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5 tipi di molestie sessuali che probabilmente non conosci

11 Giugno 2022 | Autore:
5 tipi di molestie sessuali che probabilmente non conosci

Bacio sulla guancia, visita medica, chat, rapporti coniugali e corteggiamento: quando c’è il reato di violenza sessuale?

Le molestie sessuali sono un reato molto grave, che la legge punisce con pene severissime. Ciò che non tutti sanno è che questo crimine si può commettere anche senza avere un rapporto completo. Ad esempio, “rubare” un bacio a una donna è una violenza in piena regola, anche se il colpevole pensava solo di fare una goliardata. Con questo articolo vedremo 5 tipi di molestie sessuali che probabilmente non conosci.

Sin da subito va fatta chiarezza: in Italia, non esiste il reato di molestie sessuali, ma quello di violenza sessuale. Le molestie a sfondo sessuale, dunque, sono una violenza a tutti gli effetti. Altra cosa, invece, è la molestia che consiste solamente nel disturbare una persona per telefono oppure mentre si trova in un luogo pubblico. Se l’argomento ti interessa, prosegui nella lettura: vedremo insieme quali sono le molestie sessuali che probabilmente non conosci.

Quando c’è violenza sessuale?

Come anticipato, le cosiddette molestie sessuali sono punite a titolo di violenza sessuale (art. 609-bis cod. pen.). Per la legge, dunque, molestie sessuali e violenza sono la stessa cosa.

Per aversi il reato di violenza non occorre necessariamente costringere la vittima a subire un rapporto sessuale: è sufficiente il compimento di un qualsiasi atto che coinvolga una delle zone erogene, come ad esempio le cosce, le labbra, il collo, il seno, il sedere.

Insomma: il palpeggiamento, per la legge, è violenza sessuale, così come lo è la cosiddetta “mano morta” che sfiora solamente una zona erogena, come i glutei o le cosce.

Elencando i 5 tipi di molestie sessuali che probabilmente non conosci, vedremo che può aversi violenza anche quando a essere coinvolte non sono zone erogene, ma la condotta è ugualmente diretta a soddisfare la libido dell’autore. È il caso, ad esempio, del bacio sulla guancia.

Quando c’è molestia?

Diversa dalla violenza è la molestia, che può aversi in presenza di espressioni volgari a sfondo sessuale ovvero di atti di corteggiamento invasivo ed insistito, diversi però dall’abuso (art. 660 cod. pen.).

In genere, la molestia non prevede alcun contatto fisico tra vittima e reo; si pensi ad esempio alla cameriera di un bar continuamente infastidita da uno spasimante.

La differenza tra violenza sessuale e molestia è netta: basti solo pensare che la violenza è punita con la reclusione fino a dodici anni, mentre per le molestie è previsto solamente l’arresto fino a sei mesi.

Bacio sulla guancia: è molestia sessuale?

Secondo la giurisprudenza, anche un bacio sulla guancia può essere una violenza, se ciò viola la libertà della vittima.

Ad esempio, la Cassazione [1] ha stabilito che il bacio sulla guancia, se accompagnato da complimenti, integra il reato di violenza sessuale.

Per i giudici, è corretta la qualificazione del bacio sulla guancia in termini di violenza, tenendo presenti le modalità repentine e subdole del gesto e i complimenti rivolti alla donna.

Questo contesto è stato ritenuto idoneo per giustificare una lettura tutt’altro che innocente dell’azione compiuta dall’uomo.

Secondo altra sentenza [2], va condannato per atti sessuali l’uomo che accompagna il bacio sulla guancia con una condotta inequivocabilmente diretta a trarre un piacere sessuale, a fronte del mancato gradimento della ragazza.

In pratica, per i giudici non è tanto il bacio sulla guancia a configurare reato, quanto l’intero contesto in cui il contatto corporeo è avvenuto.

Secondo la Corte di Cassazione, «il bacio sulla guancia, in quanto atto non direttamente indirizzato a zone chiaramente definibili come erogene, configura violenza sessuale, nella forma consumata e non tentata, allorquando, in base ad una valutazione complessiva della condotta che tenga conto del contesto ambientale e sociale in cui l’azione è stata realizzata, del rapporto intercorrente tra i soggetti coinvolti e di ogni altro dato fattuale, possa ritenersi che abbia inciso sulla libertà sessuale della vittima».

Visita medica: quando c’è molestia sessuale?

È possibile che un medico, per svolgere il suo compito, debba toccare le zone erogene di una persona; si pensi ad esempio al ginecologo o all’urologo. In questi casi, non c’è alcun tipo di violenza o di molestia, in quanto il paziente si sottopone volontariamente ai toccamenti.

Secondo la Cassazione [3], a meno che non ce ne sia un’urgente necessità, commette il reato di violenza sessuale il medico che, senza il consenso espresso, tocca le parti intime del proprio paziente.

Ad esempio, commette reato l’ortopedico che, durante una visita, tocca il seno della donna senza alcuna ragione ricollegabile alla propria attività di diagnosi. Si tratterebbe a tutti gli effetti di un palpeggiamento, punito per legge.

Chat e messaggi: quando c’è violenza sessuale?

Eccezionalmente, una violenza sessuale può essere compiuta anche a distanza, senza alcun contatto fisico tra vittima e colpevole. È ciò che accade quando si costringe una donna a farsi dei selfie erotici e poi a inviarli.

Secondo la Cassazione [4], commette il reato di violenza sessuale l’uomo che, dietro la minaccia di pubblicare alcune foto compromettenti, costringe la donna a inviargli autoscatti erotici.

Per i giudici, anche in assenza di contatto fisico si configura comunque una violenza, visto che la vittima è costretta a compiere degli atti che riguardano la sfera sessuale e che non avrebbe realizzato se fosse stata libera di scegliere.

Avere rapporti con la propria moglie: quando c’è reato?

Il consenso ad avere rapporti sessuali deve essere assolutamente libero e spontaneo; commette dunque reato il marito che si unisce alla moglie, la quale acconsente solo per timore di future ripercussioni oppure per via dello stato di costante paura in cui vive a causa dei maltrattamenti subiti.

Secondo la Cassazione [5], dunque, c’è violenza sessuale se la donna si sente costretta ad avere rapporti col marito, sapendo che, se li negasse, subirebbe delle conseguenze.

Corteggiamento: quando è reato?

Come già ricordato in precedenza, il corteggiamento sgradito, insistente e fatto di lusinghe a sfondo sessuale può costituire il reato di molestie. Nei casi più gravi, la stessa condotta può integrare perfino il più grave delitto di stalking.

Secondo la Corte di Cassazione [6], è configurabile lo stalking nel caso in cui la vittima, per le ripetute molestie subite mediante continui approcci di natura allusiva alla sfera sessuale, ispirati da una logica di assillante corteggiamento avvenuti sul luogo di lavoro, manifesti un perdurante e grave stato di ansia e sia costretta a modificare le proprie abitudini di vita.

Stalking, molestie e violenza: differenze

Da quanto appena detto si evince la netta differenza, in caso di approcci indesiderati, tra i reati di stalking, molestie e violenza sessuale:

  • il corteggiamento insistente è stalking se, oltre che ripetuto nel tempo, provoca conseguenze concrete nella vita della vittima, come ad esempio un forte stato di ansia;
  • scatta il reato di molestie se la condotta del reo avviene in un luogo pubblico o aperto al pubblico, oppure per telefono, senza che ci sia bisogno dell’abitualità dell’azione o delle ripercussioni per la vittima;
  • la violenza sessuale presuppone invece il compimento di un atto sessuale, oppure il tentativo di imporne uno.

note

[1] Cass., sent. n. 6158 del 17 febbraio 2021.

[2] Cass., sent. n. 30270 del 3 agosto 2021.

[3] Cass., sent. n. 18864/2019.

[4] Cass., sent. n. 25266 dell’8 settembre 2020.

[5] Cass., sent. n. 17676/2019.

[6] Cass., sent. n. 27909 del 19 luglio 2021.

Autore immagine: canva.com/


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