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Furto venatorio: cos’è?

11 Giugno 2022 | Autore:
Furto venatorio: cos’è?

Qual è la differenza tra furto semplice e aggravato? Cosa succede se si cattura un animale selvatico?

Tutti sanno che rubare è reato. Ci sono però alcuni furti più gravi degli altri; ad esempio, il furto commesso introducendosi in casa altrui è punito in maniera particolarmente severa, mentre pene decisamente minori sono previste per chi si impossessa di una borsa lasciata incustodita dal proprietario. Con questo articolo ci occuperemo di un particolare tipo di furto: vedremo cioè cos’è il furto venatorio.

Sin da subito possiamo dire che il furto venatorio è considerato particolarmente grave dalla legge, tanto da essere equiparato, in quanto a pena, al furto con scasso o a quello con destrezza. Ciò perché l’oggetto del reato è un bene che appartiene allo Stato. Se l’argomento t’interessa e vuoi saperne di più, prosegui nella lettura: vedremo insieme cos’è il furto venatorio.

Furto semplice: cos’è?

La legge distingue il furto in due grandi categorie: il furto semplice e quello aggravato.

Nel furto semplice rientrano tutti quei casi in cui ci si appropria di un bene altrui senza ricorrere a stratagemmi, sotterfugi, violenza, minaccia o ad altre tecniche particolari.

Ad esempio, commette furto semplice chi si appropria del bene altrui (portafogli, borsa, cellulare, ecc.) lasciato incustodito.

Insomma: c’è furto semplice tutte le volte in cui il ladro non adotta nessun inganno particolare per commettere il reato.

Il furto semplice è punibile a querela di parte, nel senso che può essere denunciato alla polizia solamente dalla vittima, entro tre mesi da quando ci si è accorti del fatto.

Il furto semplice è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da 154 a 516 euro.

Furto aggravato: cos’è?

Il furto aggravato è quello commesso in determinate condizioni di tempo o di luogo, oppure avvalendosi di strumenti, tecniche o metodi che facilitino la commissione del reato.

Ad esempio, è furto aggravato quello commesso dal borseggiatore (cosiddetto furto con destrezza), quello dello scassinatore (furto con scasso), nonché il furto di energia elettrica.

Il furto aggravato è procedibile d’ufficio, nel senso che chiunque può sporgere denuncia alla polizia, anche persona diversa dalla vittima, senza limiti di tempo.

Il furto aggravato è punito con la reclusione da due a sei anni e della multa da 927 a 1.500 euro.

Il furto in abitazione e il furto con strappo sono puniti ancora più severamente: la reclusione va da quattro a sette anni.

Furto venatorio: cos’è?

Il furto venatorio è un particolare tipo di furto aggravato. Per la precisione, si tratta di furto commesso ai danni del patrimonio indisponibile dello Stato, rientrando in tale categoria tutti gli animali selvatici.

Il reato scatta ogni volta che ci si impossessa degli animali selvatici senza avere alcuna autorizzazione né una licenza di caccia.

Ad esempio, risponde di furto venatorio chi si dedica all’uccellagione, condotta che consiste nel catturare vivi gli uccelli. Lo stesso accadrebbe se si catturasse un cervo o un lupo. Ecco perché l’attività venatoria può essere esercitata solo previa licenza e soltanto nei tempi e modi indicati dalla legge.

Trattandosi di furto aggravato, il furto venatorio è punito con a la reclusione da due a sei anni e può essere denunciato da chiunque vi assista.

Non commette furto venatorio, invece, il cacciatore che, pur munito di regolare licenza, prende per sé un animale selvatico non rispettando le regole per l’attività venatoria, ad esempio andando a caccia in un periodo o in una zona non consentita: in questo caso, si commette sempre reato ma le pene sono di gran lunga minori.

Ad esempio, la legge [1] punisce con l’arresto da due a otto mesi la persona munita di licenza di caccia che abbatte, cattura o detiene mammiferi o uccelli selvatici. Ancora, è punito con l’arresto fino ad un anno o con una semplice ammenda il cacciatore che si dedica all’uccellagione.

Insomma: il furto venatorio è applicabile con riferimento al caso in cui l’apprensione o il semplice abbattimento della fauna sia opera di persona non munita di licenza di caccia; al contrario, chi esercita l’attività venatoria irregolarmente, ma pur sempre essendo titolare di una licenza, commette un tipo di furto decisamente meno grave [2]. Facciamo un esempio.

Francesco, pur non avendo alcuna licenza, accompagna Matteo a caccia. Se dovessero catturare degli uccelli, a Francesco verrebbe contestato il furto venatorio, mentre a Matteo un reato minore.

Animali selvatici: quali sono?

Il furto venatorio è il furto di animali selvatici. Ma quali sono questi animali? È la legge a stabilirlo.

In linea di massima, sono selvatici “le specie di mammiferi e di uccelli dei quali esistono popolazioni viventi stabilmente o temporaneamente in stato di naturale libertà nel territorio nazionale”.

Ad esempio, sono animali selvatici: i lupi, gli orsi, le martore, le puzzole, le lontre, i cervi, i pellicani, i cigni, le gru, i picchi.

Catturare uno di questi animali costituirebbe dunque un furto venatorio, se la persona che se ne impossessa è priva di licenza di caccia.


note

[1] Art. 30, l. n. 157 dell’11 febbraio 1992.

[2] Cass., sent. n. 34352 del 27/5/2004.

Autore immagine: pixabay.com


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