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Articolo 52 Costituzione: spiegazione e commento

25 Gennaio 2022 | Autore:
Articolo 52 Costituzione: spiegazione e commento


Cosa dice e cosa significa l’art. 52 sulla difesa della nazione e sull’obbligo del servizio militare.

La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino.

Il servizio militare è obbligatorio nei limiti e modi stabiliti dalla legge. Il suo adempimento non pregiudica la posizione di lavoro del cittadino, né l’esercizio dei diritti politici.

L’ordinamento delle Forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica.

La difesa della patria è un dovere “sacro”

L’articolo 52 della Costituzione pone un dovere che definisce “sacro”: la difesa della Patria. «Sacro» non certamente in senso religioso, ma laico. Si poteva dire che la difesa della patria è “obbligatoria”, è “doverosa”, è “necessaria”. Ma i padri costituenti preferirono usare il termine più forte e altisonante che conoscevano: quello tipico delle cose divine. Proprio com’era per gli antichi per i quali la patria era divina ed intoccabile, fino a meritare ciò che di più importante ha l’uomo: la vita. E dunque, se è vero che la patria è «sacra», la sua difesa non può che essere un obbligo altrettanto sacro. Lo stesso San Tommaso, nella sua opera “Summa teologica”, afferma che la patria ha diritto ad un senso di sacralità; alla patria si deve la pietas, un sentimento cioè di rispetto, lo stesso che si deve a Dio e ai genitori.

Un’affermazione del genere oggi può sembrare anacronistica e superata, quasi ridicola. Il nostro popolo non perde occasione per criticare lo Stato, offendere le sue istituzioni, insultare l’amministrazione pubblica e i suoi rappresentanti. Divorati da un’insaziabile sete di diritti, libertà e benefici, abbiamo dimenticato che il bene del singolo non può che passare attraverso quello collettivo. Non si può essere felici in un’isola dove tutti stanno male. Eppure, restiamo legati all’idea che il bene della nazione sia in contrapposizione con quello personale. Siamo un popolo individualista. Crediamo nel nazionalismo, non già nel patriottismo. E la differenza è sostanziale. Il primo è la proclamazione della superiorità della propria nazione rispetto alle altre. Il secondo invece consiste nel richiamo al sentimento verso la propria terra, le sue istituzioni, il suo popolo, i suoi simboli. «Patria» deriva infatti dal latino pater, ad indicare la terra dei padri. Quei padri che morirono per garantirci la libertà, la stessa libertà che noi oggi vorremmo di nuovo soffocare in capo a chi esprime un’opinione diversa dalla nostra, ha una visione politica opposta, ha un diverso stile di vita. 

Abbiamo perso quel senso di sacralità della patria, quello spirito di unità di cui i nostri padri costituenti erano pervasi quando scrissero i 139 articoli della Costituzione. Salvo recuperarlo all’occorrenza, in occasione delle partite di calcio. 

La sospensione del servizio militare

Come noto, il servizio militare non è più obbligatorio, ma su base volontaria e professionale. La legge però non lo ha definitivamente «abrogato» bensì soltanto «sospeso». Questa scelta terminologica non è casuale: se infatti è vero che la difesa della Patria è un dovere inderogabile, nessuna legge può sopprimerlo; diversamente dovrebbe essere dichiarata incostituzionale. La leva è quindi un obbligo derogabile, a seconda delle scelte operate dal legislatore, ma non eliminabile radicalmente dal nostro ordinamento (a meno di modificare l’articolo 52 della Costituzione). 

È cambiato dunque il concetto di difesa della Patria: pur restando un valore fondamentale della Repubblica, ha perso l’originaria connotazione militarista, non dovendo per forza esprimersi in una tutela armata del territorio. Del resto, l’articolo 11 della Costituzione afferma che l’Italia ama la pace e ripudia la guerra. In questo senso, la difesa della Patria può assumere forme diverse dall’imbracciare un fucile e sparare: può consistere in attività di solidarietà nei confronti della comunità nazionale come, ad esempio, il servizio civile. 

Del resto, l’articolo 52 va letto alla luce del principio sancito dall’articolo 11: la Patria va certo difesa con le armi, ma solo nel caso in cui venga aggredita o minacciata, e mai per accondiscendere a politiche di conquista di territori, a danno di altri popoli.

L’ordinamento delle forze armate

L’ultima parte dell’articolo 52 può sembrare contraddittoria e di frequente smentita dai fatti. Essa afferma che l’ordinamento delle forze armate si conforma a uno spirito democratico. Ma come è possibile che un’organizzazione gerarchica e piramidale com’è tipicamente quella militare possa essere compatibile con i principi della democrazia? In realtà, tutto ciò che i Padri costituenti volevano dire è che, anche nel rispetto dei gradi dell’esercito, l’organizzazione militare deve prima di tutto tener conto dei diritti fondamentali del cittadino: diritti che non possono mai essere lesi. L’esigenza di specificare tale principio nasce proprio dal fatto che, nelle forze armate, l’organizzazione interna è fondata sul potere riconosciuto ai vertici, un potere però di cui questi non possono abusare, sconfinando nella coercizione. Anche questa istituzione dunque, nonostante il rigore che la deve contraddistinguere, deve restare fedele ai valori della nostra democrazia.  



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