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Chi sono gli affini di secondo grado

4 Giugno 2022 | Autore:
Chi sono gli affini di secondo grado

Quali sono i principali vincoli familiari? Come si stabiliscono i gradi di parentela? In quali casi la legge prende in considerazione gli affini?

Nel linguaggio colloquiale di ogni giorno si usa la parola “affini” sostanzialmente come sinonimo di “parenti”. In realtà, per la legge le due categorie sono ben distinte: mentre infatti tutti hanno dei parenti, non ogni persona può dire di avere degli affini. E ciò perché anche i genitori sono parenti, anzi sono i parenti più stretti che ci siano. Con questo articolo spiegheremo cos’è il rapporto di affinità e, più nello specifico, vedremo chi sono gli affini di secondo grado.

Sin da subito possiamo dire che l’affinità presuppone il matrimonio, mentre la parentela si basa sul vincolo di sangue. Chi non è sposato non può avere affini, ma sicuramente può avere parenti. Possiamo dunque affermare che la parentela è l’unico vincolo familiare basato sulla consanguineità. Marito e moglie, infatti, non sono parenti; anzi, un loro vincolo di parentela impedirebbe il matrimonio. Se l’argomento ti interessa, prosegui nella lettura: vedremo insieme chi sono gli affini di secondo grado.

Affinità: cos’è?

L’affinità è uno dei vincoli familiari, esattamente come il coniugio e la parentela.

Per legge (art. 78 cod. civ.), l’affinità è il vincolo tra un coniuge e i parenti dell’altro coniuge. Sono ad esempio affini il genero e il suocero, la nuora e la suocera.

Ecco perché chi non è sposato non può avere affini: gli affini sono i parenti del coniuge.

Poiché la linea (retta o collaterale) e i gradi dell’affinità si calcolano in base a quelli della parentela, giunti a questo punto dobbiamo aprire un’ampia parentesi dedicata proprio alla parentela.

Parentela: cos’è?

A differenza dell’affinità, la parentela è il vincolo tra persone che hanno un discendente comune, il cosiddetto “stipite” (art. 74 cod. civ.). Sono dunque parenti padre e figlio, nonno e nipote, i fratelli e le sorelle.

Come già detto in premessa, solo la parentela presuppone la consanguineità dei soggetti coinvolti, cioè dei familiari, i quali sono tali in virtù della discendenza dallo stesso individuo.

Ad esempio, due fratelli sono parenti perché discendono dallo stesso stipite, cioè dal padre. Due cugini sono ugualmente parenti perché discendono entrambi da fratelli, i quali a loro volta discendono dallo stipite comune che è il loro padre (il nonno, per i cugini).

A quanto detto esiste un’unica eccezione: quella dell’adozione. Per la legge, l’adozione del minorenne è idonea a far sorgere una parentela a tutti gli effetti: chi viene adottato diviene a tutti gli effetti figlio degli adottanti, nipote dei genitori di costoro, ecc., come se fosse un figlio naturale.

Linee della parentela: quali sono?

Per legge, la parentela può essere:

  • in linea retta, quando i soggetti discendono l’uno dall’altro. È il caso di padre e figlio, di nonno e nipote;
  • in linea collaterale, quando i parenti, pur avendo uno stipite comune, non discendono direttamente gli uni dagli altri. È il caso, sopra visto, dei cugini.

Gradi della parentela: come si calcolano?

Non tutti i parenti sono uguali: ci sono quelli più prossimi, come i genitori e i nonni, e quelli più lontani, come ad esempio i cugini.

È sempre la legge (art. 76 cod. civ.) a stabilire come si calcolano i gradi di parentela, computo che poi tornerà molto utile anche per stabilire chi sono gli affini di secondo grado.

Ebbene, il calcolo dei gradi avviene in questo modo: si contano tante generazioni quanti sono i soggetti coinvolti, sottraendo alla fine lo stipite comune. Qualche esempio renderà tutto molto più semplice.

  • Padre (stipite comune) -> Figlio = 2 generazioni, meno lo stipite comune -> 1. Padre e figlio sono parenti di primo grado;
  • Nonno (stipite comune) –> Padre –> Nipote = 3 generazioni, meno lo stipite comune, cioè il nonno -> 2. Nonno e nipote sono parenti di secondo grado.

Nella parentela collaterale il meccanismo è sempre lo stesso, con la differenza che, dopo essere saliti fino allo stipite comune, bisogna poi ridiscendere all’altro parente, come nel seguente schema:

Affinità: come si calcolano i gradi?

Per quanto riguarda l’affinità, la legge (art. 78 cod. civ.) stabilisce che nella linea e nel grado in cui taluno è parente d’uno dei due coniugi, egli è affine dell’altro coniuge.

In pratica, una persona “adotta” il grado e la linea di parentela che ha il coniuge nei confronti dei suoi consanguinei. Ad esempio, il marito è affine in linea retta di primo grado della suocera perché, essendo la mamma della moglie, è parente in linea retta di primo grado nei confronti del coniuge.

Affini di secondo grado: chi sono?

È dunque chiaro che gli affini di secondo grado sono:

  • in linea retta, i nonni del coniuge;
  • in linea collaterale, i cognati (cioè i fratelli o le sorelle del coniuge).

Affinità: in quali casi è importante per la legge?

L’affinità può essere importante in alcune situazioni. Ad esempio, la legge (art. 433 cod. civ.) impone di prestare gli alimenti non solo al coniuge e ai parenti più prossimi della persona in difficoltà ma, in assenza di costoro, anche agli affini di primo grado, cioè a generi, nuore, suoceri e suocere.

Se il genero è disoccupato, si trova in gravi difficoltà economiche e non ha alcun parente che possa aiutarlo, nemmeno il coniuge, allora toccherà ai suoceri, in qualità di affini di primo grado, provvedere a elargire una somma di denaro utile al sostentamento.

L’obbligo alimentare, però, non supera il primo grado di affinità: ne sono dunque esonerati gli affini di secondo grado, cioè i nonni del coniuge e i cognati.

L’affinità rileva anche come impedimento al matrimonio. L’art. 87 cod. civ., stabilisce che, tra gli altri, non possono contrarre matrimonio fra loro:

  • gli affini in linea retta, cioè genero e suocera, nuora e suocero;
  • gli affini in linea collaterale di secondo grado, cioè i cognati.

Si tratta tuttavia di un divieto non assoluto. Per quanto riguarda il matrimonio tra cognati, è possibile ottenere la dispensa, cioè l’autorizzazione, dal tribunale, che deve accertare se la celebrazione del matrimonio non venga a ledere ragioni di ordine familiare e sociale.

Se il matrimonio viene celebrato senza la preventiva autorizzazione, esso deve ritenersi annullabile. L’invalidità va però fatta valere entro un anno dalla celebrazione, altrimenti si verifica la sanatoria del vizio per effetto del decorso del tempo.

Per quanto riguarda il matrimonio tra suocero e nuora o suocera e genero, anche in questo caso è possibile chiedere l’autorizzazione al tribunale, ma solo se l’affinità deriva da un matrimonio dichiarato nullo.

L’affinità è invece irrilevante ai fini successori, nel senso che per legge gli affini non sono eredi di diritto del defunto. Questi può ovviamente disporre con testamento che una parte della sua eredità vada anche agli affini.


Gli affini di secondo grado sono:

  • in linea retta, i nonni del coniuge;
  • in linea collaterale, i cognati (cioè i fratelli o le sorelle del coniuge).


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