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Il coniuge erede non versa il valore locativo della casa

9 Agosto 2014
Il coniuge erede non versa il valore locativo della casa

Un’importante sentenza della Cassazione chiarisce gli aspetti legati ai frutti civili maturati dopo la morte.

In caso di successione ereditaria, per determinare l’ammontare della quota disponibile e delle quote riservate ai legittimari, non si deve tener conto dei frutti civili dei beni maturati dopo la morte del defunto. Lo ha detto la Cassazione con una recente sentenza [1].

Così, per esempio, ai fini del calcolo della quota di cui il defunto poteva disporre [2] non si deve calcolare il valore locativo della casa adibita a residenza familiare e perciò oggetto di diritto di abitazione in favore del coniuge superstite. Ciò perché – scrive la Suprema Corte – la disponibile non comprende i frutti civili maturati dopo la morte.

La cosiddetta “riunione fittizia” dell’asse ereditario (ovvero la “base di calcolo”, comprensiva di quanto il defunto abbia lasciato e di quanto avesse donato in vita, al netto dei debiti) si deve effettuare con riferimento esclusivo ai beni ed ai valori del momento di apertura della successione.

Soltanto in sede di rendiconto, il coerede che abbia avuto il godimento di beni ereditari deve poi corrispondere agli altri eredi i frutti percepiti dopo la morte del “de cuius”.

Secondo il Codice civile [3], infatti, i frutti delle cose soggette a collazione sono dovuti dal giorno in cui si è aperta la successione. Opera, cioè, all’atto della divisione finale, il principio generale secondo cui il comproprietario di un bene fruttifero, che ne abbia goduto per l’intero senza un titolo giustificativo, deve corrispondere agli altri, quale ristoro per la privazione dell’utilizzazione “pro quota” del bene comune, i frutti civili, che ben possono essere individuati, in mancanza di altri criteri di valutazione, nei canoni di locazione percepibili per l’immobile secondo i correnti prezzi di mercato.

Questi frutti, in particolare quelli che si vorrebbero percepiti dal coniuge superstite rimasto nel godimento dell’abitazione familiare, non incidono, per contro, nella determinazione della porzione disponibile: la consistenza della massa, per stabilire il rispetto delle quote di legittima, si ottiene inserendovi il valore capitale della casa in piena proprietà e il diritto di abitazione sulla residenza familiare riservato al coniuge [4] si somma alla quota spettante a questo in proprietà.


note

[1] Cass. sent. n. 15551 dell’8.07.2014.

[2] Art. 556 cod. civ.

[3] Art. 745 cod. civ.

[4] Art. 540 cod. civ.

Autore immagine: 123rf com


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