Diritto e Fisco | Articoli

Coltivare cannabis per curare infiammazioni: è legale?

21 Gennaio 2022 | Autore:
Coltivare cannabis per curare infiammazioni: è legale?

È reato tenere sul balcone piantine di marijuana per uso terapeutico? Quando c’è uso personale punito solo con sanzione amministrativa?

Quando si tratta di sostanze stupefacenti la legge è severissima; basti pensare che le condanne possono arrivare anche fino a venti anni di reclusione. Queste pene non sono previste solo per colui che è colto in flagrante mentre sta spacciando, ma anche per quanti vengono sorpresi con un quantitativo di droga evidentemente incompatibile con l’uso personale. È il caso dell’uomo che coltiva piante di marijuana nel proprio giardino. E se la droga fosse per uso terapeutico? Coltivare cannabis per curare infiammazioni è legale?

La Corte di Cassazione, con una recentissima sentenza [1], è tornata su questo specifico tema stabilendo un principio (relativamente) nuovo: non è reato coltivare cannabis in casa per uso terapeutico, se le piantine sono poche e la coltivazione avviene alla buona.

In effetti, la giurisprudenza aveva già ricordato in passato come la coltivazione di stupefacenti, se minima e fatta con strumenti rudimentali, non fosse idonea a integrare il reato ma soltanto l’illecito amministrativo previsto per l’uso personale. Ora, la Cassazione sembra dare rilievo anche all’uso terapeutico della sostanza come legittimo motivo di giustificazione della detenzione. Se l’argomento ti interessa, prosegui nella lettura: vedremo se è legale coltivare cannabis per curare infiammazioni.

Detenzione droga: cosa dice la legge?

La semplice detenzione di sostanze stupefacenti non costituisce reato, se essa non è finalizzata alla cessione bensì all’uso personale.

In pratica, chi è trovato con della droga che è destinata in modo evidente al consumo personale non potrà essere punito penalmente, ma solo con una sanzione amministrativa.

Detenzione droga: come dimostrare l’uso personale?

Come dimostrare che la detenzione di droga è finalizzata all’uso personale? Per sfuggire alla sanzione penale bisogna guardare al quantitativo e alle modalità del possesso.

Dunque, chi è sorpreso in possesso di una modesta quantità di stupefacente, tale da soddisfare solo il consumo personale, non potrà rispondere del reato di spaccio. Ovviamente, la droga verrà sequestrata e verrà comminata una sanzione amministrativa, come ad esempio la sospensione della patente di guida.

La quantità di principio attivo drogante di cui si è in possesso non è sempre sufficiente, però, a escludere la punibilità penale: come detto, occorre tener conto anche delle modalità di detenzione della droga.

Ad esempio, se, durante una perquisizione, la polizia dovesse trovare un modesto quantitativo di droga, ma già pronto per essere ceduto (ad esempio, perché impacchettato in dosi ben misurate), allora scatterebbe il reato perché si presumerebbe che la droga fosse destinata al mercato, cioè alla cessione.

Spaccio di droga: è sempre reato?

Lo spaccio di droga è sempre reato, a meno che non si dimostri che la cessione è avvenuta a favore di soggetti che avevano dato mandato di acquistare la droga al soggetto sorpreso a cederla. In questo caso, si configura il consumo di gruppo, punito in via amministrativa esattamente come il consumo personale.

In tutti gli altri casi, chi è sorpreso a cedere un quantitativo di droga, seppur modesto, è punito con la reclusione. Allo stesso modo, è punita la cessione gratuita: non importa, dunque, che il pusher non tragga alcun guadagno.

Coltivazione cannabis: è legale?

La coltivazione di cannabis non è legale e costituisce reato se il quantitativo non fa pensare a un uso esclusivamente personale.

Secondo la Corte di Cassazione [2], la circostanza che la coltivazione sia stata intrapresa con l’intenzione soggettiva di soddisfare esigenze di consumo personale deve essere ritenuta da sola insufficiente ad escludere il reato.

In pratica, non basta dichiarare alla polizia che la coltivazione domestica sia per uso personale; occorre che, oggettivamente, le piante presentino indizi che facciano pensare che le stesse siano destinate a soddisfare solo le esigenze di chi le coltiva.

Come raggiungere questa prova? Come dimostrare che, effettivamente, la coltivazione di droga è per uso personale? A questa domanda ha risposto in passato la Corte di Cassazione [3], stabilendo che coltivare cannabis in casa non è reato se:

  • la coltivazione è di minime dimensioni;
  • le piantine sono poche;
  • le tecniche di coltivazione sono rudimentali.

Secondo la Suprema Corte, anche la coltivazione di undici piantine di marijuana può andare esente da reato se sussistono tutte le altre condizioni che inducono a ritenere che la droga sia per uso personale.

Al contrario, sempre secondo i giudici [4], non si può invece parlare di coltivazione domestica penalmente irrilevante se le tecniche di coltivazione non sono rudimentali.

Coltivare cannabis per uso terapeutico è legale?

In Italia, la coltivazione di cannabis a uso terapeutico è illegale, in quanto si tratta di attività sottoposta all’autorizzazione del Governo.

Il fatto che la coltivazione di cannabis sia destinata a uso terapeutico non è di per sé un’attenuante, né una giustificazione: tale condotta rientra nell’illecito amministrativo se si tratta di una piantagione di minime dimensioni (di solito, fino a due o tre piantine) o nell’illecito penale se si tratta di una piantagione più estesa.

Quanto appena detto è solo apparentemente contraddetto dalla sentenza della Cassazione citata in apertura, la quale, per la prima volta, sembra dare peso al fine terapeutico della coltivazione.

Secondo la Suprema Corte, non è reato coltivare cannabis in casa per uso terapeutico, purché la coltivazione sia di ridotte dimensioni, portata avanti con strumenti rudimentali e, per di più, da soggetto che utilizza il principio attivo per curare un’infiammazione alla retina, così come accertato dalla documentazione medica.

Insomma, con questa sentenza la Cassazione dà per la prima volta rilievo, oltre che alle caratteristiche della coltivazione (che, si ripete, deve essere di dimensioni ridottissime), anche al fine terapeutico del possesso della marijuana.

La sentenza va però interpretata bene: la Cassazione non dice che la coltivazione di cannabis per uso terapeutico non costituisce mai reato ma soltanto che, se l’utilizzo medico della marijuana si accompagna alle dimensioni ridotte della coltivazione, curata con mezzi rudimentali, allora si può evitare il reato (resta però l’illecito amministrativo).

In sintesi: l’uso terapeutico deve accompagnarsi alle altre caratteristiche della coltivazione (sopra viste), le quali, messe insieme, escludono il fine della cessione a favore dell’uso esclusivamente personale.


note

[1] Cass., sent. n. 2388 del 20 gennaio 2022.

[2] Cass., sent. n. 33797 del 13 settembre 2021.

[3] Cass., sez. un., sent. n. 12348/2020; Cass., sent. n. 6599 del 19 febbraio 2021.

[4] Cass., sent. n. 644 dell’11 gennaio 2021.

Autore immagine: canva.com/


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube