base a ciò che sarebbe spettato al lavoratore al momento del decesso.

Nel caso il diritto al trattamento previdenziale ricada su più parenti, la somma delle diverse aliquote non può comunque superare il 100% della pensione.

Se il superstite che percepisce la pensione possiede altri redditi, la pensione viene ridotta percentualmente a seconda del reddito.

Facciamo qualche esempio: se il reddito annuo è superiore a tre volte il trattamento previdenziale minimo (per il 2013 quest’ultimo ammonta a 19.321,77 euro annue lorde), l’ammontare della pensione viene ridotto del 25%; se è superiore a 4 volte il trattamento minimo viene diminuito del 40%, se è superiore di 5 volte, del 50%.

Cosa si intende per “familiare a carico”

Per alcuni familiari, il diritto alla prestazione scatta solo se erano “ a

carico” della persona deceduta. Nel caso della pensione ai superstiti

significa che questi familiari non sono economicamente autosufficienti e venivano mantenuti dal defunto.

Facciamo l’esempio dei figli: oltre ai minorenni, sono considerati non autosufficienti sotto l’aspetto economico anche i figli maggiorenni che hanno un reddito che non supera l’importo del trattamento previdenziale minimo maggiorato del 30% (cioè 644,05 euro lorde mensili per il 2013), quelli inabili e quelli titolari dell’indennità di accompagnamento (purché, anche questi, non superino certe soglie di reddito).

Nel caso di un parente che non conviveva con il pensionato deceduto, per esempio un figlio inabile, per avere diritto al trattamento previdenziale deve dimostrare che il genitore concorreva, in maniera rilevante e continuativa, al suo mantenimento.


note

Autore immagine: 123rf com


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1 Commento

  1. coniuge (invalido con accompagnamento) + figlio a carico maggiorenne invalido al 75% con assegno invalidita ( circa Euro 280,00/mensili) entrambi senza reddito . Nel caso di reversibiltà per decesso del coniuge settantenne invalido anch’egli (con assegno ed accompagnamento) , diventano entrambi titolari individualmente di pensione di reversibilità , ciascuno per la parte spettante rispettivamente del 60% e 20% ?
    Oppure si avrà un’unica pensione del 80% data al coniuge ? Grazie per la collaborazione

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