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Colf: la guida pratica completa

5 Agosto 2014
Colf: la guida pratica completa

Ferie, assunzione, previdenza, diritto alle vacanze, bollettini trimestrali: come gestire l’aiutante di casa.

 

La spesa per un collaboratore domestico è una delle principali del bilancio di casa e interessa non poche famiglie.

Ecco perché risulta fondamentale conoscere tutti gli aspetti caratterizzanti tale tipo di rapporto.

Indipendentemente dalla durata dell’orario di lavoro, per ogni anno di servizio presso lo stesso datore, il collaboratore ha diritto a 26 giorni lavorativi di ferie (domeniche e festività infrasettimanali escluse). Nei rapporti inferiori all’anno, maturano tanti dodicesimi quanti sono i mesi di attività prestata (le frazioni di 15 giorni contano come mese intero): ad esempio, una colf assunta il 1° aprile 2014, a fine luglio 2014 ha maturato quattro dodicesimi di 26 giorni lavorativi (8,66 giorni).

Il datore, tenendo conto anche delle esigenze del lavoratore, fissa il periodo, preferibilmente tra giugno e settembre. Le ferie hanno di norma carattere continuativo e possono essere frazionate in non più di due periodi all’anno: i giorni vanno utilizzati per almeno due settimane entro l’anno di maturazione e per altre due entro i 18 mesi successivi. Il lavoratore straniero può richiedere un periodo più lungo, “cumulando” due anni (52 giorni). Le ferie non possono essere concesse durante il periodo di preavviso di licenziamento né durante la malattia, la maternità o l’infortunio.

E quando cessa il rapporto? Va corrisposta l’indennità sostitutiva per ferie non godute, ossia i dodicesimi maturati in base ai mesi di effettivo servizio. Quanto alla busta paga durante le ferie, il dipendente retribuito a mese ha diritto, per ogni giornata, a un 26° della retribuzione mensile comprensiva dell’eventuale indennità sostitutiva per vitto e alloggio. Ma oltre alle ferie, argomento clou dell’estate, molti sono gli aspetti del lavoro domestico da conoscere. Ecco alcuni capitoli base, dal contratto ai contributi.

 

IL CONTRATTO

Il datore di lavoro può assumere un lavoratore domestico di nazionalità italiana o di Paesi Ue, direttamente, dopo aver concordato gli elementi essenziali del rapporto di lavoro (orario, retribuzione, ferie, ecc.).

Il lavoratore, invece, deve produrre una serie di documenti: codice fiscale, documento d’identità e tessera sanitaria Asl; se è minorenne deve altresì presentare il certificato di idoneità al lavoro, rilasciato dall’Asl, dopo visita medica a cura e a carico del datore di lavoro, nonché la dichiarazione dei genitori, vidimata dal sindaco, con cui si acconsente che il lavoratore minorenne viva presso la famiglia del datore. Se si tratta di cittadino extraUe il datore deve acquisire anche il permesso o la carta di soggiorno validi. Una volta raccolti tutti i documenti necessari, si concordano tra le parti le condizioni per stipulare in forma scritta il contratto di lavoro, tenendo anche conto delle norme dettate dal contratto collettivo di categoria.

La lettera di assunzione deve contenere: la data di inizio rapporto; la data di scadenza (se il contratto è a tempo determinato); la categoria d’inquadramento e l’anzianità di servizio del lavoratore nella categoria; l’eventuale durata del periodo di prova; la retribuzione pattuita; l’orario della prestazione di lavoro; il giorno del riposo settimanale se il collaboratore presta servizio a orario intero; la previsione di eventuali spostamenti; la convivenza o meno con il datore; le condizioni di vitto e alloggio se previste; il periodo concordato per le ferie annuali.

Il datore di lavoro ha l’obbligo di presentare la comunicazione di assunzione all’Inps, entro le 24 ore del giorno precedente (anche se festivo) a quello di instaurazione del rapporto di lavoro tramite internet (o contact center) o gli intermediari abilitati. La comunicazione ha efficacia anche nei confronti dei servizi competenti di ministero Lavoro, Inail e Prefettura. L’obbligo di comunicazione vige anche in fase di proroga, di trasformazione da tempo determinato a tempo indeterminato, o in caso di svolgimento dell’attività in un’abitazione del datore diversa da quella comunicata precedentemente nonché alla cessazione del rapporto di lavoro. In questi casi la comunicazione deve essere effettuata entro cinque giorni dall’evento.

Inoltre, devono essere comunicate all’Inps le variazioni di elementi del rapporto di lavoro utili al calcolo dei contributi (retribuzione, orario, settimane lavorate etc.). Le modifiche riguardanti orario e retribuzione sono soggette a un limite massimo di due comunicazioni a trimestre, mentre non vi sono limiti per tutte le altre variazioni che non hanno effetto sul conteggio della contribuzione. È comunque sempre possibile, al momento del pagamento, variare senza limitazioni i dati relativi a orario e retribuzione per ottenere il corretto calcolo dei contributi dovuti.

FINE RAPPORTO DI LAVORO E TFR

Il rapporto di lavoro può cessare per libera volontà del datore di lavoro e del lavoratore domestico, a patto che si dia regolare preavviso all’altra parte.

In merito al calcolo del preavviso, il contratto collettivo nazionale prevede che il rapporto di lavoro possa essere risolto con l’osservanza dei seguenti termini: in caso di licenziamento, 15 giorni di calendario, per il rapporto di lavoro non inferiore a 25 ore settimanali e fino a 5 anni di anzianità presso lo stesso datore; 30 giorni di calendario, oltre i cinque anni di anzianità presso lo stesso datore. I termini sono ridotti alla metà nel caso di dimissioni da parte del lavoratore. Per il rapporto di lavoro inferiore alle 25 ore settimanali il preavviso dovrà essere di 8 giorni di calendario, fino a due anni di anzianità e di 15 giorni, oltre i due anni di anzianità.

Nel caso di mancato preavviso da parte del datore è dovuta al lavoratore un’indennità sostitutiva; se invece il lavoratore dimissionario non effettua la prestazione nel suddetto periodo, viene trattenuto l’importo corrispondente al mancato preavviso.

Le dimissioni volontarie o la risoluzione consensuale devono essere convalidate con le seguenti modalità: convalida del lavoratore presso la direzione territoriale del Lavoro o il Centro per l’impiego territorialmente competenti; sottoscrizione da parte del lavoratore di dichiarazione in calce alla ricevuta della comunicazione di cessazione inviata all’Inps.

La cessazione del rapporto va comunicata all’Inps entro 5 giorni (online o al numero gratuito 803164). Il versamento dei contributi relativi all’attività prestata fino alla data di cessazione, deve invece essere effettuato entro i 10 giorni successivi alla data di fine rapporto; l’eventuale ritardato pagamento comporta sanzioni da parte dell’Inps. Si ricorda che devono essere versati, sempre entro la stessa data, anche i contributi relativi a ferie maturate ma non godute e al preavviso.

Per i lavoratori domestici non è dovuto il contributo di interruzione del rapporto di lavoro a tempo indeterminato.

Quando cessa il rapporto di lavoro, il collaboratore domestico ha sempre diritto al trattamento di fine rapporto (TFR), anche nel caso di rapporto saltuario o di poche ore settimanali o di risoluzione durante il periodo di prova, se superiore a 15 giorni.

Per calcolare l’importo del Tfr, si deve tener conto di: retribuzione mensile, tredicesima, indennità sostitutiva di vitto e alloggio quando dovuta. Inoltre, il Tfr accantonato deve essere rivalutato annualmente sulla base dell’indice Istat.

Il Tfr può anche essere frazionato nel corso del rapporto: la liquidazione può essere pagata ogni anno, su richiesta da parte del lavoratore o del datore con il consenso dell’altro. Tuttavia, la legge stabilisce che dopo otto anni di servizio il dipendente può avere diritto a un anticipo pari al 70% della liquidazione maturata.

 

MALATTIA, MATERNITÀ, INFORTUNIO

Il lavoratore in caso di malattia deve avvertire immediatamente il datore di lavoro (entro l’orario di inizio della prestazione) facendogli pervenire il certificato medico entro due giorni dal rilascio.

Il datore di lavoro deve garantire al lavoratore domestico in malattia la conservazione del posto che varia in base all’anzianità maturata presso la stessa famiglia. È tenuto al pagamento della metà dello stipendio i primi tre giorni e del salario intero per i giorni successivi, fino a un massimo di: 8 giorni per anzianità fino a 6 mesi; 10 giorni (anzianità da 6 mesi a 2 anni); 15 giorni (oltre 2 anni).

In caso di maternità, durante l’astensione obbligatoria, la collaboratrice ha diritto alla conservazione del posto e all’indennità sostitutiva della retribuzione. La tutela scatta se la colf possiede il requisito di 52 settimane di lavoro “utili” nei 2 anni precedenti o 26 settimane nell’anno precedente l’inizio del congedo di maternità. La maternità obbligatoria è pagata dall’Inps – su domanda della lavoratrice – ed è pari all’80% del salario convenzionale sul quale sono versati i contributi orari.

Infine, nel caso di infortunio sul lavoro, il datore di lavoro deve: denunciare l’evento all’Inail e alla Ps entro 2 giorni dalla ricezione del certificato d’infortunio; pagare retribuzione globale di fatto per i primi tre giorni di assenza; conservare il posto per un periodo variabile secondo l’anzianità di servizio (10 giorni di calendario per anzianità fino a 6 mesi, 45 giorni da 6 mesi a 2 anni; 180 giorni oltre i 2 anni).

CONTRIBUTI

I contributi dei lavoratori domestici vanno versati trimestralmente (entro il giorno 10 dei mesi di gennaio, aprile, luglio e ottobre) e l’importo dovuto si ottiene moltiplicando il contributo orario per il numero delle ore retribuite nel trimestre al quale si riferisce il versamento.

Per stabilire il contributo orario occorre individuare, sulla base delle tabelle Inps, la fascia in cui è compresa la retribuzione oraria effettiva (comprensiva della quota di tredicesima). Per esempio, prendendo a riferimento la retribuzione oraria effettiva di 7,86 euro, il datore di lavoro – che impiega un lavoratore domestico, a tempo indeterminato, per più di 24 ore settimanali – deve pagare, nel 2014, un contributo orario di 1,01 euro; tale importo va moltiplicato per il numero delle ore retribuite nel trimestre.

Per determinare quest’ultimo dato si devono invece moltiplicare le ore retribuite in ogni settimana, per le settimane del trimestre in questione, ricordando che per settimana lavorativa s’intende l’arco temporale che decorre dalla domenica al sabato. Secondo questo criterio, in ciascun versamento devono essere ricomprese tutte le ore retribuite nelle settimane del trimestre che si concludono con il sabato: eventuali ore retribuite nei giorni successivi all’ultimo sabato del trimestre considerato, vanno sommate a quelle del trimestre solare successivo.

Se dalla somma delle ore e delle frazioni di ora si ottiene un numero non intero, si arrotonda all’unità superiore. Va tenuto presente che ogni trimestre non è sempre composto da 13 settimane ma dipende dal numero dei sabati compresi nel periodo: questo dato indica le settimane cui fare riferimento per il versamento dei contributi.

Se, ad esempio, un collaboratore domestico lavora 24 ore a settimana, il calcolo è il seguente: 24 ore x 13 sabati = 312 ore lavorate nel trimestre.

Invece, la retribuzione oraria utile al calcolo contributivo si ottiene sommando alla retribuzione mensile o oraria (comprensiva del valore convenzionale del vitto e dell’alloggio, se dovuto) un dodicesimo per il rateo di tredicesima.

In caso di cessazione del rapporto di lavoro, il versamento dei contributi deve essere effettuato entro i dieci giorni successivi alla data di fine rapporto e vanno ricompresi nel calcolo anche le ore riferite al preavviso e alle ferie maturate e non godute.

Si precisa infine che, contestualmente ai contributi previdenziali, il datore può versare i contributi di assistenza contrattuale o di finanziamento al fondo bilaterale: occorre, pertanto, indicare il codice di riferimento dell’ente bilaterale cui il datore di lavoro intende pagare il contributo di assistenza e l’importo dovuto all’organizzazione (contr.org) inserito accanto al “codice organizzazione” (c.org).

RETRIBUZIONE

Gli scatti di anzianità del 4% per una colf che percepisce ben più della retribuzione base del suo livello devono essere applicati ogni due anni oppure no almeno fino al raggiungimento della retribuzione che sta percependo? In caso affermativo su cosa si calcola il 4%? Esempio per una paga base 2010 di 728,91 euro (stipendio 850,00 euro), si calcola lo scatto nel 2012 e nel 2014?

L’articolo 36 del Ccnl sulla disciplina del rapporto di lavoro domestico del 17 luglio 2013 dispone che a decorrere dal 22 maggio 1972 spetta al lavoratore, per ogni biennio di servizio presso lo stesso datore di lavoro, un aumento del 4% sulla retribuzione minima contrattuale; per cui, nel caso indicato, il 4% va calcolato sulla retribuzione minima contrattuale e non su quella effettivamente erogata quale condizione di miglior favore. Inoltre, a partire dal 1° agosto 1992 gli scatti non sono assorbibili dall’eventuale superminimo e il numero massimo degli scatti è fissato in sette.

 

 

FERIE

Devono essere versati i contributi relativi al periodo delle ferie? Anche nell’ipotesi di sospensiva temporanea del lavoro per rientro in patria? E la lavoratrice può seguire il datore di lavoro durante le vacanze?

Nel periodo delle ferie – precisa Assindatcolf – si versano i contributi come se ci fosse stata regolare attività lavorativa. Se il lavoratore ha fatto richiesta di assentarsi dal lavoro per un periodo più lungo rispetto alle ferie maturate, il datore può riconoscergli un periodo di assenza non retribuita (per il quale non essendoci retribuzione non si devono versare i contributi). Il lavoratore convivente è tenuto – se richiesto – a seguire il datore o il soggetto che assiste. Se concordato all’assunzione, non ci sarà alcuna indennità aggiuntiva (rimborso spese viaggio a parte). Altrimenti gli sarà data una diaria pari al 20% della paga minima tabellare.


note

Autore immagine: 123rf com


1 Commento

  1. ad una lavoratrice domestica a tempo indeterminato per quattro ore settimanali prestate sempre in un determinato giorno si paga la giornata di lavoro che cade nel giorno di una festività nazionale, senza alcuna prestazione di lavoro?

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