Diritto e Fisco | Articoli

Come far annullare un atto illegittimo?

10 Giugno 2022 | Autore: Patrizia Del Pidio
Come far annullare un atto illegittimo?

Quando si riceve un atto che si ritiene illegittimo, invece di utilizzare il ricorso tributario è possibile procedere con istanza di autotutela per richiederne l’annullamento. Vediamo come fare.

Hai ricevuto una cartella esattoriale, una comunicazione di irregolarità o un avviso di accertamento che ritieni illegittimi? Devi sapere che non sempre gli atti che ci vengono notificati sono legittimi. In alcuni casi, potrebbe essere la stessa Amministrazione finanziaria a provvedere al loro annullamento. Ma quando questo non accade deve essere il contribuente a evidenziare l’errore commesso dall’ente. In questo articolo vedremo come far annullare un atto illegittimo con l’autotutela.

L’autotutela è una comunicazione che il contribuente presenta all’Amministrazione finanziaria, in via bonaria, per metterla a conoscenza dell’errore commesso e per tutelare i suoi diritti. In questo modo, tra l’altro, si può evitare di ricorrere alla legge.

Diritto di autotutela del contribuente

Permettendo l’utilizzo dell’autotutela, istituto previsto dalla legge [1] nel contenzioso tributario, l’Erario evita di ledere i diritti dei contribuenti in caso di irregolarità e può procedere, quindi, all’annullamento, alla modifica o alla sostituzione di un atto illegittimo. Esercitare correttamente l’autotutela, nella maggior parte dei casi, permette di non ricorrere alla giustizia tributaria per far valere i propri diritti.

Pur trattandosi di un potere molto importante, a oggi, è ancora poco utilizzato dai contribuenti soprattutto perché, molto spesso, viene consigliato, erroneamente, di utilizzare il ricorso tributario. Essendo il ricorso in questione oneroso, solitamente, il contribuente preferisce pagare un atto illegittimo piuttosto che sobbarcarsi le spese di un procedimento lungo e costoso.

Annullamento atto illegittimo: le diverse vie

L’Amministrazione finanziaria, quando commette un errore nell’emissione di un atto, può correggere il documento in autonomia. Si pensi al caso di errori di notifica o del rispetto dei tempi di prescrizione. In questo caso, laddove si accorga dell’errore, l’Amministrazione procede alla sua correzione in autonomia.

Se l’Amministrazione, però, non si accorge dell’errore, questo può essere segnalato anche dal contribuente stesso con presentazione d’istanza di autotutela. Da sottolineare, fin da subito, che la presentazione dell’istanza di autotutela non sospende i termini per la presentazione del ricorso tributario perché si tratta di un’opzione discrezionale.

Come si richiede l’annullamento dell’atto illegittimo in autotutela?

Se ricevi un atto illegittimo o con palesi errori di notifica o di prescrizione puoi procedere inviando un’istanza di autotutela all’ufficio competente. La domanda deve essere redatta in carta libera e deve contenere l’esposizione sintetica, ma completa, dei fatti che si intendono contestare. All’istanza, poi, vanno allegati anche tutti gli eventuali documenti che dimostrino la tesi che si sostiene. Se l’istanza viene accettata si ottiene l’annullamento dell’atto illegittimo.

Entro quanto si può presentare l’istanza di autotutela? L’autotutela può essere esercitata dal contribuente in qualsiasi momento e, quindi, anche quando:

  • ormai decorso il termine per presentare ricorso, l’atto è diventato definitivo;
  • è in pendenza di giudizio;
  • l’eventuale ricorso tributario presentato entro i termini di legge è stato respinto.

L’istanza di autotutela, quindi, può essere presentata in carta libera è può essere consegnata:

  • a mano, direttamente all’ufficio interessato;
  • tramite spedizione a mezzo raccomandata A.R.;
  • via email.

Ma esattamente a chi bisogna indirizzare l’istanza? Va sempre indirizzata all’Ente che ha emesso l’atto illegittimo che si intende contestare. Se si deve contestare una cartella esattoriale, quindi, la richiesta deve essere inviata:

  • all’Agente di riscossione, se si intende contestare la legittimità della cartella esattoriale stessa;
  • all’Ente che pretende il pagamento se, invece, si vuole contestare il contenuto della cartella esattoriale.

Cosa accade se si invia l’istanza all’ufficio sbagliato? Quest’ultimo dovrà far da tramite per inoltrare il documento a quello giusto.

In ogni caso, bisogna seguire le istruzioni presenti sull’atto che è stato notificato. Il contribuente può utilizzare anche il modello di autotutela messo a disposizione, dal 22 ottobre 2012, dall’Agenzia delle Entrate.

Cosa riportare nell’istanza di autotutela?

Quando si prepara l’istanza di autotutela è importante indicare in essa tutti gli elementi che possono dimostrare l’illegittimità dell’atto di cui si richiede l’annullamento. Nell’istanza, quindi, si devono indicare:

  • l’atto di cui si richiede l’annullamento;
  • i motivi per i quali si considera illegittimo.

Le motivazioni dell’illegittimità dell’atto devono essere dimostrabili e dimostrate affinché l’Ufficio competente prenda in considerazione l’effettivo annullamento. Si dovranno, ad esempio, allegare eventuali pagamenti parziali già avvenuti o la notifica della raccomandata arrivata oltre i termini. Determinante, al fine di ottenere l’annullamento dell’atto, documentare tutto quello che si sostiene.

Quando un atto è illegittimo?

Per capire quando effettivamente l’istanza di autotutela può essere presentata, bisogna capire quando un atto può essere considerato illegittimo. L’atto illegittimo è quello che presenta scarse motivazioni, non indica le aliquote applicate, presenta un errore di notifica o con vizi su imposizione o quantificazione del reddito.

Di fatto, tutte le volte che un atto amministrativo manca degli elementi essenziali richiesti dalla legge o li riporta in modo errato o, ancora, presenta vizi di forma o di contenuto può essere annullato.

L’Amministrazione finanziaria, solitamente, si attiva per l’annullamento di un atto quando la sua illegittimità deriva da uno dei seguenti errori:

  • errore di persona: l’atto viene notificato a un soggetto ma è intestato a un altro (in questo caso è illegittimo anche l’atto che contiene errori nel nome o cognome del soggetto);
  • errore logico o di calcolo dell’importo: quando l’importo richiesto al soggetto è calcolato in modo errato nell’atto;
  • errore sul presupposto: quando l’imposta viene calcolata su un presupposto che non esiste come nel caso di tassazione di un immobile che non si possiede o nel caso d’imposta calcolata su redditi mai percepiti;
  • doppia imposizione: nel caso di cartella esattoriale notificata due volte per lo stesso tributo dello stesso anno;
  • non considerazione di pagamenti eseguiti: quando non si tiene conto di pagamenti eseguiti dal contribuente, magari con l’utilizzo del Ravvedimento Operoso;
  • mancanza di documentazione: quando non si tiene conto del fatto che il contribuente, successivamente, ha presentato entro i termini previsti, la documentazione richiesta;
  • requisiti per fruire di deduzioni: quando non si tiene conto del diritto del contribuente di fruire di deduzioni che precedentemente erano state negate. Il caso classico è quello, ad esempio, della pertinenza dell’abitazione principale per la quale viene richiesto il pagamento dell’IMU.

Effetti dell’autotutela: cosa accade all’atto illegittimo?

Quando si presenta un’istanza di autotutela quali sono i possibili effetti che si possono ottenere? L’ufficio al quale si presenta il documento dovrebbe rispondere comunicando la propria decisione (accoglimento o rigetto dell’istanza) al contribuente. Questo, però, non sempre avviene e può accadere che il contribuente non riceva risposta dall’Ente. In questo caso non vige la formula del silenzio assenso e, quindi, non può essere considerata accolta l’istanza in caso l’ufficio non fornisca una risposta.

Per essere considerato non più valido l’atto deve avere un espresso annullamento in assenza del quale mantiene la sua validità.

Come si conclude l’ autotutela? La conclusione dell’istanza porta a un atto autonomo che può essere eliminatorio, rispetto al precedente, o sostitutivo. L’atto eliminatorio, favorevole al contribuente, porta all’annullamento totale o parziale di quello illegittimo oppure portare a una rinuncia da parte dell’Ente che decide, di conseguenza, di non procedere con la riscossione nei confronti del contribuente. Con l’annullamento o la rinuncia l’onere richiesto al contribuente decade (parzialmente in caso di annullamento parziale).

Se, invece, l’esito è sfavorevole e l’istanza viene rigettata, si provvederà all’emissione di un nuovo atto a integrazione o convalida del precedente.



Di Patrizia Del Pidio

note

[1] art. 2-quater del D.L. n. 564/94 e D.M. 11 febbraio 1997 n. 37


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube