Diritto e Fisco | Articoli

Pay tv: come far valere i tuoi diritti con Sky, Mediaset Premium e soci

6 Agosto 2014
Pay tv: come far valere i tuoi diritti con Sky, Mediaset Premium e soci

Come far valere i propri diritti in caso di disservizi, di contratti mai arrivati a casa o mai richiesti.

Servizi mai richiesti, disdette impossibili, costi poco trasparenti, promesse non mantenute e crediti non riconosciuti: sono solo alcune delle peripezie che deve affrontare chi si abbona a una pay tv. Lo testimoniano le migliaia di italiani che denunciano i disservizi di Sky e Mediaset Premium, i colossi che raccolgono davanti ai loro canali tematici a pagamento ormai più di otto milioni di italiani. Che spesso hanno sottoscritto l’abbonamento per telefono oppure online e solo quando arriva la prima fattura si accorgono che servizi e costi non sono quelli che erano stati loro promessi.

 

Verba volant, scripta manent

Quando arriva la fattura è troppo tardi per esercitare il diritto al ripensamento, che consente di disdire i contratti stipulati a distanza entro 14 giorni dalla conclusione con raccomandata con ricevuta di ritorno spedita all’indirizzo del fornitore, senza alcuna spesa.

Questo non significa che il contratto sia scolpito sulla pietra: si può disdire quando si vuole, anche prima della scadenza, pagando però le spese vive sostenute dall’operatore per la disattivazione del servizio (in linea generale per Sky sono circa 12 euro). Non possono essere applicate penali per il recesso anticipato.

Nessuna spesa, invece, se si dà la disdetta alla scadenza del contratto (con raccomandata a/r) rispettando il preavviso richiesto dall’operatore, che non può essere superiore a 30 giorni (vedi riquadro nella pagina a fianco).

Questi i diritti di chi sottoscrive un contratto per un canale a pagamento. Peccato che i telespettatori una volta catturati restino prigionieri degli operatori anche quando decidono di lasciarli. Si apre spesso un’odissea fatta di telefonate inconcludenti al servizio clienti (che guarda caso è a pagamento), che temporeggia rimbalzando il cliente di telefonata in telefonata, email e fax.

Così nel frattempo arrivano le richieste di pagamento per servizi non goduti, abbonamenti disattivati o decoder che non funzionano. Meglio non perdere tempo e quando il call center

dell’operatore fa melina e non si riceve una risposta veloce, bisogna mettere tutto nero su bianco.

La lettera giusta, in copia anche all’Antitrust, ha il suo effetto. Per esempio se ricevi una richiesta di pagamento per un abbonamento che hai disattivato, devi scrivere una lettera di diffida  per far cessare le illecite richieste di pagamento, da inviare con raccomandata a/r o posta elettronica certificata (la cosiddetta

Pec). In questo modo si ha anche una prova da usare nel caso in cui l’operatore non demorda e si debba ricorrere alle procedure di conciliazione previste dalla legge.

Se, invece, stai subendo un disservizio perché stai pagando l’abbonamento ma il segnale è disturbato e non riesci a ricevere alcuni canali o il servizio non è ancora attivo, puoi chiedere all’operatore di agire per risolvere il problema con una lettera di messa in mora in

cui stabilisci anche un termine (non inferiore 15 giorni) per l’adempimento.

 

Se mi lasci non vale

Qui di seguito trattiamo alcuni dei problemi più segnalati dai nostri lettori.

Ti contattano al telefono offrendoti l’abbonamento a un pacchetto di canali tv. Accetti, ma non ti arriva a casa il contratto.

Se decidi di concludere il contratto al telefono, deve esserti comunicato il numero identificativo della pratica e i recapiti a cui rivolgersi per ottenere informazioni. Prima di attivare il servizio (o al momento dell’esecuzione), il gestore deve consegnarti il contratto o un modulo con la conferma delle informazioni, le indicazioni per esercitare il diritto di recesso e quelle su come opporsi nel caso si ritenga di non aver richiesto il servizio. Tieni presente che l’operatore deve espressamente chiederti l’autorizzazione prima di registrare la telefonata che sancisce la stipula del contratto. Tale registrazione può essere usata dall’operatore stesso per provare che il contratto è stato concluso. La volontà del cliente deve risultare, comunque, da un documento contrattuale.

Se chiudi l’abbonamento puoi recuperare il credito su una smart card della pay tv.

Si può chiedere all’operatore la restituzione del credito residuo o il suo trasferimento su un’altra tessera (sempre dello stesso operatore, poiché, diversamente dalla telefonia, nella pay tv non sono previsti trasferimenti interoperatori) con raccomandata, allegando la smart card e i dati utili al riaccredito (dati personali e bancari, per esempio).

A tuo carico devono restare solo i costi vivi.

Quando si disdice il contratto di abbonamento bisogna restituire il decoder.

Il decoder è di norma concesso in comodato d’uso: quando cessa il contratto bisogna restituirlo secondo le modalità indicate dall’operatore. Spesso, però, quest’ultimo non ne dà e fioccano penali per non averlo restituito. A scanso di equivoci, è meglio portarlo in un centro o negozio dell’operatore (per Sky guardare su: sky.it/area-clienti/cerca_skyservice.html; per Mediaset Premium, non essendoci indicazioni, vale l’indirizzo indicato sul contratto per il recesso).

Porta con te anche il contratto di abbonamento e una copia della lettera di recesso e chiedi una ricevuta.

La conciliazione è obbligatoria

Spesso pur avendo ragione da vendere non c’è verso di farsi valere perché l’operatore ignora volutamente i diritti del cliente, tirando in ballo non ben precisate procedure interne che non portano poi a nulla in un susseguirsi di telefonate inutili.

Quando, stanchi di essere presi in giro, scriviamo una bella lettera di diffida o di messa in mora con raccomandata a/r mettendo in conoscenza l’Antitrust, solitamente qualcosa succede. Almeno una risposta arriva.

Se tutto tace, però, è obbligatorio ricorrere alla conciliazione attraverso il Co.Re.Com. (Comitato regionale per le comunicazioni) competente della propria regione, che deve cercare di far raggiungere alle parti un accordo (gli indirizzi sono sul sito del Garante: agcom.it). Un passaggio obbligatorio anche per chi vuole andare subito davanti al giudice. Infatti, solo dopo che è fallito il tentativo del Corecom è possibile portare la lite davanti al giudice civile, dove si può chiedere anche il risarcimento del danno.


note

Autore immagine: 123rf com


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube