Locazione: in caso di morosità del canone il Fondo sostiene gli incolpevoli

11 Agosto 2014
Locazione: in caso di morosità del canone il Fondo sostiene gli incolpevoli

Come si accede al Fondo, requisiti e condizioni: per le famiglie in difficoltà con il pagamento del canone, l’accesso al Fondo è riservato a chi ha un contratto registrato da un anno e ha già ricevuto la convalida dello sfratto.

 

Entra in piena operatività il fondo per la morosità incolpevole [1]. I contributi erogati potranno dare una boccata di ossigeno a un certo numero di famiglie che non riuscendo più a pagare l’affitto sono state sfrattate o sono sul punto di esserlo.

Con il decreto del ministro dei Trasporti e delle infrastrutture del 14 maggio 2014, sono state definite le modalità per la gestione del fondo, e possono essere trasferiti alle Regioni i 20 milioni di euro stanziati per il 2014 (altrettanti per il 2015).

Quest’anno, con il decreto legge sulla “casa” [2], contenente misure urgenti per l’emergenza abitativa, il fondo è stato robustamente rinforzato, sul versante finanziario. La sua operatività viene estesa fino al 2020, con una dotazione complessiva di oltre 200 milioni di euro, concentrati soprattutto tra il 2016 e il 2019. È stato incrementato anche lo stanziamento per il 2014, con l’aggiunta di 15,73 milioni di euro. Ma il decreto ministeriale che, ora, detta le regole per il funzionamento del fondo, ripartisce solo i 20 milioni stanziati con il decreto legge del 2013 [1]: il nuovo stanziamento non viene citato. Per ripartirlo occorrerà, evidentemente, attendere un nuovo decreto ministeriale, data per scontata la copertura dello stanziamento aggiuntivo.

 

Il perimetro

Sono privilegiate le Regioni che hanno già in essere politiche di sostegno alle famiglie in difficoltà nel pagamento dei canoni: attualmente sono sette (si veda articolo a fianco).

Potranno beneficiare del contributo gli inquilini che non dispongono più di un reddito sufficiente per pagare i canoni per le seguenti ragioni:

1. perché loro stessi o un proprio familiare hanno perduto il lavoro o sono stati messi in cassa integrazione,

2. oppure perché, non per loro scelta, hanno avuto una riduzione dell’orario di lavoro o non è stato rinnovato il contratto a termine.

3. La definizione di morosità incolpevole del decreto include i lavoratori autonomi e i professionisti costretti a cessare l’attività a causa della crisi.

4. Anche la morte o la grave malattia di un componente che lavora o la necessità di far fronte a spese mediche rilevanti possono ridurre il reddito di una famiglia: situazioni che costituiscono un requisito per richiedere il contributo.

I requisiti

Si possono ottenere fino a 8mila euro. Devono ricorrere, però, anche altre condizioni.

L’importo dell’Ise (indicatore della situazione economica) non deve superare i 35mila euro. In alternativa l’Isee (che è l’Ise corretto per tenere conto della dimensione e dello stato della famiglia) non deve superare i 25mila euro, se “derivante da regolare attività lavorativa”, si legge nel decreto.

È, quest’ultima, una condizione da interpretare: riguarda i redditi dei soli lavoratori dipendenti, oppure – come suggerisce il dato letterale – anche quelli dei lavoratori autonomi? Tra gli altri criteri per l’accesso al contributo, il decreto richiede che il beneficiario abbia ricevuto l’intimazione di sfratto per morosità e la relativa citazione per la convalida; inoltre, deve essere cittadino italiano o di un Paese Ue oppure avere un permesso di soggiorno (se non Ue) e aver sottoscritto e registrato un contratto di affitto per un’abitazione che non sia una villa, un castello, storica o signorile (categorie catastali A/1, A/8 e A/9).

Nel caso, probabile in alcune realtà, di fondi insufficienti, i contributi vanno concessi prioritariamente alle famiglie dove è presente un anziano con più di 70 anni o una persona con invalidità almeno al 74% o in carico ai servizi sociali.

Il decreto elenca anche altre priorità: hanno la precedenza gli inquilini sfrattati che sottoscrivono con il proprietario dell’alloggio un nuovo contratto a canone concordato, oppure che acquisiscono la sua disponibilità a differire l’esecuzione del provvedimento di rilascio dell’immobile; preferiti anche quelli in difficoltà a versare il deposito cauzionale per un nuovo contratto.

Per sette Regioni bonus extra

In Piemonte, Lombardia, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Marche e Campania le regole stabilite, con il Dm Infrastrutture per la gestione dei contributi del fondo per i morosi incolpevoli, si intrecceranno con quelle che ognuna di queste regioni si è già data per aiutare le famiglie che non riescono più a pagare l’affitto a causa della crisi economica e occupazionale.

Sono premiate le Regioni che avevano già approvato norme in favore degli sfrattati o per prevenire gli sfratti alla data del 28 ottobre dello scorso anno, momento dell’entrata in vigore della legge che ha istituito il fondo.

Infatti, da sole queste Regioni si dividono un «premio» pari al 30% dei 20 milioni di euro di cui è dotato il fondo per il 2014, ma con tutte le altre partecipano anche alla suddivisione del restante 70 per cento.

La ripartizione avviene sempre in base al peso della Regione sul numero di provvedimenti di sfratti per morosità.

Nella gestione dei fondi statali queste sette Regioni, al pari delle altre, devono attenersi ai criteri di selezione dei beneficiari e alle altre modalità operative contenute nel decreto ministeriale (si veda l’altro articolo nella pagina). Per alcune l’operazione di adattamento è agevole, ed anzi si può dire che proprio l’impostazione locale abbia costituto un buon quadro di riferimento per le regole statali.

Molti punti di coincidenza possono essere trovati tra il decreto e la Toscana. In questa Regione tra le altre motivazioni della riduzione del reddito familiare che giustificano la concessione del contributo sono elencate anche la separazione tra coniugi, l’allontanamento o la detenzione di un componente del nucleo familiare.

La Toscana non limita la possibilità di richiedere il contributo a chi abita nei Comuni classificati ad alta tensione abitativa. Rispetto a quanto prevede il decreto, le regole della Regione sono più restrittive con riferimento alla condizione economica dei potenziali beneficiari, soprattutto perché richiedono il rispetto di limiti sia per l’Ise (35mila euro) sia per l’Isee (20mila euro).

Ogni regione, presenta proprie peculiarità. Il contributo massimo previsto dalla Lombardia è di 1.500 euro e viene erogato direttamente al proprietario dell’abitazione, a fronte dell’impegno a non aumentare il canone e a non sfrattare l’inquilino almeno per i mesi corrispondenti ai canoni coperti dalla cifra ricevuta.

Il sostegno ai morosi incolpevoli dell’Emilia Romagna è gestito a livello territoriale, con la partecipazione anche delle prefetture e dei tribunali. Finanziariamente concorrono anche alcune fondazioni bancarie, che con la Regione partecipano ad un fondo che può garantire i crediti concessi dalle banche agli inquilini per trovare un accordo con i proprietari per la sospensione degli sfratti oppure contributi per il pagamento dei canoni arretrati.

Il Piemonte privilegia i morosi incolpevoli assegnatari degli alloggi sociali, la Liguria interviene attraverso le agenzie per la casa.


Le procedure

I soggetti ammessi

Cause di morosità incolpevole possono essere: licenziamento, riduzione dell’orario

di lavoro, messa in cassa integrazione, mancato rinnovo del contratto a termine.

Per autonomi e professionisti la cessazione non volontaria dell’attività.

La misura del disagio

Gli inquilini devono avere uno sfratto per morosità relativo a un’abitazione affittata con un contratto registrato (e non in categoria A/1, A/8 o A/9) e risiedervi da almeno un anno. L’Ise non deve superare i 35mila euro o l’Isee 25mila euro.

Se le risorse non bastano

Precedenza alle famiglie con un componente con più di 70 anni o invalidità di almeno il 74%. Preferiti anche gli inquilini nei cui confronti è stato emesso un provvedimento di rilascio esecutivo per morosità incolpevole che siglano una nuova locazione concordata.

La parola ai Comuni

Le Regioni individuano i Comuni ad alta tensione abitativa ai quali destinare le risorse; possono anche definire linee guida.

I Comuni verificano il possesso da parte dei richiedenti dei requisiti necessari e dialogano con le prefetture per la gestione gli sfratti.

note

[1] Istituito con il DL 31 agosto 2013, n. 102 (legge di conversione 124/2013), co. 6 dell’art. 5.

[2] DL n. 47/2014 convertito con legge 80/2014.

Autore immagine: 123rf com


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