Cambiano gli studi di settore: controlli non più per tutti

10 Agosto 2014
Cambiano gli studi di settore: controlli non più per tutti

Gerico: i controlli aumenteranno, ma la platea dei contribuenti soggetti agli indicatori di coerenza sarà più limitata; le indagini saranno più selettive e precise.

Il sostanziale fallimento degli studi di settore e il fatto che il gettito recuperato attraverso la loro applicazione sia di gran lunga inferiore rispetto alle aspettative del Fisco ha suggerito il Governo di rivedere la normativa in materia. È in atto, infatti, una ristrutturazione approfondita, che potrebbe portare a uno stravolgimento delle indagini fiscali sui contribuenti professionisti e imprenditori.

Gli obiettivi della riforma sono sostanzialmente tre:

1. cambiare le modalità di utilizzo degli studi di settore in fase di accertamento;

2. ridurre il numero di contribuenti che dovranno fare tutti gli anni i conti con “Gerico”;

3. utilizzare gli studi non tanto come strumento per effettuare controlli diretti, quanto piuttosto come un mezzo di selezione dei contribuenti da controllare.

Insomma: una platea più limitata di destinatari, ma controlli più precisi e mirati, in modo da stanare i dati infedeli e taroccati delle dichiarazioni dei redditi. Così gli studi di settore, per come li conosciamo noi oggi, potrebbero a breve non esistere più.

Già nella delega fiscale il Governo parla della necessità di elaborare, per l’anno di imposta 2014, nuovi indicatori di coerenza e di normalità economica.

La stessa Agenzia delle Entrate, in una circolare dello scorso 6 agosto [1], aveva suggerito di utilizzare gli studi come strumento di selezione per ulteriori attività di controllo piuttosto che come strumento accertativo diretto.

Sempre dalla delega fiscale potrebbero arrivare sostanziali novità volte a cancellare dal sistema tributario i regimi dei forfettini, forfettoni, minimi e under 35.

Il monitoraggio sarà probabilmente reso più efficace grazie alla sempre più intransigente richiesta di tracciabilità dei pagamenti e dalla fatturazione elettronica.


Per i soggetti più piccoli (sia imprese che autonomi) si punta a un aggiornamento degli studi di settore in vista di una ripresa economica che consenta di cogliere i reali risultati degli operatori.
L’obiettivo è arrivare a una maggiore selettività per fare leva sulla compliance e quindi sull’aumento di ricavi e compensi dichiarati al Fisco. A questo si affianca anche il regime premiale che garantisce ai soggetti virtuosi uno scudo dagli accertamenti “facili”.

note

[1] Ag. Entrate, circolare n. 25/E/2014 del 6.08.2014.

Autore immagine: 123rf com


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