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Pagamenti in contanti sotto 1000 euro, donazioni e assegni: i coniugi in comunione sotto la soglia

12 Agosto 2014
Pagamenti in contanti sotto 1000 euro, donazioni e assegni: i coniugi in comunione sotto la soglia

Le regole sull’uso degli strumenti tracciabili nei pagamenti frazionati, nei rapporti con la banca e con il fisco; la donazione di denaro tra parenti.

Anche le famiglie, quando effettuano acquisti, devono rispettare i limiti fissati per la tracciabilità dei pagamenti. Pena sanzioni pecuniarie analoghe a quelle previste per la negoziazione di assegni oltre soglia. Non si può pagare in contanti un importo pari o superiore a 1.000 euro, a meno che il trasferimento non avvenga tramite banche, istituti di moneta elettronica e Poste italiane. Né possono essere emessi assegni, bancari o circolari, privi di clausola di non trasferibilità, per cifre superiori a questa soglia.

In altre parole, tutti i pagamenti superiori a 999,99 euro devono avvenire con strumenti tracciabili.

Tuttavia detti limiti vanno interpretati. Se è chiaro che è vietato trasferire 1.000 euro tra privati, sono diffusi i casi in cui c’è necessità di farlo. Si immagini il caso della colf che non abbia un conto corrente e abbia uno stipendio di 1.100 euro. Tutti questi casi si risolvono facendo intervenire nel trasferimento un intermediario abilitato a cui chi eroga il denaro ordina di mettere a disposizione del beneficiario la somma in contanti. È la banca che garantisce il passaggio.

Il cliente di una banca può prelevare dal proprio conto qualsivoglia ammontare di denaro in contante (però, se l’operazione appare sospetta, la banca può segnalarla alle autorità). Inoltre, si può detenere un ammontare anche molto superiore a 1.000 euro, ma non si può utilizzarlo per pagare in un’unica soluzione un fornitore.

Anche all’interno dello stesso nucleo familiare si può realizzare il passaggio di denaro contante e anch’esso è vietato, in quanto considerato come effettuato tra soggetti diversi. Il caso tipico è quello della dazione di denaro dal padre al figlio: l’agenzia delle Entrate ha chiarito che la violazione del divieto di utilizzo di contante si configura, ad esempio, se un genitore trasferisce denaro al figlio minorenne e privo di autonoma posizione fiscale, per sostenere le spese di un viaggio di studio. La soglia non rileva, invece, nel rapporto tra coniugi che si trovano in regime di comunione di beni.

Ma i comportamenti – sia in famiglia sia fuori – che possono causare più problemi sono i pagamenti frazionati o rateizzati, anche effettuati versando singole quote sotto la soglia da parte di più soggetti, ma che appaiono tuttavia artificiosamente frazionati.

Il frazionamento è ammesso quando già previsto dalle prassi commerciali in uso oppure in ragione del contatto sottoscritto tra le parti, come nel caso di pattuizione della formula di pagamento a rate. Si pensi all’acquisto di un’autovettura a rate o al pagamento del canone di affitto di importo unitario di 11.000 euro per anno con un pagamento mensile sotto la soglia. In questi casi, il pagamento è ammissibile in contanti anche se la somma totale è superiore a 1.000 euro, a condizione che le singole rate siano inferiori a 1.000 euro.

Per gli affitti di unità abitative, ad eccezione degli alloggi di edilizia residenziale, la legge del 2013 [1] ha imposto di pagare, a prescindere dall’importo, i canoni in forme e modalità tracciabili ad esclusione del contante. Il ministero dell’Economia, con nota del 5 febbraio 2014 [2], ha tuttavia chiarito come si può continuare a corrispondere i canoni di locazione, purché singolarmente di importo inferiore alla soglia dei 1.000 euro, conservando però traccia delle transazioni in contante tra locatore e conduttore e fornendo una prova documentale, come ad esempio una ricevuta dell’avvenuto pagamento.

Assegni: importo libero solo se non sono trasferibili

La garanzia di tracciabilità dei pagamenti interessa anche gli assegni emessi o ricevuti per importi pari o superiori ai 1.000 euro. L’emissione può avvenire senza limiti se sul titolo è indicato il beneficiario ed è presente la clausola di non trasferibilità. Ciò vale anche per assegni circolari, vaglia postali e cambiari. Il rilascio di assegni in forma libera può essere tuttavia richiesto, per iscritto, all’intermediario pagando per ciascun modulo la somma di 1,50 euro a titolo di imposta di bollo.

Anche l’utilizzo dell'”assegno a me medesimo” ha cambiato regole. Si può utilizzare la formula «a me medesimo» solo se la controparte è un intermediario abilitato per versare o per ritirare denaro. Al contrario, non è possibile girarlo a terzi. Quindi gli assegni bancari e postali emessi all’ordine del traente possono essere girati unicamente per l’incasso a una banca o a Poste Italiane.

L’emissione di assegni bancari o postali, di assegni circolari e di vaglia postali e cambiari oltre soglia senza clausola di non trasferibilità determina l’applicazione di una sanzione che va dall’1% al 40% dell’importo trasferito con l’assegno, con un minimo di 3.000 euro. Se gli importi trasferiti sono superiori a 50.000 euro, la sanzione minima è aumentata di cinque volte e quindi dal 5% al 40% dell’importo trasferito, sempre con un minimo di 3.000 euro.

La sanzione colpisce non solo l’autore dell’illecito. Sono infatti puniti sia il traente che ha emesso il titolo privo dei requisiti obbligatori sia il beneficiario della negoziazione.

La spesa può entrare nei controlli da redditometro

Gli acquisti con strumenti tracciabili garantiscono al fisco la possibilità di conoscere la capacità di spesa dei contribuenti. Entro il 30 aprile di ogni anno gli operatori comunicano i dati delle operazioni Iva, non soggette a fatturazione ma certificate con scontrini e ricevute fiscali, di importo pari o superiore a 3.600 euro effettuate attraverso moneta elettronica, cioè carte di credito, di debito o prepagate. Si tratta dello spesometro e cioè della particolare comunicazione contenente non solo i dati anagrafici del contribuente che ha sostenuto l’acquisto, ma anche gli importi complessivi di ogni singola transazione, la data in cui è stata effettuata la transazione oltre, naturalmente, al codice fiscale dell’operatore commerciale presso il quale è avvenuto il pagamento elettronico.

Gli acquisti monitorati con lo spesometro confluiscono nelle informazioni utilizzabili dal fisco nel redditometro, un meccanismo di calcolo matematico-statistico che converte le spese in reddito in base a determinati coefficienti e in relazione a un campione di riferimento che ruota intorno a: composizione familiare, localizzazione territoriale e indici di capacità contributiva. L’accertamento da redditometro si fonda quindi anche sui dati dichiarati dagli operatori con lo spesometro, quindi occorre attenzione a come le spese possono incidere o no a fini accertativi.

Per il redditometro sono state individuate categorie aggregate di beni e servizi, declinate in oltre cento voci di spesa, che fanno riferimento a spese per abitazione, mezzi di trasporto, assicurazioni e contributi, istruzione, attività sportive e ricreative, altre spese significative e investimenti immobiliari e mobiliari netti. L’elaborazione automatica e l’incrocio degli elementi determinano un risultato che può essere o meno di compatibilità reddituale, con l’eventuale relativo grado di scostamento.

Lo scostamento molto elevato (e comunque almeno superiore a 12mila euro) tra reddito dichiarato e spese sostenute determinerà la selezione del contribuente tra coloro che potranno essere oggetto di controlli ordinari approfonditi; di fatto, con tutta probabilità non verrà scelta la via del redditometro, ma il fisco farà subito un controllo diretto. Se lo scostamento è invece di scarsa rilevanza, e quindi inferiore ai 12mila euro, il contribuente non verrà selezionato a fini accertativi.

Frazionamento legittimo se pagano i parenti

Si può acquistare un viaggio di nozze pagando con singoli importi corrisposti da parenti e amici in nome e per conto degli sposi?

Nei viaggi di nozze, di solito l’importo complessivo è ripartito per quote, ciascuna di valore inferiore ai 1.000 euro e acquistabile a titolo di regalo dagli invitati. Sono quindi raccolti singoli importi, ciascuno sotto soglia, da parenti e amici dei nubendi, in nome e per conto degli sposi, a valere per la prenotazione di un pacchetto e/o servizio turistico. L’agenzia viaggi incassa quindi singole dazioni di denaro corrisposte da soggetti diversi. Solo in un successivo momento gli sposi, anche in base alla disponibilità ottenuta al termine della raccolta delle donazioni, sceglieranno e confermeranno il pacchetto/servizio turistico.

L’operazione è legittima e quindi non è artificiosamente frazionata, se per ogni contributo si rilascia al donatore una ricevuta di quietanza per l’importo versato. Il contratto di compravendita e la fattura complessiva di acquisto devono essere intestati agli sposi. L’agenzia viaggi deve inoltre conservare, per cinque anni, copia della quietanza rilasciata a ciascun donatore unitamente alla fattura emessa a nome degli sposi.

 

Contante utilizzabile solo se i conti sono separati

Abbiamo prenotato una cena con amici in un ristorante. La spesa supererà complessivamente, in base al menù, i 1.000 euro. Si può pagare in contanti?

In via generale, il ristoratore dovrebbe ricevere il pagamento con strumenti tracciabili, in quanto si è in presenza di una unica operazione. Altrimenti, per rispettare il limite di 1.000 euro pur pagando in contanti, dovrebbero essere emesse tante distinte ricevute per gruppi di invitati. Quindi, nel caso di una cena conviviale cui partecipa un gruppo di amici, sarebbe opportuno venissero richieste ed emesse tante ricevute quanti sono i pagatori che utilizzano il contante sotto soglia.


note

[1] L. 147/2013

[2] Min. Economia, nota prot. N. 10492 del 5.02.2014.

Autore immagine: 123rf com


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