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Opposizione all’asta giudiziaria

13 Giugno 2022 | Autore:
Opposizione all’asta giudiziaria

È possibile bloccare il pignoramento della casa ed impedire la vendita? Quali motivi si possono allegare? Entro quando bisogna farla?

Se una casa viene pignorata e sta per essere messa all’asta, non è detto che la vendita debba avvenire a tutti i costi ed in modo inevitabile: è possibile presentare opposizione all’asta giudiziaria, ovviamente a determinate condizioni ed entro certi termini. In questo modo, si può evitare di perdere la casa, bloccando non solo la vendita ma addirittura il pignoramento. Di conseguenza, si ottiene un prolungamento della permanenza nell’immobile.

Tuttavia, l’opposizione all’asta giudiziaria non comporta per il creditore la perdita del diritto a recuperare quanto gli è dovuto. Si tratta, piuttosto, del diritto del debitore a pretendere che l’azione esecutiva avvenga in modo regolare e secondo quanto stabilito dalla normativa.

Ecco, allora, i motivi che possono portare a presentare opposizione all’asta giudiziaria e quale procedura deve essere seguita.

Opposizione all’asta giudiziaria: perché può essere presentata?

Com’è facile intuire, i motivi per presentare opposizione all’asta giudiziaria devono essere solidi e ben fondati, gravi ed evidenti. Altrimenti sarà difficile che la richiesta del debitore di bloccare la vendita del suo immobile vada a buon fine. Può trattarsi, ad esempio, della notifica di una cartella esattoriale che è stata iscritta a ruolo ma che non è stata notificata al destinatario, del diritto del creditore che è andato in prescrizione o, ancora, dello scambio di persona: l’esecuzione forzata ha preso di mira un altro debitore.

Ma ci sono altre motivazioni per contestare un’asta giudiziaria e presentare la relativa opposizione. Vediamo quali.

Credito illegittimo per tassi usurari sul mutuo

Può essere fatta opposizione all’asta giudiziaria e al precedente pignoramento quando il debitore si è trovato a pagare dei tassi usurari sul mutuo fondiario. È reato, infatti, promettere interessi o altri vantaggi usurari [1] in cambio di denaro o di altra utilità.

E, senza scomodare il Codice penale, anche dal punto di vista civile si trova un appiglio per l’opposizione all’asta: è da considerare nulla ogni clausola che preveda il pagamento di interessi usurari [2]. Il che significa che non ci sarà alcun debito che si possa basare sull’obbligo di riconoscere al creditore degli interessi non ritenuti legali, sia come interessi corrispettivi sia a titolo di mora. Va ricordato – e lo ha fatto anche la Cassazione – che a tal fine «si intendono usurari gli interessi che superano il limite stabilito dalla legge nel momento in cui essi sono promessi o comunque convenuti, a qualunque titolo, quindi anche a titolo di interessi moratori» [3].

Nel caso in cui si intenda presentare opposizione all’asta giudiziaria, dunque, è consigliabile verificare la presenza di tali interessi, tramite la perizia redatta da un esperto contabile (un commercialista, un ragioniere, ecc.) ed allegarla all’atto di opposizione.

Non solo: se il debitore si rende conto dalla perizia che è stata superata la soglia di usura in modo notevole, egli può denunciare il creditore, il quale potrebbe trovarsi a rispondere del reato di usura.

Esecuzione non fondata su valido atto esecutivo

Se nel caso precedente si parlava di un vizio di sostanza (l’applicazione di tassi usurari), questa volta ci troviamo di fronte ad un vizio di forma che potrebbe motivare l’opposizione all’asta giudiziaria. Si tratta dell’esecuzione non fondata su un titolo esecutivo valido.

Il Codice di procedura civile [4] ritiene validi come titoli esecutivi «gli atti ricevuti da notaio o da altro pubblico ufficiale autorizzato dalla legge a riceverli». Pertanto, affinché l’esecuzione sia fondata su un titolo esecutivo valido occorre che il titolo stesso contenga una descrizione idonea a documentare in maniera autosufficiente l’avvenuta erogazione dell’importo dato come mutuo.

In altre parole: il mutuo non viene ritenuto un titolo esecutivo adeguato se il contratto non dimostra in modo chiaro ed inequivocabile che il mutuatario è entrato nella disponibilità della somma erogata, dato che il finanziamento è subordinato a condizioni e adempimenti a carico del mutuatario stesso. Se il notaio o un altro pubblico ufficiale non certifica l’avvenuto passaggio di denaro dalla banca al cliente, si parla di «mutuo condizionato» che non ha valore di titolo esecutivo.

Dice in proposito la Cassazione [5]: «Al fine di verificare se un contratto di mutuo possa essere utilizzato quale titolo esecutivo, occorre verificare, attraverso l’interpretazione di esso integrata con quanto previsto nell’atto di erogazione e quietanza o di quietanza a saldo ove esistente, se esso contenga pattuizioni volte a trasmettere con immediatezza la disponibilità giuridica della somma mutuata, e che entrambi gli atti, di mutuo e di erogazione, rispettino i requisiti di forma imposti dalla legge».

In conclusione: il creditore non può avviare l’azione esecutiva basandosi su un mutuo condizionato ma deve ottenere prima un decreto ingiuntivo o una sentenza fondata sul finanziamento e solo dopo avviare l’esecuzione forzata.

L’immobile è gravato da un fondo patrimoniale o da altro atto

La legge impedisce ad un creditore di aggredire determinati beni contenuti nel patrimonio di un soggetto e interessati ad atti come un fondo patrimoniale, che permette di separare uno o più beni per destinarli esclusivamente a soddisfare le esigenze della famiglia.

Va chiarito che per «esigenze della famiglia» si intendono quei bisogni che servono al pieno mantenimento e all’armonico sviluppo familiare al potenziamento della capacità lavorativa del nucleo. Restano fuori, dunque, le cosiddette esigenze speculative o quelle indirette.

Ci sono poi altri beni «meritevoli di tutela» che possono essere protetti da un trust o da altri atti segregativi del patrimonio. La giurisprudenza ha ritenuto che se il beneficiario del trust non è il destinatario del pignoramento, l’azione esecutiva deve essere considerata illegittima, dato che il trust in sé non gode di diritti né può essere destinatario di un’esecuzione.

L’immobile è considerato prima casa

La normativa [6] impedisce all’agente della riscossione l’espropriazione di una casa quando si tratta dell’unico immobile del debitore, ad esclusione delle abitazioni di lusso, adibito ad uso abitativo in cui egli ha stabilito la sua residenza anagrafica.

Questo, dunque, diventa motivo per presentare opposizione all’asta giudiziaria ma solo se:

  • il pignoramento è stato avviato o proseguito dall’Agenzia delle Entrate;
  • il debitore non possiede altri immobili;
  • il debitore ha stabilito in quell’immobile la propria residenza anagrafica;
  • l’immobile non rientra nelle categorie di lusso.

Opposizione all’asta giudiziaria: come presentarla?

Per presentare opposizione all’asta giudiziaria è necessario depositare in tribunale:

  • un atto di citazione, nel caso in cui la procedura non sia ancora iniziata;
  • un ricorso, se la procedura di esecuzione è già in corso.

La Cassazione [7] ha stabilito che l’opposizione può essere presentata entro 20 giorni dalla data in cui si viene a conoscenza dell’esecuzione e, comunque, prima che avvenga la vendita. Secondo il Codice di procedura civile, infatti [8], una volta tenuta l’asta giudiziaria non è più possibile presentare opposizione.

Se la richiesta del debitore viene accolta dal giudice, l’asta giudiziaria viene sospesa.


note

[1] Art. 644 cod. pen.

[2] Art. 1815 cod. civ.

[3] Cass. sent. n. 350/2013.

[4] Art. 474 cod. proc. civ.

[5] Cass. sent. n. 17194/2015.

[6] Dl. n. 69/2013 noto come «Decreto del Fare».

[7] Cass. sent. n. 2472/2017.

[8] Art. 617 cod. proc. civ.


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