Diritto e Fisco | Articoli

Banca responsabile per gli investimenti sbagliati senza l’ordine del cliente

8 Agosto 2014
Banca responsabile per gli investimenti sbagliati senza l’ordine del cliente

Non è necessario dimostrare il nesso causale fra l’operazione e il danno.

Un’ennesima condanna nei confronti delle banche che tentano di disfarsi di “titoli spazzatura” in loro possesso, inserendoli nel “portafogli investimenti” della propria clientela.

Questa volta la sentenza, emessa dalla Cassazione lo scorso 7 agosto [1], ha respinto il ricorso di una banca che aveva perso del denaro sui conti di un consumatore per investimenti sbagliati. In particolare gli ordini erano risultati con firma apocrifa o in bianco.

Il consumatore ha diritto al risarcimento per le operazioni di investimento andate male ed eseguite dalla banca sui suoi risparmi senza un ordine certo. Il cliente che voglia ottenere la restituzione delle somme perse nel cattivo affare non ha l’obbligo di dimostrare il nesso causale fra il danno da lui subito e l’attività sbagliata dell’istituto di credito.

In particolare, secondo la Suprema Corte, sono illecite tutte le operazioni d’investimento eseguite, dall’istituto di credito, sulla base di ordini non conferiti e/o non conosciuti dalla cliente. Pertanto, le perdite patrimoniali prodotte da tali operazioni sono da imputare alla stessa banca, che le ha unilateralmente poste in essere, mediante una valutazione globale del pregiudizio patrimoniale, senza informare il risparmiatore.

Ma non è tutto. In sentenza si chiarisce inoltre che non è necessario che il risparmiatore contesti tempestivamente il danno subito, in quanto è sufficiente la mancata informazione preventiva e conoscenza, da parte sua, delle operazioni della banca operate a suo danno.

Per quanto riguarda gli interessi, essi non possono essere calcolati dalla data dell’illecito sulla sola somma rivalutata perché la somma dovuta – il cui mancato godimento va risarcito – va aumentata gradualmente nell’intervallo di tempo occorso tra la data del sinistro e quella della liquidazione. Ma non solo. Sull’importo liquidato alla data della pronuncia – scrive Piazza Cavour – possono essere riconosciuti gli interessi compensativi, da calcolarsi nella misura degli interessi al tasso legale sulla minor somma che ne avrebbe costituito l’equivalente monetario alla data di insorgenza del credito.


note

[1] Cass. sent. n. 17795 del 7.08.2014.

Autore immagine: 123rf com


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube