Diritto e Fisco | Articoli

Canone Rai: quando va pagato due volte

17 Settembre 2014
Canone Rai: quando va pagato due volte

Conviventi, studenti universitari, portatori di partita IVA, badanti: tutte le volte in cui la RAI ha ragione.

Non è la Rai a sbagliare (al massimo “ci marcia”), ma è l’imposta che è stata scritta male. Il canone Rai è strutturato in modo che, non poche volte, per lo stesso apparecchio debbano essere corrisposti due o più pagamenti. Ecco allora che alcune pretese inviate dalla Rai con le consuete lettere minatorie ed arroganti, benché apparentemente infondate, sono invece legittime: ma solo perché – lo ribadiamo – è la legge, secondo noi, ad essere sbagliata.

La convivenza

Uno di questi casi è quello della convivenza di fatto, ossia quando due o più persone non costituiscono un nucleo familiare e tuttavia abitano sotto lo stesso tetto. Si pensi al caso di più studenti che dividono le spese dello stesso appartamento o di un ospite stabile in casa altrui o, ancora, di una giovane coppia che, non sposata, ha appena iniziato un percorso di convivenza. In queste ipotesi, tanto il titolare dell’apparecchio quanto l’ospite sono tenuti a corrispondere il canone: e ciò anche se quest’ultimo non ha acquistato alcun apparecchio né ha mai stipulato un contratto per la paytv.

La ragione di tale anomalia è implicita nella natura del canone Rai, imposta dovuta sul “possesso” del bene e non sulla “titolarità”: per cui, se lo stesso televisore è posseduto da più persone, sono tutte tenute a corrispondere l’imposta e il pagamento da parte dell’uno non esclude quello degli altri.

In pratica, nel presupposto impositivo si ritiene incluso non solo il “possesso”, ma anche il “compossesso”. Questo vuol dire che, se il possesso è condiviso da una pluralità di soggetti, tutti i beneficiari dovranno pagare il canone, a meno che essi non costituiscano un unico nucleo familiare (in tale caso, infatti, il canone sarà dovuto una sola volta).

Quindi, nelle ipotesi in cui si viva solo una situazione di convivenza, con stessa residenza nel medesimo appartamento, senza alcuna implicazione di carattere giuridico, il canone è dovuto da tutti gli inquilini. Invece, nel caso di medesimo stato di famiglia, il canone è dovuto una sola volta.

Per evitare tale duplicazione di costi, si dovrebbe riuscire a dimostrare che l’utilizzo del televisore è consentito solo a un soggetto e non all’altro convivente, come nel caso in cui l’apparecchio si trovi in una stanza non accessibile agli altri inquilini. Si pensi, per esempio, a un appartamento diviso tra studenti universitari, di cui ciascuno detiene una camera: in ipotesi di tal genere, il canone Rai dell’eventuale televisore fissato all’interno di una delle camere sarà dovuto solo dallo studente che ne ha preso esclusivo possesso (e magari ne detiene le chiavi).

Qualora, invece, la TV si trovi in cucina o salotto – vani che, di norma, sono condivisi da tutti gli inquilini – il canone sarà dovuto da tutti i co-residenti.

Ovviamente, per evitare una tale spesa, o si cambia residenza, oppure i conviventi rientrano nel medesimo stato di famiglia (in tale ultimo caso il canone da pagare sarà uno soltanto).

In buona sostanza, è il compossesso del medesimo apparecchio che fonda la richiesta di pagamento da parte della Rai. Per cui se è vero che l’imposta va a incidere su ogni nucleo anagrafico, nel caso in cui due nuclei facciano riferimento al medesimo apparecchio essi dovranno pagare due imposte.

Partite IVA e badanti

Sullo stesso principio si fonda la doppia richiesta di pagamento nei confronti di portatori di Partita IVA e badanti.

In particolare, quanto ai soggetti con partita Iva che hanno la medesima ubicazione fisica sia per residenza del nucleo famigliare che per la partita Iva, essi sono tenuti a pagare due imposte. L’alternativa sarebbe quella di fissare la sede legale della ditta in un luogo diverso dall’abitazione.

Stesso discorso – con doppio pagamento – anche per la badante che ha la residenza anagrafica e l’abitazione presso le persone dove presta la propria opera. Anche quest’ultima sarà tenuta a pagare il canone sull’apparecchio di proprietà del datore di lavoro!

La norma e’ chiara, e la Rai ha ragione! Il problema è, per l’appunto, la norma!

note

Autore immagine: 123rf com


3 Commenti

  1. …non sono un operatore del diritto, ma a me sembra che possesso e compossesso siano due fattispecie giuridicamente diverse, per cui la pretesa RAI di due o più canoni non sia affatto legittima.

  2. Da mero studente di giurisprudenza, non mi sembra che il ragionamento possa giustificare il pagamento del doppio canone rai.

    Se è vero che la norma si paga sul possesso ex art 1140 c.c., basterebbe allora dimostrare che gli altri conviventi non sono in situazione di compossesso, ma di mera detenzione.
    È vero che il possesso si presume ex art 1141 c.c. , ma non si presume la situazione di compossesso, la quale a monte dovrebbe prevedere una situazione di comunione sul televisore. (Essendo questa l’esercizio di fatto del diritto di proprietà in comunione)

    La detenzione degli altri conviventi invece sarebbe facilmente dimostrabile. Innanzitutto allegando il titolo da cui risulta il diritto di proprietà del televisore di cui, normalmente, è titolare uno solo dei soggetti conviventi ; ma anche a fronte del 1 comma dell’ art 1141, secondo cui il proprietario del bene continua ad essere possessore anche se esercita sullo stesso un possesso mediato: non necessariamente quindi la comune utilizzazione del televisore, simultanea e non, pregiudica la possibilità che vi sia un solo possessore.

    Il problema se mai può porsi in caso di matrimonio con regime di comunione di beni, dal momento che un televisore difficilmente potrebbe essere configurabile come bene di uso strettamente personale

  3. Mi spiace ma la legge è scritta benissimo, basta leggerla e non affidarsi a interpretazioni di terzi.
    Ecco il testo dell’articolo 1 R. D. 246 del 1938 aggiornato al 2015:

    “Chiunque detenga uno o più apparecchi atti od adattabili alla ricezione delle radioaudizioni è obbligato al pagamento del canone di abbonamento, giusta le norme di cui al presente decreto.”

    Ora se fosse il possesso a determinare il pagamento del canone la legge non potrebbe disporre l’obbligo di pagamento anche per chi ha l’apparecchio chiuso in uno scatolone e posto a deposito (il che è condizione che determina il permanere della proprietà ma la perdita del possesso), parimenti non potrebbe imporre il pagamento del doppio canone per le case vacanza per il medesimo principio perché la proprietà persiste ma non il possesso.
    Mentre è la proprietà a determinare l’obbligo di pagamento del canone perché “detenere” è sinonimo di “possedere”.
    Inoltre è assolutamente illecito imporre a due conviventi il pagamento del doppio canone perché la convivenza è asseverata al matrimonio per legge anche senza denuncia formale nel comune di residenza (anche se tale denuncia è perentoria ed obbligatoria).
    Quindi se per i conviventi si applicano molti degli obblighi che sussistono per coloro che sono sposati (non tutti i diritti derivanti dal matrimonio si applicano alla convivenza ma molti doveri si, quali il mantenimento) ne consegue che la convivenza è a tutti gli effetti asseverata al matrimonio, quindi non si possono applicare doppie tasse.
    L’ipotesi giuridica della doppia tassazione su un medesimo bene è talmente grottesca che lascia senza fiato vederla legittimare su un sito che vorrebbe trattare di diritto.

Rispondi a Mondino Casimiro Annulla risposta

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube