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Rimborso spese legali agli imputati assolti: come funziona

24 Gennaio 2022 | Autore:
Rimborso spese legali agli imputati assolti: come funziona

Chi e come può farsi restituire dallo Stato i soldi pagati all’avvocato difensore nel processo penale che si è concluso con un proscioglimento pieno dalle accuse.

Dal 2022, gli imputati assolti hanno diritto al rimborso delle spese legali sostenute per difendersi nel processo penale. Non basta, però, il semplice fatto di non aver riportato una condanna, come chi se l’è cavata con la prescrizione: occorre molto di più. Le condizioni per ottenere il rimborso sono precise e stringenti: lo Stato restituisce i soldi pagati all’avvocato solo se l’assoluzione è avvenuta con formula piena ed è diventata definitiva. Inoltre, deve trattarsi di spese effettivamente sostenute, quindi deve esserci la parcella rilasciata dall’avvocato con quietanza di avvenuto pagamento, che deve essere avvenuto con bonifico bancario e non in altre forme.

La previsione del rimborso spese legali agli imputati assolti era già contenuta nella scorsa legge di Bilancio [1], quella valevole dal 2021, ma c’è voluto più di un anno per emanare il decreto ministeriale attuativo che stabilisce le condizioni per accedere al Fondo. Adesso, la previsione è stata attuata dal ministero della Giustizia e il Decreto è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale [2]: così, dal 1° marzo 2022, è possibile presentare – esclusivamente per via telematica – le istanze per gli imputati che sono stati definitivamente assolti dal 1° gennaio 2021 in poi.

Rimborso spese legali processo penale: a chi spetta?

Il rimborso delle spese legali spetta agli imputati assolti con formula piena, con una sentenza pronunciata ai sensi dell’art. 530 del Codice di procedura penale, e quando il provvedimento è divenuto definitivo, cioè quando la sentenza è diventata irrevocabile ed è, pertanto, passata in giudicato.

In dettaglio, le formule assolutorie indicate nel dispositivo della sentenza penale e che danno diritto al rimborso sono le seguenti:

  • perché il fatto non sussiste;
  • per non aver commesso il fatto;
  • perché il fatto non costituisce reato;
  • perché il fatto non è previsto dalla legge come reato (salvo il caso di depenalizzazione del reato).

Rimborso spese legali: chi non ne ha diritto?

Non c’è diritto al rimborso, invece, quando:

  • l’imputato ha ottenuto un’assoluzione parziale (cioè riferita solo ad alcuni capi di imputazione, mentre per gli altri c’è stata condanna);
  • il reato è stato dichiarato estinto per prescrizione o per amnistia;
  • il reato è stato depenalizzato (ad esempio, come è avvenuto per l’ingiuria o il danneggiamento semplice).

Inoltre, il rimborso delle spese legali può essere chiesto solo se le spese sono state effettivamente sostenute e rimaste a carico dell’imputato, e perciò non spetta se l’imputato assolto:

  • ha beneficiato del patrocinio a spese dello Stato (il cosiddetto “gratuito patrocinio“);
  • ha ottenuto la condanna del querelante alla rifusione delle spese di lite [3];
  • ha diritto al rimborso delle spese legali dall’Ente da cui dipende.

Va precisato che il rimborso è previsto per le sentenze divenute irrevocabili dal 1° gennaio 2021 in poi; quindi, chi era stato definitivamente assolto in precedenza non potrà ottenerlo.

Rimborso spese legali: a quanto ammonta?

Il rimborso copre l’ammontare effettivo delle spese legali sostenute dall’imputato nel procedimento penale che si è definitivamente concluso con l’esito favorevole che abbiamo descritto al paragrafo precedente. C’è però un limite massimo di importo riconosciuto a rimborso: il tetto è pari a 10.500 euro per ciascun procedimento penale. C’è da dire, però, che il Governo ha stanziato risorse piuttosto limitate: il Fondo è pari ad appena 8 milioni di euro per l’anno in corso, e quindi potrebbe non essere sufficiente a coprire tutte le richieste (gli imputati assolti sono circa 100mila all’anno).

Le domande degli imputati definitivamente assolti vengono soddisfatte «nei limiti delle risorse assegnate» [4], dunque fino ad esaurimento, salvo stanziamenti integrativi. Perciò, i rimborsi erogati potrebbero essere di importo molto più basso rispetto alle spese legali sostenute, o potrebbero addirittura essere esclusi in parecchi casi. La legge, per evitare sperequazioni, attribuisce rilievo al numero di gradi di giudizio cui l’assolto è stato sottoposto e alla durata del processo, e il decreto ministeriale dà precedenza ai rimborsi relativi alle sentenze di assoluzione emesse dalla Corte di Cassazione e ai processi durati complessivamente più di 8 anni.

Il rimborso non concorre alla formazione del reddito ed è, quindi, esentasse. La somma viene rimborsata, previa domanda dell’interessato, non in un’unica soluzione, ma in tre quote annuali di pari importo, a partire dall’anno successivo a quello in cui la sentenza di assoluzione è divenuta irrevocabile.

Come chiedere il rimborso delle spese del processo

Per ottenere il rimborso delle spese processuali sostenute, l’imputato assolto deve presentare domanda sulla piattaforma telematica del ministero della Giustizia, al quale si accede con le credenziali Spid (Sistema pubblico di identità digitale) di secondo livello.

Nel modulo da compilare online, oltre all’inserimento dei propri dati personali e di quelli relativi al procedimento penale di riferimento, bisogna:

  • indicare la durata del processo (calcolata a partire dalla data del provvedimento di rinvio a giudizio) e della data di irrevocabilità della sentenza penale di assoluzione;
  • attestare che l’importo chiesto a rimborso è stato pagato all’avvocato con bonifico bancario;
  • allegare la fattura rilasciata dall’avvocato, munita del parere di congruità dei compensi emesso dal locale Consiglio dell’Ordine (è la cosiddetta “parcella vistata“) e della quietanza di avvenuto pagamento;
  • allegare copia conforme della sentenza di assoluzione, con l’attestazione di irrevocabilità, rilasciata dalla cancelleria dell’Ufficio giudiziario che l’ha emessa;
  • fornire l’indirizzo di posta elettronica certificata (Pec) o semplice (casella e-mail) sul quale ricevere le eventuali comunicazioni relative all’istanza.

La domanda va presentata, a pena di decadenza, entro il 31 marzo dell’anno successivo a quello in cui la sentenza è divenuta irrevocabile. Solo per le sentenze passate in giudicato nel 2021 il termine è esteso fino al 30 giugno 2022.

Il ministero della Giustizia, dopo aver esaminato e valutato le richieste presentate, approverà l’elenco delle istanze accolte, indicando, per ognuna, l’importo rimborsabile. L’elenco sarà pubblicato nella piattaforma digitale e, dopo 15 giorni, verrà emesso il mandato di pagamento al beneficiario.


note

[1] Art. 1, co. 1015, L. n. 178 del 30.12.2020.

[2] D.M. 20.12.2021, pubbl. in G.U. n.15 del 20.01.2022.

[3] Ai sensi dell’art 427 Cod. proc. pen. o dell’art. 542 Cod. proc. pen.

[4] Art. 1, co. 1015, L. n. 178 del 30.12.2020.


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