Diritto e Fisco | Articoli

Istruzioni per difendersi da chi ti chiede un credito

13 Giugno 2022 | Autore:
Istruzioni per difendersi da chi ti chiede un credito

Cosa fare quando il recupero crediti diventa aggressivo? Come reagire ai solleciti di pagamento che arrivano con telefonate, lettere, e-mail o visite a casa?

Quando si acquista un prodotto o si chiede un finanziamento la strada è sempre in discesa; poi, quando si tratta di pagare e rimborsare le rate, le cose si complicano, specialmente se non si eseguono i versamenti programmati entro le scadenze. A quel punto, il sorriso del fornitore con cui avevi concluso il contratto sparisce e i modi diventano duri, sgarbati, a volte anche aggressivi; in qualche caso, addirittura minacciosi. Come comportarsi? In questo articolo ti spiegheremo quali sono le istruzioni per difendersi da chi ti chiede un credito.

Le strategie delle aziende creditrici sono molto diverse. C’è chi usa toni concilianti e prende atto di situazioni di difficoltà, concedendo dilazioni, soprattutto quando il cliente in passato si è dimostrato puntuale e fedele e quindi non si vuole perderlo; ma c’è anche chi cerca di recuperare un credito scaduto facendo la voce grossa e cercando di intimidire il debitore con vari stratagemmi. L’obiettivo è quello di fare pressione psicologica, anche minacciando conseguenze giuridiche in realtà inesistenti, come il carcere, il fallimento o i pignoramenti.

In genere, nei casi di recupero stragiudiziale (quello, cioè, che avviene al di fuori di una causa civile), chi svolge l’attività di recupero crediti incassa una percentuale sul ricavato; c’è quindi un interesse ad ottenere in fretta il pagamento. Questo spinge gli operatori di queste società a pressare i debitori, talvolta con un vero e proprio stalking, per indurli a pagare subito, e così incrementare le proprie commissioni, che sono calcolate sull’entità delle somme recuperate.

Molti debitori che si trovano in questa situazione sono disarmati di fronte alle insistenze – talvolta anche illecite, come ti spiegheremo – e, temendo conseguenze negative a loro carico, cedono e pagano, a volte anche a condizioni inique e con spese di recupero maggiorate. A seguire, le istruzioni per difendersi da chi ti chiede un credito.

Qual è il debito e da dove sorge?

La prima cosa da fare quando si viene contattati da qualsiasi soggetto diverso dal proprio fornitore, come una società di recupero crediti, è apprendere da dove sorge il debito, quando e in che modo è stato contratto e a quanto ammonta. Il credito richiesto in pagamento deve risultare da prove certe e, possibilmente, documentali: fatture già emesse, lettere raccomandate, messaggi di posta elettronica, pratiche di cessioni del quinto dello stipendio. L’esistenza del credito può anche risultare da moduli compilati su Internet o da telefonate registrate per i contratti conclusi a distanza, come la sottoscrizione di un abbonamento alla pay tv.

L’essenziale è che il soggetto che sta sollecitando il pagamento sia in grado di indicare esattamente la fonte dalla quale sorge il credito (ad esempio, un contratto stipulato in una certa data, con tale società e per un determinato oggetto). Il debitore ha diritto a ricevere la documentazione necessaria per verificare tutto ciò; se l’interlocutore mostra remore a fornirla e si dimostra vago, è molto probabile che la richiesta di pagamento sia errata, o comunque infondata.

Da chi proviene la richiesta di pagamento?

Bisogna distinguere nettamente i casi in cui la richiesta di pagamento promana direttamente dal soggetto con il quale era stato concluso il contratto – ad esempio un operatore telefonico, il fornitore di energia elettrica e gas, la propria banca – dal caso in cui il creditore si sia rivolto, per il recupero, ad un soggetto terzo, come una società di recupero crediti. Mentre nel primo caso l’identità del richiedente è chiara (a parte i possibili casi di truffe, specialmente se la richiesta arriva per telefono via e-mail e viene chiesto di comunicare o inserire in risposta i propri dati personali), nel secondo caso chi si presenta deve provare di aver ricevuto l’incarico di recupero dal creditore originario.

L’incarico conferito deve risultare con certezza, da un’apposita dichiarazione in cui la società di recupero si qualifica come cessionaria del credito o come mandataria del creditore. Nel primo caso, il credito è diventato suo, e quindi si potrà trattare con essa per ottenere una riduzione dell’importo dovuto o una dilazione nei termini di pagamento; nel secondo caso, il soggetto agisce come semplice incaricato del recupero da parte del creditore e quindi non ha questi poteri dispositivi.

Anche nelle telefonate è fondamentale capire subito chi è che chiama: bisogna farselo dire dall’interlocutore in modo chiaro, facendosi indicare il nominativo della società che lo ha incaricato e i recapiti di contatto, in modo da capire qual è la sua legittimazione al tentativo di recupero, prima di rispondere a qualsiasi sua domanda.

Quando la richiesta di pagamento è illecita

In base alla normativa sulla privacy, qualsiasi richiesta o sollecito di pagamento di un debito deve essere rivolta a chi lo ha contratto, e non ad altri soggetti, come i familiari, i colleghi di lavoro, i vicini di casa, il portiere dello stabile o l’amministratore del condominio. Qualche agenzia di recupero poco seria usa mandare i propri incaricati al domicilio del debitore: costoro, se non trovano l’interessato, si rivolgono ai soggetti legati a lui da un vincolo di parentela o di prossimità (ad esempio, il genitore di un ragazzo che ha acquistato un’autovettura), spiegandogli che c’è un inadempimento e cercando così di fare pressione indiretta attraverso di loro per ottenere il pagamento.

È evidente la lesione della riservatezza e il discredito sociale che ne consegue, se qualcuno dei soggetti contattati in questo modo viene a conoscenza di un inadempimento di un proprio familiare, collega o amico. Il Garante privacy ha chiarito che sono illecite le «modalità invasive di ricerca» del debitore, come quelle che comportano:

  • la visita al domicilio o sul luogo di lavoro «con comunicazione ingiustificata a soggetti terzi» dell’esistenza del debito e del suo ammontare; quindi, l’incaricato della società di recupero, se non riesce a parlare con il diretto interessato, non può esporre la richiesta di pagamento ad altri;
  • le telefonate preregistrate, ossia su disco e senza un interlocutore reale, perché a queste chiamate potrebbe rispondere un soggetto diverso dal debitore, specialmente se arrivano sull’utenza fissa di casa; così la situazione di inadempienza viene comunicata indebitamente ad altri, e c’è il rischio di ulteriore divulgazione da parte loro;
  • l’invio di missive che recano sulla busta esterna la dicitura “recupero crediti” o frasi simili, in modo da rendere visibile agli estranei l’oggetto della comunicazione, permettendogli di capire di cosa si tratta;
  • l’affissione di avvisi di mora o intimazioni di pagamento sulla porta di casa del debitore: è una modalità indebita perché rende manifesti i suoi dati personali, che diventano conoscibili a chiunque passa lì davanti anche per caso.

Ricorda che l’incaricato di una società di recupero crediti è un soggetto privato, non un pubblico ufficiale, come l’ufficiale giudiziario; perciò, non hai l’obbligo di aprirgli la porta di casa, di rispondere alle sue missive e nemmeno di parlare telefonicamente con lui.

Richieste di pagamento: stratagemmi e falsità

Alcune società di recupero, specialmente nei contatti telefonici o nelle visite dirette, usano sistemi di pressione per convincere l’interlocutore a pagare il debito e a farlo in fretta. In realtà, le motivazioni sono spesso false e vengono addotte come spauracchio. Ad esempio:

  • la minaccia del carcere, che avviene quando si prospetta la possibilità di denuncia per il reato di truffa o insolvenza fraudolenta. In realtà, si tratta quasi sempre di inadempimenti di natura civile, che non comportano nessuna conseguenza penale;
  • la prospettazione del fallimento, che riguarda solo alcune categorie di debitori, come gli imprenditori commerciali con determinate caratteristiche, e non i consumatori privati;
  • il pignoramento di beni immobili, conti correnti, stipendi e pensioni: ciò può avvenire solo a seguito di un provvedimento emesso dal giudice, e non in automatico, perché occorre che il creditore sia munito di un titolo esecutivo; inoltre, prima di subire il pignoramento, il debitore ha diritto di essere preavvisato con l’atto di precetto;
  • l’iscrizione in Crif come “cattivo pagatore”: in realtà, ciò si realizza solo per i debiti insoluti che erano stati contratti verso banche o società finanziarie.

Quando la richiesta di pagamento di un credito diventa reato

Costituisce reato una richiesta di pagamento formulata in modo insistente ed eccedente rispetto alle finalità perseguite, come nel caso di telefonate continue e ripetute più volte nella stessa giornata (anche da parte di operatori diversi della medesima società) o in orari inusuali, come al mattino presto e nella tarda sera, in modo da “sfiancare” la resistenza del debitore.

Questi comportamenti sono illeciti e le pressioni del creditore, o di chi agisce per suo conto, volte a realizzare una coercizione indebita della volontà del debitore possono integrare, a seconda dei casi, i reati di violenza privata, minaccia o molestie: perciò, la vittima può denunciarli (leggi “Quando il recupero crediti diventa stalking”).

Recupero crediti: come difendersi?

Se sei arrivato fin qui con la lettura hai già appreso quali sono le comuni trappole e le strategie più frequenti ed anche illecite che i soggetti incaricati del recupero crediti usano per convincere un debitore a pagare. Ora è il momento di concentrarci sulla somma richiesta, e dunque sul credito azionato. Devi sapere che, nei confronti del soggetto creditore, il debitore può far valere tutte le eccezioni derivanti dal contratto, mentre le società di recupero crediti possono chiedere solo il pagamento di somme che il creditore originario ha garantito essere certe nell’ammontare e già esigibili, come un mutuo bancario scaduto o altre obbligazioni rimaste inadempiute e per le quali vi è stata una lettera di diffida e messa in mora o un decreto ingiuntivo emesso dal giudice.

Se il debitore è in grado di contestare l’entità della somma richiesta in pagamento, o l’esistenza stessa del credito, la società di recupero deve bloccarsi nel momento in cui egli si oppone giudizialmente o attiva una procedura di conciliazione presso le apposite associazioni di tutela dei consumatori o le Autorità competenti in materia, come l’Arbitro bancario e finanziario (Abf) o l’Autorità garante per la concorrenza e il mercato (Agcom) per i contratti al consumo, come quelli con gli operatori telefonici e per le forniture energetiche.

Per combattere ad armi pari con i creditori agguerriti, specialmente se non si è esperti di diritto, è sempre bene rivolgersi ad un avvocato esponendogli le richieste ricevute dalla società di recupero e ogni altro elemento utile a ricostruire la situazione, in modo da individuare le strategie difensive più efficaci: ciò vale ancor più se il recupero è stato affidato ad uno studio legale anziché ad un’agenzia.

Approfondimenti

Per ulteriori informazioni leggi:



Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube