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Come evitare bancarotta?

4 Giugno 2022 | Autore: Patrizia Del Pidio
Come evitare bancarotta?

Per chi ha un’impresa che non naviga in buone acque e si avvicina al fallimento è indispensabile evitare la bancarotta con comportamenti fraudolenti o con semplici azioni imprudenti e poco lungimiranti.

Non è raro che a una dichiarazione di fallimento consegua il reato di bancarotta che si verifica quando per dolo o per comportamenti imprudenti e avventati l’imprenditore sottrae il patrimonio aziendale ai creditori. È importante sapere, però, che si tratta di un reato punito molto severamente e proprio per questo è necessario comprendere come evitare la bancarotta, visto che la pena principale va a inficiare sulla libertà personale di chi commette tale delitto senza contare, poi, che potrebbe essere affiancata da pene accessorie che potrebbero limitare anche la capacità giuridica e l’esercizio dei diritti.

Prima di capire come evitare la bancarotta, però, è bene cercare di capire in cosa consiste il reato e definire quali sono le varie tipologie di bancarotta.

La bancarotta fraudolenta

Il reato di bancarotta fraudolenta (articoli 216 e 223 della Legge Fallimentare) si configura nel caso in cui l’imprenditore fallito aggrava lo stato di insolvenza aziendale per trarne un vantaggio personale, In questo caso, il reato è commesso con dolo e con volontarietà.

La bancarotta fraudolenta si suddivide in:

  • bancarotta fraudolenta per distrazione: quando l’imprenditore (o l’amministratore) sottrae, nasconde o distrugge i beni societari e del proprio patrimonio per non soddisfare il creditore e, al contempo, per arricchire sé stesso;
  • bancarotta fraudolenta preferenziale: quando il soggetto fallito paga solo alcuni creditori e non altri. Ma perché questa condotta è dannosa? Uno dei principi della gestione del patrimonio fallimentare prevede che ogni creditore ha diritto a veder soddisfatto il proprio credito in condizioni paritarie;
  • bancarotta fraudolenta documentale: quando il soggetto fallito falsifica, distrugge o nasconde i libri contabili per procurarsi un arricchimento a danno dei creditori ma anche quando i libri contabili sono stati tenuti in modo che non rende possibile la ricostruzione del patrimonio o i movimenti con esso effettuati, ma in questo caso è necessario che l’imprenditore sia al corrente che la tenuta irregolare dei registri provocherà difficoltà nella ricostruzione del patrimonio. Se la tenuta difforme dei libri contabili è realizzata senza la consapevolezza del danno che si andrà a provocare si configura, invece della bancarotta fraudolenta documentale, il reato di bancarotta documentale semplice.

Bancarotta fraudolenta: quali pene?

Così come previsto dall’articolo 223 della Legge Fallimentare, anche se la bancarotta fraudolenta è un reato proprio, le pene previste per l’imprenditore che se ne macchia valgono anche per liquidatori di società fallite, amministratori, sindaci o direttori generali. L’elemento che accomuna tutte queste figure deve essere la volontarietà di trarre vantaggio personale dal reato a danno dei propri creditori.

Le pene previste per questa tipologia di bancarotta sono:

  • la reclusione per un periodo variabile da 3 a 10 anni per chi si macchia di bancarotta fraudolenta patrimoniale o documentale;
  • la reclusione per un periodo variabile da 1 a 5 anni per chi commette reato di bancarotta fraudolenta preferenziale.

A queste pene, poi, possono sommarsi eventuali aggravanti se il reato commesso ha procurato danni particolarmente gravi, se l’imprenditore non poteva esercitare l’impresa o se lo stesso ha commesso più fatti tra quelli previsti.

Bancarotta semplice

La bancarotta semplice, regolata dagli articoli 217 e 224 della Legge Fallimentare, viene commessa dall’imprenditore che, nonostante il dissesto finanziario, effettua spese eccessive rispetto alla condizione economica, per sé o per la sua famiglia ma anche quando effettua delle operazioni imprudenti per cercare di ritardare il fallimento.

Si configura la bancarotta semplice anche nel caso l’imprenditore non presenti richiesta di fallimento aziendale aggravando il dissesto economico o nel caso non paghi le obbligazioni che si era assunto con un concordato preventivo o fallimentare precedente.

Il reato di bancarotta si verifica anche qualora, nei 3 anni che precedono il fallimento, l’imprenditore fallito non ha tenuto in ordine i libri contabili o li ha tenuti in maniera incompleta.

La distinzione, quindi, tra bancarotta fraudolenta e semplice va ricercata nella volontà o intento fraudolento e la consapevolezza di ridurre il patrimonio societario (a danno dei creditori) attuato nel primo caso. Nella bancarotta semplice, infatti, anche se il soggetto fallito agisce in modo avventato, negligente e senza prudenza, lo fa senza dolo e senza consapevolezza di arrecare un danno ai creditori.

La pena prevista per il reato di bancarotta semplice prevede la reclusione per un periodo variabile dai 6 mesi ai 2 anni.

Come evitare la bancarotta

La Legge Fallimentare prevede che l’imprenditore è tenuto a ricorrere ad una delle procedure concorsuali non appena si rende conto che la crisi aziendale è irreversibile. Dal momento che presenta richiesta di fallimento l’imprenditore, infatti, deve fare in modo di non aggravare il dissesto economico per non arrecare danno ai creditori. È molto importante, in questo frangente, che il soggetto che ha dichiarato fallimento adotti determinati accorgimenti per evitare di incorrere nella bancarotta.

Per essere irreprensibile dal punto di vista legale, il soggetto deve tenere sempre aggiornati i libri contabili affinché sia possibile non solo ricostruire il patrimonio aziendale ma anche i suoi movimenti. I bilanci aziendali, inoltre, devono essere redatti secondo quanto previsto dai criteri di legge, senza ricorrere a crediti di dubbia esigibilità che vadano a influenzare positivamente fornitori, soci o istituti di credito.

Per aumentare la liquidità dell’azienda è bene salvaguardare il patrimonio aziendale realizzando valori nella fase prefallimentare con tutto ciò che andrebbe perduto in caso di cessazione dell’attività successiva alla dichiarazione di fallimento aziendale. In questo modo, non solo non si arrecherebbe danno ai creditori ma si aumenterebbe la liquidità messa a disposizione per la loro soddisfazione.

Fondamentale, poi, evitare di incorrere nel reato di bancarotta fraudolenta preferenziale, un reato che non sempre è riconoscibile da parte dell’imprenditore. Da tenere presente, infatti, che per commettere reato di bancarotta preferenziale non è necessario che i pagamenti preferenziali siano effettuati in stato di crisi ma è necessario, anche, che l’imprenditore abbia preso coscienza che la crisi è irreversibile e che sia consapevole che l’unica via di uscita è la dichiarazione del fallimento aziendale. Fino al momento in cui il soggetto non si rende conto di non avere altra via di uscita, è tenuto a fare tutto il possibile per evitare il fallimento. Anche, ad esempio, pagare preferenzialmente i creditori che gli forniscono merci di cui non può fare a meno per la produttività.

Solo dal momento che l’imprenditore ha certezza che non riuscirà a pagare tutti i debiti deve rispettare in maniera rigorosa l’ordine dei debiti contratti per mettere tutti i creditori nella stessa condizione di essere soddisfatti. Nel momento che ci si rende conto, quindi, che anche il piano di risanamento non avrà l’effetto sperato, è doveroso che il comportamento sia quello previsto dal dettato legislativo. I pagamenti, da quel momento in poi, quindi, dovranno osservare la graduatoria dei privilegi che prevede il Codice civile.



Di Patrizia Del Pidio


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