Riforma catasto: quanto pagheremo in più per Imu e Tasi

5 Agosto 2014
Riforma catasto: quanto pagheremo in più per Imu e Tasi

Aumenti per tutti, ma in alcuni casi giustificati dal mancato adeguamento delle rendite, ancora ferme agli anni 80: enorme la sproporzione tra le città d’Italia.

La riforma del catasto è già partita ed è ormai chiaro che i rincari ci saranno per quasi tutti.

Si tratta di rincari potenziali, dato che la riforma del Catasto sta partendo solo adesso, dopo il via libera al primo decreto attuativo, arrivato venerdì scorso dalla commissione Finanze del Senato. Di certo, il confronto tra valori fiscali e quotazioni immobiliari fotografa la sproporzione tra una città e l’altra, frutto di estimi fermi alla fine degli anni ’80 e di alcuni decenni di evoluzione del mercato immobiliare.

Per intenderci, a Pistoia si paga l’Imu e la Tasi su una base imponibile media di circa 73mila euro, a fronte di un valore effettivo di mercato medio stimato a 281mila euro.

All’estremo opposto della classifica, a Pordenone, l’imponibile è 126mila euro rispetto a un prezzo di 150mila euro.

I maggiori rincari d’imposta si registreranno a Pistoia, Pesaro e Messina: qui il nuovo Catasto rischia di portare la tassazione alle stelle. Sono questi, infatti, i tre capoluoghi di provincia in cui i valori catastali sono più lontani dalle quotazioni medie di mercato.

Ma chi ci guadagnerà davvero con la riforma del Catasto? E chi ci rimetterà?

È bene innanzitutto chiarire che la riforma del catasto influenzerà il “valore fiscale” delle abitazioni, con ripercussioni su Imu e Tasi. Alcuni immobili subiranno notevoli incrementi, altri invece più modesti. Si tenterà, inoltre, di stanare i soliti furbetti che hanno ristrutturato casa, aumentandone il valore, senza però avvisare il Catasto.

In ogni caso, esistono alcune variabili che danno sin d’ora l’idea di cosa potremo attenderci dalla riforma.

1. Ubicazione della casa

Le case in centro hanno subìto, in tutti questi anni, un aumento di valore proporzionalmente più elevato rispetto a quelle in periferia. Pertanto esse saranno oggetto di un aumento della base imponibile, con il nuovo catasto, con ripercussioni sulle imposte sulla casa. Tutto dipenderà, però, da come sarà definito il nuovo quadro tariffario: in centro potrebbero esserci case con caratteristiche strutturali “povere” (per esempio: senza ascensore, balconi piccoli, abbaini, affacci su cortili interni), ma con prezzi al metro quadrato più elevati di quelle in periferia.

2. Riqualificazione del territorio

In zone urbane un tempo degradate, potrebbe essersi realizzata una riqualificazione territoriale, con arrivo di impianti come metro, piste ciclabili, fermate autobus, giardini e ville, ecc. Al contrario, la presenza di stranieri in determinate aree potrebbe aver fatto scendere le quotazioni immobiliari. In tali casi, potrebbe scattare uno sconto d’imposta (o un minore rincaro).

3. Gli interventi di recupero

Alcuni lavori di recupero edilizio potrebbero aver aumentato il prezzo di un alloggio senza aver prodotto un aumento della rendita catastale: ad esempio, una casa monofamiliare in cui sono stati rifatti gli impianti elettrici e idraulici o sostituiti infissi e pavimenti. In queste situazioni ci sarà un rincaro delle imposte per via della riforma del Catasto.

4. Dimensione dell’immobile

Nel calcolare la dimensione dell’immobile, il nuovo Catasto passerà da un sistema “a vani” ad uno, invece, calcolato in base ai metri quadrati. Così alcune case che presentano vani ampi potrebbero trovarsi a pagare di più. Infatti, a parità di superficie, gli immobili che presentano un numero inferiore di vani, attualmente beneficiano di un vantaggio fiscale che perderanno, invece, con la riforma.

Questo dovrebbe penalizzare, in genere, gli edifici più vecchi (con stanze più ampie). Al contrario, le case più piccole tendono ad avere vani più numerosi (ma più piccoli) rispetto a quelle grandi: per cui esse subiranno un beneficio d’imposta.


note

Autore immagine: 123rf com


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